giovedì 29 marzo 2012

Retinite pigmentosa: presto la cura con le cellule staminali

Una patologia di pertinenza oculistica tutt’altro che trascurabile la retinite pigmentosa, anzi, possiamo anche definirla una malattia grave per il semplice fatto che oggi la scienza è di fatto impotente nei confronti dell’evoluzione di tale malattia per la quale fino adesso non è prevista nessuna cura per arrestarla.


Il risultato è che il soggetto che sia affetto da retinite pigmentosa, dopo aver assistito ad un peggioramento galoppante della propria visione, prima manifestatasi con la constatazione di non vedere più bene
quando le condizioni di luce esterna sono più basse, per poi constatare come la vista si sia ridotta con un campo visivo del tipo considerato a cannocchiale, ovvero, con un restringimento evidente del campo visivo, come se si guardasse dentro le lenti di un cannocchiale, appunto, finisce per giungere alla semi o, addirittura, totale cecità Parliamo di una malattia genetica e almeno questo pare assodato nei confronti della retinite pigmentosa, visto che in ambito al trattamento terapeutico fino oggi messo in atto, ci si limita a somministrare a tali pazienti vitamina A che pare detenere il ruolo atto a rallentare il decorso più grave della patologia stessa. Tuttavia pare aprirsi uno spiraglio per questi pazienti, come ci dimostra uno studio condotto da ricercatori della Columbia University di NY che avrebbero individuato nelle cellule staminali una possibile soluzione al problema.

Con l’aiuto di tale cellule sarà infatti possibile sostituire e ricostituire
l’intera retina distrutta dalla malattia. Le cellule staminali utilizzate sarebbero di tipo embrionale e per questo non differenziate, semmai costrette, una volta impiantate nel tessuto che si vuole riparare, a differenziarsi in sito. Gli studi sperimentali fino adesso attuati farebbero immaginare un futuro positivo per i malati di retinite pigmentosa. Dunque, sicuramente una buona notizia per quei pazienti affetti da tale grave patologia, una malattia che si presenta col suo carico di sofferenze in almeno un milione e mezzo di pazienti che con tale patologia oculistica devono fare i conti tutti i giorni.

1 commento:

  1. VORREI SAPERE SE LE STESSE CURE POSSONO ESSERE VALIDE ANCHE PER LA SINDROME DI USHER.

    VI RINGRAZIO ANTICIPATAMENTE.

    RispondiElimina