mercoledì 7 marzo 2012

Gioco d'azzardo: in Italia è malattia sociale

Epidemia sociale, fenomeno che diventa patologia, speranza di una vincita che diventa malattia sempre più diffusa: che il gioco d’azzardo crei dipendenza e rischi di mandare in rovina tantissime persone è ormai una consapevolezza diffusa. Tanto che il Ministro Riccardi arriva a ipotizzare un divieto di pubblicità.

Ha detto il ministro per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione Andrea Riccardi: “Il fenomeno del gioco d’azzardo sta assumendo in alcuni casi i contorni di una vera e propria dipendenza psicologica: in un momento di difficoltà economica, il miraggio di una ricchezza facile e immediata ha mandato in rovina molte persone. Particolarmente esposti ai rischi di dipendenza risultano essere appartenenti alle categorie più deboli: giovani, disoccupati, famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese, anziani soli. Per questo motivo, al momento del conferimento delle deleghe, ho chiesto ai miei uffici di studiare il problema, che è piuttosto complesso. L’obiettivo è di arrivare al divieto di pubblicità, come nel caso delle sigarette o, almeno, a una ferrea regolamentazione degli spot”. Come riconosce il Ministro, il gioco d’azzardo crea veri e propri “drammi sociali”.

I numeri che fotografano questa realtà sono in costante crescita e parlano di un fenomeno che non conosce crisi, che spesso diventa ludopatia, che ha assunto le dimensioni di epidemia sociale e che coinvolge sempre più spesso i giovani e gli adolescenti. Azzardopoliquesto il nome di un recente dossier dell’associazione antimafia Libera – è un paese dove si spendono circa 1260 euro a persona, compresi i neonati, per tentare la fortuna con videopoker, slot-machine, bingo e gratta e vinci. È un paese dove ci sono 800 mila persone ormai dipendenti da gioco d’azzardo e quasi 2 milioni di giocatori a rischio. Qui il fatturato legale del gioco è stimato in 76,1 miliardi di euro nel solo 2011, al primo posto in Europa e al terzo nel mondo. E il fatturato illegale può essere stimato in 10 miliardi di euro – ma è una stima prudente.

Secondo l’Adoc, quest’anno gli italiani arriveranno a spendere il 10% del proprio reddito in giochi. Ci si indebita anche per 12 mila euro. L’associazione chiede che il 5% delle entrate derivanti dalle giocate sia destinato ad un fondo di assistenza, gestito in collaborazione con le Associazioni
dei consumatori. Sostiene il presidente Carlo Pileri: “Stimiamo che nel 2012 il 10% del reddito annuo degli italiani sarà destinato ai giochi pubblici. Senza contare la spesa per i giochi clandestini e non regolari, un fenomeno in crescita purtroppo anche tra i più giovani, soprattutto nel settore del gioco online. Il debito medio contratto dai giocatori patologici, oltre un milione in Italia, si attesta sui 10-12 mila euro, ma si toccano punte anche di 30-40 mila euro. Oltre a provocare seri disagi familiari, sociali e psicologici. In questo senso sono gravi le responsabilità delle trasmissioni dedicate al poker, del continuo spam sui casinò online e degli spot pubblicitari. Aumentano lo spirito di emulazione e, di conseguenza, il rischio di indebitamento per migliaia di consumatori. In questo senso raccogliamo e rilanciamo l’idea del Ministro Riccardi di vietare gli spot destinati ai giochi.”

Il fenomeno è infatti sempre più pervasivo e si accompagna a una pubblicità diffusa, che ha visto proliferare gli spot su azzardo e videopoker. Spot che non vanno affatto trascurati perché diffondono una “cultura” del gioco pericolosa, come denuncia l’Unione Nazionale Consumatori, che ha da tempo sollevato il problema della pervasività e della sostanziale scorrettezza della pubblicità che propaganda le “virtù” del gioco. Spiega a Help Consumatori il segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona: “Evidenze scientifiche ci danno notizia di un numero esorbitante di persone coinvolte: sembrerebbe che i ludopatici, coloro che giocano per una vera e propria dipendenza, siano oltre un milione. La pubblicità di questi servizi – anche se chiamarli così mi sembra render loro un merito che non hanno – domina ormai i palinsesti televisivi e radiofonici, mentre sul web ogni banner invita a giocare”.

serif;">Abbiamo denunciato in passato alcune pubblicità per noi scorrette, ad esempio quella del “10 e Lotto” che faceva Claudio Bisio con lo slogan “giocare è facile, vincere di più” – ricorda Dona – Quello che pareva un semplice slogan dava in realtà un messaggio ingannevole, perché faceva leva sulla facilità di vincere. Il Giurì di Autodisciplina Pubblicitaria ha condannato lo spot del 10 e Lotto individuando come scorretta la parte dello slogan che si riferiva alla vincita facile. Da qui la nostra proposta di indicare negli spot di giochi e lotterie la percentuale delle possibilità di vincita. Se in uno spot del Superenalotto gli utenti fossero edotti del fatto che per fare 6 la percentuale di vittoria è uno su qualche miliardo, questa corsa avrebbe un freno. Se anche il Ministro ha ipotizzato addirittura un divieto di spot, sottolineando un legame fra gioco e patologie, avrà il sostegno dell’Unione Nazionale Consumatori. È un paradosso che in un momento di crisi come quello attuale le famiglie gettino al vento risorse anche considerevoli credendo alle favole dei venditori di sogni”.

Il messaggio che spesso viene dato da diversi spot è “gioca consapevolmente”, un po’ come con i farmaci, che vengono pubblicizzati salvo poi dire che bisogna seguire le corrette modalità d’uso. Talvolta sono messaggi giocosi, in qualche modo anche subdoli. “Direi che si tratta di veri e propri messaggi subliminali – sostiene Dona – I ritornelli, le canzoncine, le immagini di gioco domestico
nella comodità di casa, dove nessuno ci può giudicare, sono tutti elementi che servono ad avallare una cultura, anzi una “controcultura” del gioco.
L’ultima pubblicità che abbiamo segnalato in questi giorni all’Istituto di autodisciplina pubblicitaria e all’Antitrust è quella che, riutilizzando una canzone di Toto Cutugno, fa vedere scene di giubilo di persone che hanno cambiato vita grazie a una giocata vincente. Credo che non si debba sottovalutare il potere della pubblicità. Sentirsi ripetere quotidianamente che la nostra vita può cambiare con una giocata vincente sta già entrando nella cultura degli italiani. Ma questo effetto va scongiurato”.
Articolo redatto da Sabrina Bergamini per Help Consumatori

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