giovedì 7 giugno 2012

Endometriosi: nuovi spiragli terapeutici



Il problema è tutt’altro che marginale perché stiamo parlando di endometriosi e la donna che ne soffre ben sa che si tratta, ovvero, di una patologia tutt’altro che marginale. Ma come ormai la scienza medica ci ha abituati di fronte a patologie di difficile soluzione, anche per l’endometriosi qualcosa di veramente importante sembra profilarsi all’orizzonte.

La buona notizia è infatti rappresentata dal fatto che a breve sarà possibile la diagnosi precoce di endometriosi atta a stabilire, soprattutto in quelle pazienti in cui vi sia una predisposizione familiare ad ammalarsi, la possibilità o meno che si possa essere affetti dalla patologia.La diagnosi a questo punto sarà facilitata dal fatto che basterà un prelievo di tessuto uterino per giungere alla risposta ricercata.

Ma più laparoscopia

Tireranno un bel sospiro di sollievo tutte quelle donne per le quali vi possa essere un sospetto della malattia e che fino adesso sono costrette a sottoporsi a laparoscopia, un esame sicuramente invasivo, visto che in ogni caso stiamo parlando di un intervento chirurgico e che, dunque, non è scevro da possibili effetti collaterali. La possibilità di poter giungere ad una diagnosi precoce di endometriosi è data da uno studio scientifico condotto da ricercatori australiani e giordani che, insieme, hanno constatato come nelle pazienti affette dalla patologia vi possa essere un maggiore addensamento di fibre nervose nell’endometrio in una percentuale che può giungere al 90%, a conferma della loro tesi.

Ma cos’è l’endometriosi


Si intende per endometriosi una crescita anomale di tessuto che riveste l’utero, chiamato endometrio, fuori dalla sede naturale. Tale tessuto è possibile reperirlo ovunque nell’organismo, in particolar modo nella cavità addominale, nella vescica, nelle ovaie, col risultato che una volta che si sia addensato, da luogo a vere e proprie cisti che incidono pesantemente sul funzionamento di tali organi e non solo, poiché parliamo di cellule endometriali, quel tessuto che si sia localizzato al di fuori della sua sede naturale risente allo stesso modo dell’azione degli ormoni e dunque aggrava il quadro clinico della paziente stessa.

Perché ci si ammala di endometriosi


Non si può di certo trascurare la predisposizione genetica e dunque familiare che vuole che nella stessa famiglia vi siano più componenti soggetti ad ammalarsi di endometriosi.

Ma tale predisposizione non è di certo l’unica causa della malattia, ultimamente sono state additate anche altre motivazioni che avrebbero un ruolo nella malattia, ovvero, tutti quei fattori in grado di procurare infiammazioni e non solo, alcune cause ambientali, prima fra tutti l’inquinamento atmosferico, pare giocare un ruolo importante nell’aprire la strada alla grave patologia, ciò in quanto parrebbe che le sostanze inquinanti deterrebbero la possibilità di causare una vera e propria anormale stimolazione ormonale alla stregua di quanto fatto dagli estrogeni.

Ma c’è un aspetto che va prendendo sempre più forma nel cambiamento della malattia che oggi si va sempre di più esacerbando rispetto al passato e che coincide anche col cambiamento delle abitudini e degli stili di vita della donna moderna rispetto ad un tempo. Difatti, se consideriamo che le gravidanze e gli allattamenti naturali possono essere considerati dei “freni” naturali al progredire dell’endometriosi,  al contempo assistiamo ad un numero sempre più ridotto di gravidanza nelle donne di oggi e, dunque, non ci stupiamo più di tanto nell’apprendere che mai come oggi la malattia sembra essere “esplosa” rispetto ad un tempo.

Nella prossima trattazione affronteremo la malattia nelle sue conseguenze di ordine pratico, individuando anche i metodi di diagnosi oggi praticati e le cure che è oggi possibile assicurare alle pazienti.

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