giovedì 14 giugno 2012

Depressione post partum: parliamone ancora



Il rischio di scambiare una normale inquietudine post partum per una depressione vera e propria c’è tutto di fronte a donne che abbiano partorito da poco e che manifestano un atteggiamento che stride non poco con il lieto evento tanto desiderato. Da qui a sostenere però che tutte le neo mamme debbano essere affette da depressione post partum, ce ne passa, visto che transitori disturbi dell’umore, misti ad ansia e nervosismo, soprattutto nei primi giorni dall’evento, sono perfettamente compatibili con lo stato di benessere e, semmai, tali stati d’animo sono solamente accentuati da quei disordini ormonali che si manifestano in concomitanza col parto.

L’intervento del medico, se non addirittura dello specialista, è quanto mai richiesto laddove si vada facendo strada una vera e propria depressione post partum, spesso manifestasi a distanza di un paio di mesi e anche di più dal parto, dove l’umore nero, misto ad un atteggiamento di ansia paradossa ha il sopravvento sulla paziente.


Quando vi sia anche la più remota possibilità di essere di fronte ad uno stato conclamato di depressione post partum, non bisogna perder tempo e diventa imperativo categorico far intervenire gli specialisti del settore; l’evidenza dei frequenti fatti di cronaca che hanno avuto epiloghi tragici per mamma e bambino sono elementi che dovranno far riflettere seriamente sulla necessità di un intervento tempestivo da parte dei medici chiamati a curare la neomamma. Gli esperti sono fra l’altro concordi nel tracciare dei veri e propri campanelli d’allarme che non è possibile trascurare e che ben palesano come l’equilibrio psico-fisico della donna sia messo in pericolo di fronte ad atteggiamenti innaturali ed in comprensivi della madre.

 «C'è una differenza qualitativa tra maternity-blues e depressione - spiega Enrico Smeraldi, psichiatra, primario presso la Divisione di Psichiatria dell'Ospedale San Raffaele di Milano - la tristezza, causata dalle oscillazioni ormonali dovute al parto, è un'alterazione naturale dello stato d'animo, mentre non è naturale un modo di pensare depressivo con pensieri che portano a considerare l'infanticidio».

Perché, sempre a parere degli studiosi, se la normale ansia di fronte al fagottino urlante fa parte sicuramente del normale procedere del delicato compito della mamma da poco alle prese con il figlio, ben altra cosa è assistere a vere e proprie angosce della madre nei confronti del piccolo, paralizzata come è dalla paura patologica di non poter assolvere a nessuna delle incombenze di cui necessità il proprio figlio, mista all’altra paura di poter far male al bambino al semplice contatto fisico. Si capisce bene che un atteggiamento del genere debba considerarsi sicuramente malato, ne deriva che quanto più tempestivo sarà il ricorso allo specialista, minori saranno i rischi di un atteggiamento inconsulto della paziente nei propri confronti o del neonato. Ed anche senza voler considerare i casi estremi culminati in vere e proprie tragedie, non si può neanche prescindere da un’altra evidenza, quella che fa coincidere un atteggiamento depresso della madre con  un mancato sviluppo cognitivo del bambino,

In un contesto tanto delicato come quello assunto da tale patologia si è inserito il parere, in parte sorprendente, della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) e dell'Associazione Strade onlus hanno chiesto al ministro della Salute di applicare la procedura del Tso (Trattamento sanitario obbligatorio) extraospedaliero per le donne affette da depressione post-partum, a rischio di infanticidio. «Questa procedura consente di adottare limitazioni della libertà personale per ragioni di cura - spiega la Sigo - all'interno dell'abitazione del paziente. Un'equipe specializzata potrebbe occuparsi continuativamente 24 ore su 24 delle donne con comportamenti potenzialmente omicidi, tutelando così in maniera efficace sia la madre sia il figlio». L'obiettivo è di far seguire alla prevenzione una presa in carico del problema da parte dei singoli professionisti, ma con alcune perplessità da parte degli psichiatri: «Il Tso è un provvedimento complesso che si adotta quando il paziente non accetta il trattamento, ma è impossibile da attuare a casa della puerpera - sostiene Smeraldi - sarebbe necessaria una gestione 24 ore su 24 per evitare che si manifesti il sintomo più grave della depressione che è l'infanticidio». Secondo l'esperto ciò che manca ancora è una collaborazione preventiva tra ginecologo, ostetrica e psichiatra: «Bisogna spostare l'ottica preventiva dal post-partum al pre-partum inserendo uno psichiatra nei corsi di formazione al parto, con gli strumenti per valutare il rischio nelle aspiranti mamme di sviluppare la depressione dopo la nascita del bambino».






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