giovedì 3 maggio 2012

Cellulite: ma se non è una malattia, perchè ci si ostina a curarla?


Ci si rende sempre più conto che parlare di cellulite non è semplice perché già a partire dal nome si rischia di fare una grande confusione considerando l’evento primo di tutto una malattia e dunque da curare e trascurando invece quelli che, prima di ricorrere al trattamento vero e proprio, dovrebbero essere i migliori stili di vita da attuarsi, con la speranza che chi soffra di cellulite, non detenga nel proprio DNA una vera e propria predisposizione ad essere interessato dal fenomeno che ne rende quasi impossibile l’allontanamento.

Perché si fa confusione parlando di cellulite?

La confusione nasce dal termine cui tale condizione clinica si ascrive. Ciò in quanto la medicina ci ha abituato a considerare il suffisso “ite” alla stregua di quella che si definisce infiammazione e, dunque, se ci basassimo su ciò, dovremmo pensare, riferendoci alla cellulite, ad una patologia della cellula.
Non è per nulla così, è più giusto considerare ciò che la moderna medicina considera quando parliamo di questa condizione, collocandola all’interno di una collocazione scientifica che risponde al nome di panniculopatia edematosa-fibro-sclerotica.
E’ vero che se andassimo dal medico a denunciare il nostro stato ascrivendolo ad un pomposo termine come quello appena visto, rischieremmo di non essere presi sul serio, ma per lo meno capiamo bene che non di una vera e propria patologia si tratta, semmai di una condizione clinica che espone soprattutto le donne di razza bianca interessati anche da un certo grado di predisposizione ereditaria al fenomeno (come dire, che se la mamma ha la cellulite, possibilmente anche la figlia l’avrà) a tutta una serie di modificazione della cute limitatamente alla zona delle gambe e dei glutei. Dovremmo concludere perciò che non ci troviamo di fronte ad una patologia, ma semmai a fattori predisponenti, a fattori di rischio aggiunti che modificano l’integrità di quelle zone del corpo, senza per questo rappresentare un rischio vero per la salute. Comprendere bene quali sono questi fattori magari non ci farà guarire, se così possiamo dire, dalla cellulite, ma per lo meno ci aiuterà a prevenirla e, se già presente, a migliorarne i sintomi.

I fattori acquisiti

Non a caso la cellulite è maggiormente diffusa nelle popolazioni occidentali e, dunque, più ricche del pianeta. Ciò in quanto, alla stregua di quanto avviene con il sovrappeso, fino a giungere all’obesità, assistiamo nelle nazioni più progredite al consumo eccessivo di cibo che nel tempo, sommato alle cattive abitudini, conclamano problemi come quelli ascrivibili alla cellulite. Ma quali sono questi fattori.

Il primo è sempre “quello”….  colpevole di rendere la vita difficile soprattutto alle donne e che è rappresentato dal sovrappeso. Di fatto, l’ingestione di eccessive quantità di cibo, in assenza di un adeguato movimento è causa di aumento ponderale fino all’obesità con irischi che tutto ciò comporta. A seguire possiamo inserire anche il ridotto
movimento e la quasi assenza di esercizio fisico che oggi siamo indotti  a compiere. Ma ultimamente parrebbe che anche lo stress emotivo, cui siamo purtroppo  sottoposti ogni giorno, visto che i motivi per stressarci non ci mancano, uniti ad un abbigliamento che spesso risponde solo ai dettami della moda e non della comodità e del benessere psicofisico, cui si aggiunge ancora l’uso di calzature troppo alte, cosa che vale per le donne, insieme all’abitudine di stare per troppo tempo seduti e per lo più assumendo posture poco indicate, se sommate ai fattori predisponenti di natura ereditaria, finiscono per essere causa di cellulite.

Possiamo dunque concludere che con la cellulite coloro che ne soffrono devono imparare a conviverci?

