giovedì 26 gennaio 2012

Psoriasi: per alcuni è proprio un dramma


Quando parliamo di psoriasi, una malattia autoimmune che lascia i segni importanti della propria presenza a livello della pelle in primis, molti sono convinti che tale patologia riguardi intanto sia circoscritta solo alla pelle e che il problema sia soltanto di natura estetica. Le cose vanno ben diversamente, perché se è vero che la psoriasi si manifesta principalmente a livello delle parti più superficiali della cute, a volte determinando vere e proprie devastazioni di vaste aree del corpo, vero è anche che parliamo di una malattia invalidante in alcuni casi, sia pure non frequentemente.


Ma laddove la malattia ha il suo maggiore effetto sulla pelle la situazione si fa davvero drammatica. Intanto cominciamo col dire che la psoriasi riguarda una popolazione che in Italia tocca quota 3 milioni di persone e di questi, almeno 300 mila pazienti sono afflitti dalle forme peggiori con interessamento di aree del corpo molto estese e implicazione di organi e apparati diversi. Insomma, la psoriasi per questo dieci per cento di pazienti ha implicazioni persino drammatiche, al punto che, quando si parla con questi malati, si scopre che quattro su dieci, pensa che la malattia abbia limitato in maniera determinante i progetti di lavoro e della carriera in generale, mentre, almeno 8 persone su dieci, riferisce di avere abbandonato qualsiasi attività sportiva per il disagio che provava una volta spogliatosi dei vestiti e infilate le divise sportive. Così come una persona su tre dichiara di aver subito ripercussioni nella sfera intima e uno su due ammette di non sentirsi più la stessa persona che era prima dell’avvento della patologia.

Nei due sessi, inoltre, la donna risente maggiormente i danni della malattia, come si evince dal Progetto Daniele, uno studio presentato a Roma che valuta l'impatto della psoriasi moderata e grave su lavoro, salute, relazioni sociali e qualità di vita del paziente. Lo studio - promosso da Abbott e dedicato al dermatologo dell'università Sapienza Daniele Innocenzi, scomparso per un incidente nel 2009 - fornisce, per la prima volta, una fotografia della vita reale dei malati, grazie a un'analisi puntuale condotta in 32 centri su quasi 800 pazienti che hanno risposto a un questionario.

"I risultati non sono confortanti – spiega Fabio Ayala, direttore Clinica dermatologica dell'università Federico II di Napoli e coordinatore dello studio - visto che questa malattia, nelle forme moderate e gravi, ha un impatto negativo superiore persino ad alcune forme tumorali e a molte malattie cardiovascolari che comportano un rischio per la vita". Sul lavoro, ad esempio, secondo più di una persona su quattro (il 27%) la patologia ha penalizzato le opportunità di avanzamento professionale e circa il 22% afferma di aver subito penalizzazioni nelle proprie potenzialità di guadagno. Ma anche nella sfera intima e personale "la malattia non fa sconti. E i problemi riguardano sia le grandi cose che i piccoli gesti quotidiani: si pensi che il 68% dei malati si sente condizionato nella scelta degli abiti da indossare, un disagio avvertito in misura maggiore dalle donne".


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