giovedì 21 giugno 2012

Orecchioni: come si diagnostica la malattia e come si cura


Si è soliti chiamarli orecchioni, come se responsabili della malattia o coinvolti nella stessa fossero le orecchie. In effetti tali organi dell’udito c’entrano poco con l’infezione virale che invece coinvolge le ghiandole parotidi, particolari ghiandole deputate alla secrezione della saliva che, una volta colonizzate da agenti patogeni, nello specifico, virus, si infiammano dando luogo alla malattia coinvolgendo indirettamente le orecchie che a seguito dell’edema causato dall’infiammazione assumono un aspetto più grande, più sporgente e, dunque, più appariscente,  per questa ragione sembrano coinvolte le stesse orecchie.


Il virus in questione responsabile dell’infezione  è il Paramyxovirus, un agente patogeno che tende a migrare da un soggetto ad un
altro, tant’è che gli orecchioni fanno parte di quelle malattie contagiose che, però, una volta contratte immunizzano il soggetto a vita. Proprio la possibilità di trasmissione da un soggetto ad un altro fa si che la patologia la si contragga prettamente in età scolare, vista la maggiore possibilità che la promiscuità determina fra le mura della scuola. Il contagio si determina per via aerea, quando con la saliva il soggetto affetto dalla patologia trasmette a quello sano il virus e non solo, nel periodo compreso fra l’inverno e la primavera, ritenuto il picco dell’infezione, è possibile anche infettarsi toccando superfici dove per un breve periodo il virus può albergare, trasferito con i liquidi organici dal soggetto ammalato. La sintomatologia degli orecchioni non è immediatamente chiara, i sintomi appaiono sfumati, con tutta una serie di disturbi generici caratterizzati da cefalea, debolezza fisica, lieve anoressia e febbre. Per il medico è tuttavia semplice giungere alla diagnosi della malattia ricorrendo alla palpazione del paziente e accorgendosi della presenza di una particolare  tumefazione delle ghiandole parotidi accompagnata dalla difficoltà riferita da parte del paziente di procedere ad una corretta masticazione, a causa del dolore vivo che avverte, associato spesso ad un fastidio acuito dalla deglutizione. Parliamo di una malattia benigna che di norma si risolve senza strascichi nel bambino.

L’adulto, alle prese con gli orecchioni, a cause dell’infezione virale che si è determinata rischia, nel caso di soggetti di sesso maschile, un’infiammazione dei testicoli, orchite, che se mal curata in particolari casi conduce il soggetto alla sterilità. Ciò spiega l’esigenza di ricorrere a cure tempestive ed efficaci di fronte ad una patologia del genere. L’esame ematologico, soprattutto nei soggetti di sesso maschile adulti, è in grado di fugare ogni eventuale dubbio diagnostico afferente alla malattia.


Terapia

La terapia degli orecchioni deve mirare al contrasto di quelle manifestazioni, per lo più caratterizzate dal dolore, dalla febbre e dal impedimento di quelle possibili infezioni batteriche opportunistiche che possono istaurarsi durante gli orecchioni. Per giungere a ciò, il medico prescrive farmaci quali gli antinfiammatori (FANS) che, solitamente, rispondono in maniera duplice, sia quali antidolorifici che antipiretici. Va benissimo in questo caso il ruolo esercitato dalla Tachipirina che, oltretutto, è poco gastrolesiva. La scelta dell’antibiotico più adatto, così come la necessità di prescriverlo, è compito del medico, sulla scorta dei sintomi riscontrati e delle condizioni generali del paziente. In qualche caso, sempre a discrezione del curante, è possibile orientare la terapia verso gli antivirali. Infine, stante la difficoltà del paziente ad assumere sostanze solide, per effetto della masticazione resa difficoltosa e della stessa deglutizione dolorosa, è possibile concordare con lui una dieta per lo più liquida, anche rispondendo alla necessità di idratare l’organismo che, a causa della febbre e dello stress causato dalla malattia, risente i disturbi determinati dalla disidratazione che va contrastata in maniera energica.

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