Magari si potrebbe non giungere a questa quasi infausta conclusione, ma non si può neanche negare che ritenere che esistano oggi sostanze chimiche o vegetali sotto forma di creme, lozioni, pillole, o costosi trattamenti e massaggi con tutte le varianti possibili, in grado di debellare il fenomeno, induce soltanto a valutazioni sbagliate del problema ingenerando oltretutto false e penose illusioni. Forse sarebbe più corretto considerare, in primis la cellulite come un evento quasi ineluttabile in coloro che detengano una predisposizione genetica e, dunque ereditaria ad essere afflitti dal problema. Così come si potrebbe cominciare a trattare  l’argomento cellulite apportando quei correttivi agli stili di vita, primo fra tutti l’allontanamento del sovrappeso. Partendo da qui si potrebbe sperare di far rientrare l’intero problema in una sorta di semi normalità. A seguire andrebbero considerati tutti quei correttivi dei nostri stili di vita che di fatto non modifichiamo quasi mai.

Una cosa è tuttavia certa, sovente la cellulite può essa stessa rappresentare una spia importante per capire non solo quando è il caso di intervenire sulle nostre abitudini, ma sull’eventuale nostra trascuratezza nell’affrontare un capitolo importante quale di fatto è la prevenzione. Ciò è tanto vero se cominciamo davvero a considerare la cellulite non una malattia ma semmai un sintomo che qualcosa che di norma non è particolarmente impegnativo nel nostro organismo, comincia a modificarsi. Per farlo dobbiamo conoscere l’impalcatura su cui poggia la nostra cute. Sappiamo infatti che la copertura dei muscoli e dunque la stessa pelle poggia su una base rappresentata dal tessuto o pannicolo adiposo. Tale struttura è fondamentale non solo per sorreggere il muscolo e, dunque la stessa cute, ma anche per offrire energia alle cellule mediante un complicato sistema di interscambio di nutrienti avvenuti a livello del microcircolo sanguigno dove le cellule si danno a vicenda gli elementi e i sali di cui hanno bisogno per vivere e provvedere al benessere degli organi. Il problema potrebbe partire proprio da qui, ovvero, tutti quei fattori che abbiamo visto quali il sovrappeso, la sedentarietà, compresi i fattori ereditari, potrebbero interagire negativamente proprio in questo scambio di nutrienti creando le premesse fondamentali su cui si basa l’intero problema e non solo. Altri fattori, rappresentati dal ruolo svolto dagli ormoni della donna, possono aggravare ulteriormente la situazione, visto che uno squilibrio ormonale, oppure di natura vascolare, può avere ricadute sul microcircolo e determinare rottura delle cellule adipose e versamento di sostanze quali i trigliceridi, che come sappiamo, sono dei grassi, all’interno del letto venoso e interferire in questo modo nel microcircolo, con la conseguenza di alterarne le funzioni.

L’aumento di volume delle cellule adipose, la loro modificazione morfologica e la conseguente minore tonicità del tessuto cutaneo e muscolare determinano quegli inestetismi che vanno solitamente ridefiniti come cellulite. La conclusione dovrebbe essere la più saggia possibile, ovvero, non si dovrebbe, come purtroppo invece avviene in molte donne, correre al primo centro estetico o affidarsi a creme e quant’altro con la speranza, molto campata in aria, di risolvere il tutto. Sarebbe più sensato invece ricorrere al proprio medico affinchè lo stesso preveda tutta una serie di accertamenti clinici volti a scongiurare l’eventuale presenza di patologie o affezioni che siano espressione finale della cellulite e con lo stesso medico, prevedere quei correttivi che prevengano o migliorino la situazione se già conclamata. Solo dopo avere un quadro di insieme del tutto chiaro sarà possibile, a stretto controllo medico, affidarsi a farmaci o integratori o trattamenti medici-estetici  che possono migliorare la situazione.

Ma le donne fanno così?

A giudicare dall’enorme business che si muove attorno alla cellulite, sembrerebbe di no! Per molte appartenenti al gentil sesso, infatti, è più facile accaparrarsi la prima crema che pare abbia fatto il miracolo su altre aspettando prima o poi analogo prodigio su sè stesse e, novantanove volte su cento, il tentativo è destinato a fallire, gettando nella “disperazione” la malcapitata di turno!

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