mercoledì 28 marzo 2012

Dentifrici: sono sicuri quelli per i bambini?


L’importanza dell’igiene della bocca è tale che si tende quanto mai ad iniziarla il più presto possibile, resta però il fatto che mai come in questi ultimi periodi i bambini sono divenuti il centro nevralgico dell’attenzione da parte dei fabbricanti di dentifrici che per far leva sui piccoli hanno puntato prima sull’aspetto del prodotto, variopinto, differenziato nei colori, con nomi utilizzati di facile presa sui consumatori, per definire il dentifricio e, successivamente, si è quanto mai attenzionata la palatabilità del prodotto, un fatto quest’ultimo essenziale, visto che se proponiamo al bambino un dentifricio sgradevole al gusto, molto difficilmente lo utilizzerà.


Resta il fatto che vista la
grande varietà degli articoli proposti oggi diviene difficile discernere non solo il prodotto migliore, cosa sicuramente non sempre agevole, ma neanche l’eventuale dentifricio che addirittura potrebbe divenire controindicato nei minori a causa di qualche sostanza utilizzata non del tutto consigliata. Visto che gli strumenti a nostra disposizione per operare una cernita adeguata non sono moltissimi, ci viene incontro l’importante Associazione dei Consumatori, Altroconsumo, che s’è presa la briga di indagare a fondo sulle diverse proposte del mercato.

Immediatamente una pecca

Ciò che è balzato
immediatamente all’occhio di Altroconsumo è una pecca tutt’altro che secondaria, ovvero, in nessun dentifricio testato, ovunque proveniente, supermercati, farmacie, parafarmacie, erboristerie, manca una nota importante, ovvero, su un campione di 25 prodotti di marche diverse, non v’è alcuna indicazione riguardo l’uso per fasce di età pediatrica. Non è un dettaglio questo da niente, di fronte anche all’altra evidenza che ci mostra come nessuno dei dentifrici analizzati riportava la quantità esatta di fluoro impiegata, mentre oggi si sa che il bambino fino a sei anni d’età per sviluppare una buona dentizione ha necessità di assumere questa sostanza. Ma di contro non v’è alcuna evidenza che avverta come il bambino di età inferiore ai tre anni, non dovrà utilizzare il dentifricio anche per evitare che lo ingoi.

Ciò che dice Altroconsumo

Ne deriva che secondo Altroconsumo, l’uso del dentifricio in età pediatrica va riservato a quei bambini che abbiano superato i tre anni d’età e per questi, il contenuto di fluoro che è necessario evidenziare nella confezione, non dovrà essere superiore a 500 ppm. Quando il bambino supera i sei/sette anni di età, anche per lui può essere indicato, se lo gradisce, il dentifricio usato dagli adulti.

Qualcuno obietterà che in letteratura medica uno studio di oltre mezzo secolo fa metteva in dubbio la necessità di ricorrere al fluoro nel bambino, ma in assenza di precise indicazioni da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si resta coerente con quanto ritenuto assodato, ovvero, che il bambino richieda una quota di fluoro pari a quella prima indicata. Tuttavia, prendendo per buone le indicazioni che raccomandano nel bambino la cosiddetta fluoroprofilassi, ovvero, l’integrazione del fluoro in quanto tale, secondo l’indicazione della moderna odontoiatria, resta il fatto che l’impressione che si trae dalle attuali confezioni di dentifricio commercializzate è quella di potersi affidare solo a tali prodotti per assolvere al meglio alle esigenze del piccolo. Così non è, su indicazione del medico, la necessità di ricorrere non solo al fluoro, ma anche ai suoi Sali, i floruri, potrebbe essere indicata laddove si manifestassero quelle carenze cui rimediare preventivamente. Ovviamente tali composti non possono essere previsti dal solo dentifricio, semmai mediante il ricorso ai cosiddetti integratori alimentari a base di fluoro sotto forma di pastiglie per lo più effervescenti secondo i dosaggi raccomandati dallo specialista pediatra e odontoiatra.

Risultano dunque importanti quelle raccomandazioni riguardo ai prodotti commercializzati alla luce anche dell’esistenza di quelle sostanze aggiunte al dentifricio al fine di renderlo più gradito. Parliamo di conservanti e coloranti, secondo Altroconsumo, meglio evitare dentifrici che detengano nella loro composizione più di un conservante e, ove presente,  meglio sarebbe che questo fosse di origine alimentare, ciò che invece si rileva è che tali conservanti sono per lo più costituiti da sostanze, sicuramente non di origine alimentare, quali, sodium benzoate e sorbate, methylparaben ed propylparaben e per quanto attiene ai coloranti, ricordiamo le sigle che li individuano, una lettera dell’alfabeto quale la C seguita da un numero. Molto meglio se nel prodotto non troviamo alcuna sigla del genere, significa che il dentifricio non ha coloranti chimici e ciò è sicuramente u vantaggio non da poco!
Questione di gusto

La necessità di ricorrere ad un gusto gradevole è indispensabile per un dentifricio per bambini, ma è di contro necessario fare attenzione a quei dentifrici eccessivamente graditi ai bambini, che potrebbero essere indotti a consumare quantitativi eccessivi del prodotto. Meglio insistere con gli adulti sul corretto utilizzo dello spazzolino.

Infine l’ambito dei prezzi, oggi è la grande distribuzione a fare da padrona nella vendita di dentifrici in generale, bambini compresi. La qualità della merce esposta è buona comunque ed i prezzi si aggirano intorno ai 4 euro, ferme le eventuali offerte speciali. Dunque il fattore prezzi diviene una variante che non è sempre agevole affrontare. Più utile forse sarebbe affrontare un altro capitolo che è quello afferente alla validità di un prodotto come il dentifricio che, stante le modalità di utilizzo, si presta a contaminazioni anche batteriche. Ne deriva che è opinione quanto mai diffusa ritenere che, indipendentemente dalla data di scadenza impressa, riferita al prodotto integro, laddove il dentifricio sia stato aperto pronto all’uso, la validità del prodotto non dovrà mai superare i dodici medi, indipendentemente dalla data di scadenza riportata sulla confezione.

Fonte: Altroconsumo

 


 



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