venerdì 29 giugno 2012

Sbadiglio: è più contagioso fra parenti ed amici


Facciamoci caso, quando siamo fra amici intimi e parenti stretti, siamo soliti far meno caso al fatto che  quando sbadigliamo l’atto inconsapevole è più facilmente imitabile rispetto a quando siamo con estranei meno contagiati da nostri sbadigli, quando ci sono. Che lo sbadiglio d’altro canto fosse contagioso non c’erano dubbi, che tale contagio potesse influenzare gli altri in particolar modo gli individui con i quali si è sviluppata una certa confidenza, è meno noto.




A giungere a quest’evidenza stavolta ci pensa uno studio condotto da Ivan Norscia ed Elisabetta Palagi, dell’Università di Pisa (Museo di storia naturale e del territorio) e dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Istc-Cnr) di Roma, pubblicato su PlosONE, che è giunto nella determinazione di ammettere che lo sbadiglio è una forma di contagio emotivo.



“Lo sbadiglio spontaneo, non sollecitato da altri sbadigli, è un comportamento evolutivamente molto antico, presente già nei pesci ossei che popolano il nostro pianeta da almeno 200 milioni di anni.
A seconda del gruppo animale nel quale si ritrova, può indicare stress, noia, stanchezza o segnalare un cambio di attività, ad esempio dal sonno alla veglia e viceversa”, spiega Elisabetta Palagi, dell'Unità di primatologia cognitiva dell’Istc-Cnr. “Lo sbadiglio ‘contagioso’ è un fenomeno completamente diverso, più ‘moderno’, dimostrato finora solo in alcune scimmie (scimpanzè e babbuini gelada) e nell’uomo e ipotizzato anche per animali con capacità cognitive e affettive sviluppate come il cane. Nell’essere umano normalmente lo sbadiglio può essere evocato da un altro sbadiglio entro 5 minuti”. Lo studio, sostenuto anche dal Giardino zoologico di Pistoia, dal Parco zoo Falconara (An) e dal Parco zoo Punta Verde di Lignano Sabbiadoro (Ud), si fonda su una rigorosa raccolta di dati etologici, effettuata nel corso di un anno su più di 100 adulti e corrispondenti a oltre 400 coppie di ‘sbadiglianti’, osservati nei contesti più disparati: durante i pasti, sul treno, al lavoro, etc. Le osservazioni, svolte in Italia e Madagascar, hanno coinvolto persone di diverse nazionalità e le coppie includevano persone tra loro sconosciute, conoscenti che si frequentano solo perché uniti da un terzo elemento comune, come il lavoro o un amico, amici che si frequentano per scelta, parenti stretti quali nonni/nipoti, genitori/figli, fratelli e compagni di vita.

“Un’analisi statistica basata su modelli lineari misti (Lmm, Glmm) ha rivelato che la presenza e la frequenza di contagio non è influenzata da differenze di contesto sociale o dalle modalità di percezione (sentire uno sbadiglio evoca una risposta tanto quanto vederlo, o vederlo e sentirlo), né da differenze di età, di genere o di nazionalità”, prosegue Ivan Norscia, dell’Università di Pisa. “Ciò che influenza il contagio è la qualità della relazione che lega chi sbadiglia e chi ‘riceve’. È più probabile che una persona ‘ricambi’ se ad aver sbadigliato è una persona amata. Lo studio rivela un trend preciso: il contagio è massimo tra familiari o coppie e diminuisce progressivamente tra amici, conoscenti e sconosciuti, in cui è minimo. Anche la latenza di risposta, cioè il tempo di reazione, è minore in familiari, amanti e amici rispetto a conoscenti o sconosciuti”.





Anche per lo sbadiglio vale con quanto evidenziato per altri fenomeni comportamentali, ovvero, che questi si sviluppino in determinate aree del cervello che vengono sollecitate dagli sbadigli degli altri e che sono in parte sovrapposte a quelle legate alla sfera emotiva, potendo così concludere  quindi, che lo sbadiglio può essere indice non solo di noia, ma di empatia.


FONTE Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr di Roma, Museo di storia naturale e del territorio dell’Università di Pisa

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