venerdì 4 maggio 2012

Vaginite: conoscere meglio questa infezione che affligge le donne



Si chiama vaginite e se volessimo dare un significato al termine potremmo definirlo come l'infiammazione della vagina, ma rischieremmo in questo modo di essere troppo superficiali confondendo così quel corollario di sintomi che solitamente accompagnano una vaginite ma che al contempo non sono soltanto espressione di una patologia del genere.



Tutto ciò per dire che di fronte al generico bruciore, accompagnato o no da leucorrea, ovvero, da
secrezioni vaginali, associato o meno a prurito, aggiunto a dolore durante i rapporti sessuali e durante la minzione, l'idea che ci si possa trovare di fronte ad una vaginite è tutt'altro che remota ma non sufficiente per praticare il “fai da te”, atteso che dietro una sintomatologia sfumata possono nascondersi ben altre patologie la cui diagnosi è solo di pertinenza medica. Tuttavia, volendo approfondire la conoscenza della patologia, quando parliamo di vaginite ed immaginando in essa  una vera e propria infezione della vagina, ci balza immediatamente in mente la possibilità che l'organo sia stato colonizzato da batteri, oppure da miceti (funghi), raramente da virus. Le possibilità che l'attacco sia posto in essere da una sola famiglia di patogeni non è frequente, sovente è più facile imbattersi in più famiglie di batteri, se non addirittura in un'infezione che sia stata provocata dalla sovrapposizione di diversi agenti patogeni di natura del tutto diversa che complicano l'infiammazione nel frattempo determinatasi.
Senza dimenticare che ad aggravare, se non addirittura a provocare l'infezione stessa, potrebbe provvedere un'alterazione della flora vaginale un vero e proprio ecosistema di protezione contro altri microrganismi potenzialmente patogeni dove a giocare un ruolo essenziale pensa il ph fisiologico della donna che dovrà tendere nella normalità all'acidità.
Diagnosi & Terapia

Il delicato sistema di protezione naturale dell'organo femminile in questione obbliga il curante a tutta una serie di accertamenti che dovranno quanto mai essere orientati verso la causa che ha determinato la patologia e, dunque, verso quell'apporto diagnostico derivante dall'utilizzo del tampone vaginale capace di stabilire quale sia la famiglia patogena responsabile della vaginite e a quale antibiotico, se trattasi di batteri, risponde al meglio. Ne deriva che la terapia d'elezione sarà quella scaturita dalla ricerca del patogeno responsabile dell'infezione, antibiotici nel caso di batteri, antimicotici nel caso di funghi, antivirali e quant'altro, nel caso di virus. Anche la paziente è chiamata in causa per svolgere la sua preziosa azione preventiva contro eventuali future infezioni potessero insorgere, sopratutto nell'immediatezza di una precedente patologia infettiva; per far ciò, nell'utilizzo di lavande, detergenti intimi e/o saponi, la donna se da un lato non dovrà lesinare l'utilizzo di queste sostanze non dovrà al contempo eccedere con l'uso, atteso che l'eccesso di prodotti chimici del tipo di quelli citati tendono alla lunga a depauperare proprio quella flora vaginale tanto utile nell'opporsi all'attacco di eventuali agenti patogeni. Al contempo risulta indicata anche l'esatta scelta della biancheria intima che dovrà sempre essere in grado di non impedire la fisiologica traspirazione di quelle parti coperte al fine di opporsi all'umidità andatasi a determinare, situazione questa che rappresenterebbe terreno fertile per i germi .

Utile, infine,  è anche la profilassi da far seguire al partner che, anche se fisso, durante i rapporti sessuali farebbe bene ad indossare il preservativo. In ogni caso, centrale resta sempre la figura del ginecologo, in grado di stabilire e curare l’esatta natura dell’infezione.

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