martedì 15 maggio 2012

Sindrome del colon irritabile: lo scambiamo per colite e lo curiamo male e son... dolori!



Quante volte, di fronte ad un mal di stomaco continuo o intermittente, ad andamento ciclico, a volte persino stagionale, abbiamo giustificato il nostro disagio sostenendo di essere affetti da colite. Eppure, l’infiammazione del colon nella stragrande maggioranza di questi disturbi c’entra poco, visto che solitamente tendiamo a scambiare un sintomo più ascrivibile ad un colon irritabile che ad una colite che, oltretutto, ha una sintomatologia del tutto differente. E la possibilità che ci si ammali di una Sindrome da colon irritabile è di gran lunga più elevata rispetto al rischio di imbattersi in una colite.

La riprova che tale colonpatia è diffusa ce lo danno i dati quando riferiscono come  in larga misura ad ammalarsi sia sesso femminile rispetto a quello maschile, alla stregua di quanto accade ai giovani e agli adolescenti in particolare e persino nei bambini il disturbo è quanto mai frequente, in quest’ultimi oltretutto conviene sempre attenzionare bene la situazione al fine di escludere eventuali altre patologie organiche del digerente. Resta il fatto che quando parliamo di Sindrome del colon irritabile ci riferiamo a quell’insieme di malattie ascrivibili alle cosiddette patologia psicosomatiche, ovvero quelle malattie che risentono nel loro decorso dell’influenza della psiche e del modo che individualmente ognuno di noi assume nei confronti dell’ambiente esterno, senza però immaginare neanche lontanamente che tali malattie non riverberino alla lunga un vero e proprio stato patologico a livello degli organi “bersagliati”, tutt’altro, basta vedere i sintomi della Sindrome del colon irritabile che si palesa in maniera continua o discontinua, singolarmente o accompagnata da più sintomi insieme, prima o dopo i pasti, prima o dopo la defecazione, in taluni momenti della giornata e meno in altri, in conseguenza di determinati periodi stagionali con un corollario di sintomi spesso molto diversi da paziente  a paziente, a determinare una condizione clinica che finisce per essere del tutto soggettiva.

I sintomi sulla base di un’anamnesi accurata

Di fronte ad una Sindrome del colon irritabile l’auspicio è quello che non sia il paziente a curare il sintomo singolo di volta in volta presentatosi, col rischio di cronicizzare una patologia e, in certi casi, esporsi ad altre malattie a carico del digerente. Ciò anche perché è sicuramente utile se non indispensabile che il medico stabilisca col paziente un’anamnesi volta non tanto a riconoscere i sintomi, quanto invece  a studiare l’ambiente familiare dove vive il paziente, le eventuali tensioni che lo stesso riferisce e la pur sempre possibile predisposizione familiare cui il malato è solitamente esposto individuando nello stesso nucleo familiare eventuali altri componenti soggetti allo stesso problema.

Restano tuttavia fondamentali i sintomi di tale Sindrome a partire dalla diarrea, anche se sovente a infastidire il paziente è l’alternarsi di questo sintomo con la stitichezza cui si aggiunge una dolenzia a livello gastrointestinale, fino a veri e propri dolori di tipo colico, riferiti per lo più in sede addominale, ad andamento ciclico ma contrassegnati da crampi, spesso insopportabili associati, subito dopo, ad una diarrea profusa. Riferito anche un senso di tensione in sede gastrointestinale, cui si somma spesso anche sensazione di aria nello stomaco e nell’intestino e non solo. Non è raro il caso in cui lo stesso paziente riferisce come dopo una normale evacuazione resti in lui la sensazione che questa non sia stata del tutto completata, condizione spesso associata al dolore rettale. La dispepsia, la nausea fino al vomito, le eruttazioni, più o meno acide e l’alito cattivo possono completare il corollario dei sintomi lamentati da un paziente affetto da tale colonpatia. Così come non è raro il caso in cui lo stesso malato, ai disturbi gastrici, associ anche fastidi ed eventuali sofferenze che, apparentemente, potrebbero non avere nessun nesso con tale Sindrome, ovvero, continui mal di testa intervallati nella giornata da periodi di remissione e di esacerbazione improvvisa e nelle donne il tutto può anche essere aggravato dalla dismenorrea ciclica.

Diagnosi e terapia

Nel formulare una diagnosi riferita alla Sindrome del colon irritabile si tende ad escludere altre manifestazioni patologiche riferite ad altre pur sempre possibili malattie del digerente. A ciò si giunge con una serie di esami ematochimici (esami del sangue) e, ove necessario, si procede, eventualmente, con il ricorso all’esame ecografico ed eventualmente radiografico. Per quanto attiene invece la terapia, imprescindibile considerare il ruolo detenuto dall’alimentazione che dovrà essere attentamente valutata e adattata al singolo caso. Utile anche l’apporto della psicoterapia, nei casi previsti.

La terapia farmacologica si avvale di quei farmaci che, senza avere la pretesa di risolvere la Sindrome, contrastano, quasi sempre efficacemente i sintomi più penosi che si trova a fronteggiare il paziente. Ci riferiamo in primo luogo agli antispastici, sostanze che contrastano il dolore, agendo sulla muscolatura liscia dell’intestino riducendo la contrazione di quest’ultimo. A questo si associano i cosiddetti procinetici. Parliamo di sostanze quali ad esempio la Metoclopramide o il Domperidone, tanto per citarne due, che agiscono invece sulla motilità intestinale riducendo o aumentando la motilità col risultato di contrastare la nausea che sovente si presenta in questi pazienti e non solo, poiché il malato si lamenta sovente di avvertire una sensazione di pienezza eccessiva, anche senza essersi particolarmente alimentato, il ricorso ai procinetici potrebbe risultare quanto mai indicato. Sempre a giudizio del medico, il ricorso agli ansiolitici, soprattutto in concomitanza con periodi costellati dall’ansia e dallo stress, spesso associati agli stessi farmaci antispastici o procinetici potrebbe sortire ottimi risultati, avvertendo tuttavia il paziente degli effetti collaterali, pur sempre gestibili, derivanti da tali sostanze che vanno assunti per periodi di tempo non prolungati.

Utile anche la restrizione dell’alimentazione nei confronti di quelle sostanze che agiscono sull’intestino in maniera negativa, così come il paziente dovrebbe essere avvertito del fatto che durante le acuzie della malattia dovrebbe limitare il consumo di alcol, in special modo se in cura con farmaci ansiolitici, solitamente appartenenti alla classe delle Benzodiazepine.

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