lunedì 27 febbraio 2012

Allergie: dimmi dove vivi e ti dirò quanto rischi più gravi allergie


Se in casa ci sono uno o due figli allergici, si dovrebbe ricercare la spiegazione di questa patologia respiratoria  sempre più diffusa nella collocazione della casa dove si vive. Il motivo? Secondo recentissimi studi, risiedere ad una distanza di almeno 100 metri da una strada di grande traffico, apre le porte alle allergie , col risultato che, probabilmente, tali patologie potrebbero non verificarsi o, per lo meno, accadere in maniera molto meno significativa, se si vive lontani dal traffico veicolare.
A dirlo una
ricerca del ‘Geographical information system and environmental epidemiology: a cross-sectional spatial analysis of the effects of traffic-related air pollution on population respiratory health’ pubblicata sulla rivista scientifica Environmental health e realizzata dall’Unità di epidemiologia ambientale polmonare dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa, insieme con altri due istituti Cnr, l’Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione (Isti-Cnr) di Pisa e l’Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim-Cnr) di Palermo.
“Recenti studi hanno confermato come l’inquinamento di origine veicolare sia un potenziale fattore di rischio”, spiega Sara Maio, ricercatrice dell’Ifc-Cnr di Pisa. “La nostra ricerca in particolare ha analizzato, grazie all’utilizzo del programma Gis (Geographical information system), l’associazione fra la residenza vicino a una strada con alti volumi di traffico ( la Tosco-Romagnola che connette Pisa a Firenze, con circa 14.700 veicoli al giorno) e lo stato di salute respiratoria, indagato attraverso l’uso di questionari e test oggettivi allergometrici e di funzionalità respiratoria”.

Si è osservato insomma, come nei soggetti che vivevano a ridosso di una strada trafficata, si  sviluppassero allergie respiratorie significative, addirittura ci si esponeva al 76% di rischio in più di contrarre alla visita medica sibili persistenti, così come c’era il pericolo, aumentato dell’80% che alla stessa visita si palesassero bronco-pneumopatie cronico ostruttive, spesso aggiunto al rischio, innalzato del 107%, di soffrire di una ridotta funzionalità polmonare, tra i maschi. Mentre nelle donne si evidenzia un rischio significativamente maggiore del 61% di avere dispnea, dell’83% di avere positività ai test allergometrici, del 68% di avere una diagnosi di asma e del 67% di avere attacchi di difficoltà di respiro con sibili.

Le analisi hanno riguardato 2062 soggetti di età media 46 anni per gli uomini e 49 per le donne.

“Sono stati considerati altamente esposti i soggetti che risiedevano entro 100m, rispetto alla strada Tosco-Romagnola, moderatamente esposti i soggetti che risiedevano fra 100 e 250m e non esposti quelli che risiedevano fra 250 e 800m”, afferma Giovanni Viegi, direttore dell’Ibim-Cnr di Palermo.

Dall’analisi dei dati è risultato un trend decrescente nella prevalenza dei sintomi e malattie respiratorie rispetto alla distanza dalla strada.

“Se nei maschi è stata riscontrata una prevalenza di sibili persistenti rispettivamente di 15.2%, 13.6% e 9.7%, di bronco-pneumopatia cronico ostruttiva di 14.4%, 9.7%, 9.2% e di ridotta funzionalità polmonare di 16.8%, 17.5%, 9.6%; nelle donne”, prosegue Viegi, “si è evidenziata una prevalenza di dispnea di 35.4%, 28.3%, 23.9% e di positività ai test allergometrici di 18.6%, 11.7%, 11.8%. Inoltre, nelle femmine, pur non mostrando un trend decrescente, in chi risiede entro 100m dalla strada rispetto a chi risiede fra 250-800m, si evidenzia una prevalenza significativamente più elevata di attacchi di difficoltà di respiro con sibili (9.3% a fronte del 5.8%) e di diagnosi di asma (9.6% contro il 6.3%)”.

“Questo studio conferma come vivere vicino ad una strada trafficata sia associato a problemi cronici respiratori, valutati sia mediante metodi soggettivi (il questionario) sia mediante metodi oggettivi (test allergometrici e di funzionalità respiratoria). E inoltre”, conclude Viegi, “sottolinea il valore aggiunto della stretta collaborazione fra ricercatori con conoscenze in campi scientifici differenti, quali gli epidemiologi e gli esperti di sistema informativo geografico”.

Fonte: Unità di epidemiologia ambientale polmonare dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa, Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione (Isti-Cnr) di Pisa, Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim-Cnr) di Palermo

Nessun commento:

Posta un commento