mercoledì 9 maggio 2012

Frutta secca: piace agli italiani, ma non bisogna esagerare


La frutta secca piace agli italiani, lo dimostra il dato quando ci indica che ammonta a 405 milioni di euro il fatturato relativo alle vendite di tali prodotti nel nostro Paese nell’ultimo anno.

Sulle qualità ed i benefici della frutta secca sull’organismo non ci sono dubbi, anche se, su questo prodotto si allungano ombre sinistre ed allarmanti che ci devono quanto mai interrogare sulle quantità da assumere relativamente a questi alimenti. Infatti, l’Unione Europea ha raddoppiato la quantità di aflatossine ammesse per la commercializzazione di fatto passate da 4 a 10 micogrammi per ogni chilogrammo di frutta secca stoccata. Perché si è giunti a ciò?


Per colpa della nostra golosità, siamo tanto ghiotti infatti di arachidi, pistacchi, noci e mandorle che non riusciamo più a soddisfare il nostro fabbisogno ricorrendo al solo mercato interno europeo e dobbiamo di conseguenza ricorrere a quello extracomunitario, ma quest’ultimo ammette una quantità di aflatossine di gran lunga maggiore rispetto a quanto previsto dall’Unione Europea che ha dovuto dilatare detto limite. Da parte sua l’Unione Europea minimizza il rischio relativo ad un maggiore consumo di aflatossine, a tranquillizzarci ci pensa l’EFSA, ovvero, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ma non deve essere molto convincente neanche con se stessa l’EFSA, se poi raccomanda il più possibile di consumare quantitativi modici di prodotti che contengano aflatossine, sostanze ritenute cancerogene. Il consiglio? Secondo Altroconsumo che ha curato l’inchiesta, “ non bisogna fare un uso quotidiano di frutta secca, semmai sgranocchiarla ogni tanto ed evitare di acquistare prodotti provenienti da Paesi extracomunitari… “ che commercializzano frutta secca a maggiore contenuto di aflatossine.

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