lunedì 2 aprile 2012

Tumore epatico: la soluzione, il micronde


 

Una nuova tecnica definita ablazione a micronde, potrebbe rappresentare un importante passo avanti nel trattamento terapeutico delle neoplasie epatiche.





Secondo Attilio Solinas e Paolo Brunori del servizio di Gastroenterologia ed Epatologia della ASL 2, si sono osservati riscontri positivi nel trattamento di una massa tumorale in pazienti affetti dalla malattia anche in condizioni generali di salute del tutto compromessi, compresi soggetti anziani. Altri trattamenti del genere sono stati effettuati presso l'Unità Fegato dell'Azienda Ospedaliera "San Giuseppe Moscati" di Avellino ad opera del  Salvatore D'Angelo, direttore dell'Unità Fegato. Oggi, a distanza di tre anni dalle prime applicazioni, parrebbero confermati i riscontri positivi dell’innovativa tecnica chirurgica.
La validità della scoperta è anche data dal fatto che i pazienti trattati possono sottoporsi all’intervento senza ricorso alla narcosi, ciò grazie anche ad un trattamento ritenuto sicuramente poco invasivo che prevede l’associazione di farmaci antineoplastici biologici in associazione ad una vera e propria aggressione della massa tumorale grazie ad una sonda della grandezza di un paio di millimetri che, oltretutto, trasmette le immagini in tempo reale  direttamente sul monitor dove l’operatore segue le fasi dell’intervento.
Il trattamento prevede l’invio di micronde che scaldano le cellule tumorali fino a distruggerle e prevede che per ogni seduta terapeutica si possano colpire aree di tessuto neoplastico fino a cinque centimetri per volta per una durata operatoria di 10 minuti un quarto d’ora massimo, consentendo la ripetizione del tutto in una seconda seduta operatoria a distanza di poco tempo. C’è da ricordare che per le cellule tumorali bastano temperature di 42 gradi e mezzo C per distruggerle.
Sui tumori primitivi l’ablazione a micronde pare funzionare al meglio, non è ancora possibile stabilire con precisione l’efficacia quando si tratta di intervenire sulle metastasi, anche se i primi trattamenti su queste aree hanno dato buoni effetti. In questo caso al trattamento viene associata anche la chemioterapia antiblastica. Tale nuova tecnica si definisce termoablazione percutanea ecoguidata mediante emissioni di micronde con la quale sono stati trattati i primi pazienti neoplastici evidenziando buoni riscontri terapeutici. Secondo Salvatore D’Angelo tale tecnica, prevista anche su pazienti non trattabili, ovvero che non rispondono più a nessun’altra terapia, secondo gli studi comparativi effettuati risalenti al 2003, consente un indice di sopravvivenza di oltre 18 mesi.

   

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