giovedì 22 marzo 2012

Allattamento: un semplice farmaco antinausea per allattare di più



Il nome di questa classe di farmaci non è destinato a restare facilmente a mente, visto che parliamo di farmaci galattogoghi, ma forse se parliamo di alcune sostanze in grado di favorire la secrezione materna di latte, non saranno poche le neo mamme interessate all’argomento, visto che in epoca moderna si riscontra nelle donne che abbiano da poco partorito, una diminuzione della quantità di latte prodotta per il proprio piccolo.




Fermo il fatto che è scientificamente provato il ruolo primario per il bambino rappresentato dal latte materno, in grado di favorire l’accrescimento, sviluppare al meglio il sistema immunitario e, dunque opporsi alle malattie, addirittura al latte materno viene destinato un ruolo preventivo nello sviluppo del diabete, si trattava di capire a questo punto se la mamma doveva rassegnarsi ad orientarsi verso il latte artificiale

prodotto a livello industriale o se era più corretto optare per quei farmaci, appunto cosiddetti galattagoghi, in grado di stimolare dall’esterno la produzione del nutriente naturale.
Un bel dilemma che ha chiamato in causa la moderna ricerca scientifica alla luce del timore che da sempre ha indotto i medici, in assenza di una letteratura scientifica al riguardo precisa e puntuale, a quel minimo di prudenza verso quei farmaci che in qualche modo intervengono nell’equilibrio fisico della donna in allattamento. Ma oggi parrebbe che il pensiero scientifico si stia orientando verso una riabilitazione di queste sostanze farmacologiche in grado di stimolare la produzione da parte della ghiandola mammaria di latte, ritenute utili per stimolare la produzione dell’alimento in luogo del latte artificiale. La ricerca che avrebbe portato a questa acquisizione è tutta made in Italy e si deve ad uno studio particolareggiato del  Dipartimento di
Scienze Pediatriche medico-chirurgiche e Neuroscienze dello Sviluppo del Policlinico Gemelli e che è stata pubblicata sul Journal of pharmacy and pharmaceutical sciences dall'équipe di Alberto Zuppa, professore associato dell'Università Cattolica di Roma. Addirittura lo studioso avrebbe citato anche delle sostanze del tutto naturali, come avviene con il fieno greco, la silimarina e la galega che, quando gli studi sull’argomento giungeranno a conclusione, potrebbero essere considerate veri e propri rimedi naturali contro la diminuzione della produzione di latte materno.

Intanto l’occasione data dallo studio meneghino è stata utile per far luce sulle cause che intervengono
sull’ipoproduzione di latte, atteso che il parto prima del previsto, alcune patologie insorte in madre e bambino, dovranno essere considerate le prime responsabili della situazione patologica evidenziata. Secondo i ricercatori sono proprio queste le circostanze che dovrebbero indurre il medico pediatra a valutare l’azione di questi farmaci che aumentano la produzione di prolattina, l’ormone della lattazione, da parte della ghiandola endocrina ipofisi.

Oggi fra i farmaci di pronto impiego utilizzati come sostanze galattogoghe si annovera il domperidone, si parla di un procinetico, ovvero, di  una sostanza in grado di modulare la peristalsi intestinale e dunque di intervenire sulla nausea e sul vomito. Proprio il Domperidone (nome commerciale Peridon) detiene come effetto collaterale l'aumento della produzione della prolattina e dunque, si fa ricorso agli effetti avversi del farmaco per risolvere il problema della scarsa lattazione. Anche la metoclopramide (Plasil), detiene lo stesso effetto, ma l’uso non è del tutto scevro da altri e più impegnativi effetti collaterali, come le reazioni extrapiramidali che in certi casi determinano crisi simil epilettiche in chi lo assume e che consiglia il medico a non prescriverlo come farmaco galattagogo. Tuttavia, "nei Paesi in cui il domperidone non è disponibile, come gli Stati Uniti, può essere sostituito dalla metoclopramide, usata in genere come antiemetico", afferma Zuppa. No assoluto, da parte del ricercatore, all’uso dei farmaci neurolettici come la clorpromazina per i possibili effetti a breve e lungo termine sullo sviluppo del sistema nervoso centrale del neonato.

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