domenica 13 maggio 2012

Fare l'amore: per qualcuno è un vero supplizio


Il dato è di quelli solitamente in difetto, vista la reticenza delle donne nel confessare che per molte di loro fare l’amore è fonte di grande dolore, quando va bene di grande fastidio, eppure sono pochi quelle che lo ammettono, eppure parliamo di ben 15 donne su cento e, addirittura, di 40 donne su cento in menopausa. Parliamo di dispareunia, ovvero del dolore durante un rapporto sessuale, cui vanno incontro, come visto tante donne, ma ce ne sono tante altre che pur soffrendo si tengono tutto per sé. Tale ritrosia nel non confessare neanche al medico il problema, è un serio inconveniente che va ad aggiungersi a quello di fondo rappresentato dal dolore in sé ma che, oltretutto, espone la donna al rischio di aver sottovalutato un’importante spia del suo apparato riproduttore sede, chissà, anche di qualche importante patologia.





Provare molto dolore durante l’atto sessuale inoltre non si limita a segnare la qualità della vita di una donna, ma può anche avere riverberi sulla sfera psichica dell’interessata che finisce spesso per minare persino il rapporto di coppia che sta vivendo la donna. Se vogliamo comunque guardare il problema da un punto di vista medico non possiamo non considerare la possibilità che una donna che soffra di dispareunia potrebbe anche essere affetta da endometriosi. Così come un’altra causa potrebbe essere determinata dalla scarsa elasticità dei muscoli dell’utero che una volta sollecitati finiscono per reagire contraendosi e, dunque, dar luogo al dolore durante il rapporto sessuale. Persino l’aspetto psicologico gioca un ruolo importante nel disturbo. Ricordiamo che spesso il trascorso della donna, la paura del sesso, alimentata da un’educazione restrittiva della bambina, ma anche un particolare shock emotivo, l’ansia e lo stress in generale, possono essere tutte motivazioni aggiunte in grado di causare il disturbo.


Di questo è convinta anche la Fondazione Graziottin e l’Associazione Italiana Vulvodinia quando afferma che, “Si tratta di problemi frequenti – afferma Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia del San Raffaele Resnati di Milano, che al dolore della donna ha dedicato la Fondazione che porta il suo nome – ma che sono tabù per i medici: non esiste una cultura specifica per affrontare il dolore sessuale in modo rigoroso e mirato e vi è una scarsa attenzione a tutti quei disturbi “di genere” direttamente o indirettamente correlati alla sessualità femminile e che spesso le donne faticano a confessare. Trascorrono in media 6/7 anni prima di giungere a una diagnosi”. “È necessario sviluppare tra i professionisti una nuova sensibilità – afferma il Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) – per cogliere i “campanelli d’allarme” dall’infanzia (come la stipsi ostruttiva o i disturbi minzionali) e dall’adolescenza per intervenire precocemente. La nostra Società è fortemente impegnata nella lotta a questa sofferenza”. Ma quali sono i segnali da non sottovalutare? “La difficoltà ad inserire il tampone interno, spesso dovuta non alla scarsa dimestichezza ma ad un ipertono muscolare o a un imene troppo stretto o rigido – spiega la Graziottin -. E se la “prima volta” circa i due terzi delle ragazze sente male, nelle occasioni successive il dolore durante la penetrazione non deve più verificarsi. Anche alcuni consigli pratici possono essere d’aiuto. Come indossare biancheria intima di cotone bianco, preferire le gonne, usare protezione intima in fibre naturali, detergenti a pH 5, non profumati. In caso di vulvodinìa (la sensazione dolorosa cronica che interessa la regione vulvare), evitare esercizi fisici che comportino un eccessivo sfregamento e frizione, come la bicicletta”. “Scopo condiviso della Fondazione e della nostra Associazione è mettere al centro della diagnosi di dolore la donna e le patologie che posso concorrere al quadro clinico – aggiunge l’altro presidente del corso, il dr. Filippo Murina Primo Referente Servizio di Patologia Vulvare dell’ Ospedale V. Buzzi e Direttore Scientifico dell’Associazione Italiana Vulvodinia -.

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