sabato 12 maggio 2012

Calcolosi urinaria: come si manifesta, come si previene, come si cura

Chi ha sofferto di una calcolosi renale difficilmente ha scordato il triste evento costellato da dolori severi, una sintomatologia associata interessata quasi sempre da vomito, talora da febbre e grave prostrazione fisica. Attualmente la calcolosi, oltretutto, è anche in aumento, basti pensare che nella sola Italia ad andare incontro al problema sono qualcosa come 5 milioni di persone cui si aggiungono, anno dopo anno, ulteriori 100 mila nuovi pazienti.



Calcolosi renale, causa ed origine


Oggi, rispetto ad un tempo, il ricorso alla chirurgia per un paziente affetto da calcolosi renale è sicuramente più ridotto, visto che per lo più, a dispetto della sintomatologia dolorosissima che concerne una colica, il decorso è pressochè benigno. Resta però il fatto che è sempre bene effettuare un’accurata anamnesi remota di un soggetto che sia andato incontro alla patologia, considerato che quasi sempre, se si va indietro nel tempo col ricordo si scopre che all’interno
dello stesso nucleo familiare vi è uno o più appartenenti che soffrono o soffrivano di calcolosi renale, da qui è facile pensare che nelle calcolosi renali di questo tipo la predisposizione familiare è quasi sempre la regola.
Tuttavia non possiamo neanche considerare un altro importante dato derivante dalla qualità delle urine del soggetto che sia andato incontro alla patologia, capace com’è, proprio la composizione dell’urina stessa, di determinare veri e propri cristalli che una volta aggregatisi fra di essi formano il calcolo vero e proprio, una formazione dura, spesso tanto tagliente da causare delle lacerazioni agli organi urinari che li contengono e con una caratteristica generale degna di nota. Ovvero, nei soggetti predisposti alla patologia, per lo più sono carenti quelle sostanze in grado di opporsi proprio alla formazione di questi cristalli all’origine dei calcoli stessi. Ricordando che esistono diverse qualità di calcoli, i più diffusi sono quelli nella cui costituzione ritroviamo gli ossalati di calcio, dei particolari sali che combinandosi fra di essi danno luogo al vero e proprio calcolo, oppure più raramente, una volta su dieci, esaminando l’urina di un paziente calcolotico riscontriamo altri composti chimici, ad esempio, il fosfato di calcio ed infine in una percentuale ridotta di casi, riscontriamo la presenza di cristalli di acidi urici. Occorre anche segnalare il rischio rappresentato dalle continue cistiti cui il paziente
sia andato incontro. Tali infezioni infatti sono responsabili di ulteriori casi di calcolosi a causa dei batteri che colonizzano le urine e dunque l’apparato urinario con la possibilità di far precipitare i sali normalmente disciolti nelle urine che a loro volta possono trasformarsi in calcoli.

La sintomatologia della calcolosi urinaria

Generalmente il paziente che sia andato incontro ad una calcolosi urinaria per la prima volta, soprattutto quando l’esordio non è immediatamente interessato da una violenta colica, comincia ad avvertire un dolore sordo, persistente ad un fianco, tale dolore che, inizialmente può essere confuso con uno strano mal di schiena, tende ad irradiarsi anche nella parte anteriore in posizione iliaca, tant’è che all’aumentare del dolore qualcuno finisce per confondere la colica renale con una colica di tipo appendicolare. Quando l’esordio non è immediato, nel tempo si assiste ad un peggioramento della sintomatologia, di grado severo e quasi sempre dipendente dalle dimensioni dei calcoli e dalla loro capacità che hanno di migrare all’interno degli organi che li contengono. A volte un solo calcolo di grandi dimensioni che non detenga molte possibilità di muoversi, determina una colica di intensità dolorosa minore rispetto a quanto avvenga con la presenza di  tanti calcoli disseminati qua e là che per la loro capacità che hanno di spostarsi creano l’enorme disagio al paziente.

Proprio il dolore, la sofferenza a causa della sintomatologia associato alla nausea ed al vomito partecipano quanto mai alla prostrazione del paziente che, oltretutto, appare irrequieto e spesso in preda al panico.
Mentre è da ricordare che non tutte le calcolosi urinarie sono espressione di uno stato di sofferenza dell’apparato urinario, visto che spesso a determinarle può anche essere una forte emozione o lunghi periodi di stress di cui abbia sofferto il soggetto.
Ribadiamo il concetto secondo cui la sintomatologia dolorosa si fa più forte ed insopportabile nel tentativo del calcolo di fuoriuscire spinto dall’urina. Quest’ultimo fatto è strettamente connesso con le dimensioni del calcolo stesso, infatti, un calcolo che non superi un diametro di circa 5 millimetri ha più possibilità di fuoriuscire spontaneamente a seguito dei trattamenti effettuati sul paziente rispetto ad un calcolo di più grandi dimensioni che si sia incuneato e di fatto, vista la posizione, ostruisca anche il normale deflusso dell’urina. Così come anche da considerare che ad una prima colica la possibilità di un’infezione batterica a carico delle vie urinarie seguita alla colica stessa è un fatto del tutto prevedibile, soprattutto quando si sia fatto uso di cateteri e, dunque, sovente è lo stesso medico a provvedere la somministrazione di adeguata terapia antibiotica.

Trattamento medico della calcolosi urinaria

Il trattamento medico di fronte ad una calcolosi urinaria a carico di un paziente che al contempo sia andato incontro a vere e proprie coliche è volto per lo più a fronteggiare la sintomatologia dolorosa, stante la situazione penosa in cui si trova il malato. Il medico in questo caso somministra in vena, per lo più, farmaci cosiddetti antispastici che agiscono sulla mucosa liscia degli organi urinari limitando, grazie a tale azione il dolore, a questi andranno associati quei fans somministrabili in vena o in muscolo che insieme ai primi affrancano per lo più il paziente dal dolore. In considerazione del fatto che il paziente è sovente in preda al vomito, su decisione del medico, ci si orienta su quei farmaci che agiscono sul controllo della nausea e del vomito stesso, come accade con i cosiddetti antiemetici e, soprattutto quando la sintomatologia è presente da diverso tempo ed il paziente ha sofferto di un impegnativo stato di disidratazione a causa della concomitante perdita di liquidi, il medico può decidere di reintegrare gli stessi mediante infusione di soluzioni saline ed eventualmente aggiunte a glucosio soprattutto quando il paziente sia in preda ad un elevato grado di astenia.

Passata l’urgenza è necessario investigare sulle cause che hanno determinato la situazione patologica, in questo caso il ricorso all’ecografia e all’urografia diviene essenziale per poter escludere eventuali altre patologie a carico dell’apparato urinario e per stabilire, in presenza di  una calcolosi la posizione dei calcoli stessi, il loro numero e, soprattutto, la loro collocazione. Il trattamento chirurgico della patologia, oggi in parte sostituita dalla litotrissia extracorporea ad onde d’urto, ritenuto il trattamento di prima scelta in quasi nove casi su dieci per quei calcoli che non hanno un diametro maggiore di 10 millimetri dove la riuscita del trattamento è quasi totale e con una percentuale di successi terapeutici che scende intorno al 75% di fronte a calcoli di diametro che vada da oltre dieci millimetri e meno di 20 millimetri fino al 60% di riuscita per calcoli di diametro ancora maggiore, ha ridotto in parte il ricorso al bisturi, anche senon è escluso che il paziente possa andare incontro a nuovi eventi acuti di  calcolosi finchè non si sia intervenuto efficacemente con l’allontanamento del calcoli più soggetti a muoversi.

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