venerdì 2 marzo 2012

Intolleranze alimentari: e se avessero i giorni contati?


Sono decine di migliaia le persone in Italia affette da intolleranza alimentare, persone che di fronte ad un succulento cibo gradito ai più, devono rinunciarci per scongiurare il rischio di andare incontro a penose sofferenze. Molto meno drammatica la situazione che si palesa in quegli individui che sono intolleranti alle proteine del latte, ma sicuramente non meno degna di nota se si considera il ruolo che tale alimento determina nel benessere dell’organismo. Dovranno dunque gli intolleranti privarsi a vita del loro piatto preferito o del primo alimento? A giudicare dagli esiti di uno studio del CNR, parrebbe il contrario, le intolleranze alimentari potrebbero avere i giorni contati.

La soluzione a tutto potrebbe avvenire grazie all’integrazione negli alimenti di cui debbono privarsi gli intolleranti, di
vegetali arricchiti con batteri lattici probiotici, frutto del trasferimento tecnologico tra l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr) di Bari e due aziende, la grossetana Copaim Spa e la foggiana Chiavicella Spa. La linea di prodotti probiotici, presentata sotto il marchio Vivium, è il traguardo di un percorso scientifico cominciato nel 2005 e consolidato nel 2008, grazie anche al finanziamento concesso dal ministero dell’Istruzione, università e ricerca (Miur) al progetto ‘Ortobiotici Pugliesi: alimenti vegetali probiotici’, presentato nell’ambito del bando Agroalimentare Puglia.




“L’idea di creare alimenti cosiddetti ‘funzionali’ a partire da prodotti tipici mediterranei si è rivelata in pochi anni un successo”, spiega  Paola Lavermicocca dell’Ispa-Cnr, responsabile scientifico della ricerca, “come dimostrano i due brevetti che la Copaim ha acquisito in licenza esclusiva dal Cnr, di cui uno europeo, il premio Itwiin ‘Innovazione Puglia’, le numerose pubblicazioni scientifiche e l’autorizzazione alla commercializzazione del ministero della Salute”.  “I vegetali probiotici si ottengono attraverso un processo di trasformazione all’insegna della naturalità”, prosegue la microbiologa alimentare Cnr. “La loro superficie viene rivestita con uno strato di batteri benefici opportunamente selezionati, appartenenti alla specie Lactobacillus paracasei: i vegetali così arricchiti veicolano nell’intestino microorganismi probiotici vitali”.



Ovviamente affinchè i fermenti lattici possano espletare il loro compito, questi devono giungere vivi nell’intestino e dunque restare indenni al passaggio della mucosa gastro-intestinale senza subire la degradazione da parte dei succhi gastrici. Nello specifico grazie alla ricerca del CNR,  “L’architettura di carciofi e olive”, “esercita un’azione protettiva sui microorganismi, che unita agli elevati contenuti in fibre, vitamine e antiossidanti, agevola il percorso dei fermenti probiotici, la loro moltiplicazione nell’intestino e lo sviluppo della microflora. Studi di alimentazione effettuati in collaborazione con medici gastroenterologi hanno infatti dimostrato il contributo dei vegetali probiotici al benessere intestinale”. “Considerato il crescente interesse del mercato verso gli alimenti funzionali”, conclude Lavermicocca, “la ricerca, in stretta collaborazione con l'azienda, si sta applicando ad altri prodotti non solo vegetali tipici della dieta mediterranea - ad esempio la gastronomia ittica - nella prospettiva di migliorarne la qualità e trasformarli in alimenti gustosi con caratteristiche funzionali ad elevato valore salutistico. In tal modo si contribuisce a incentivare le interazioni tra la ricerca di base e applicata”. Allo sviluppo di questo complesso percorso tecnico, scientifico e gestionale - divulgazione dei risultati di ricerca, incontro con le imprese e cessione dei brevetti - ha collaborato il team dell’Ispa-Cnr diretto da Angelo Visconti, con il sostegno di Nunzia Cito, responsabile del progetto di formazione per la realizzazione degli ortobiotici, Lisa Lonigro, Francesca Valerio, Angelo Sisto, Mariella Quarto e ricercatori esperti in orticoltura.





Fonte: Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche (Ispa-Cnr)

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