mercoledì 13 giugno 2012

Sclerosi Multipla: un altro tassello verso la guarigione grazie alle cellule staminali




La scienza si appresterebbe ad assestare un altro colpo alla temibile sclerosi multipla, in attesa di giungere alla cura definitiva della malattia e nel farlo scende in campo con le cellule staminali mesenchimali, ovvero, cellule staminali adulte facenti parte di diversi tessuti ed in grado di differenziarsi a seconda del tessuto di interesse.

Un altro tassello verso la guarigione grazie al lavoro congiunto di un gruppo di ricerca guidato dal neurologo Antonio Uccelli, dell’Università di Genova, che ha  pubblicato gli esiti del loro lavoro su Pnas. Secondo il delicato lavoro scientifico è possibile iniziare la sperimentazione in umana già a partire dal prossimo anno.  

Per meglio intendere la ricerca dell’Università di Genova, dobbiamo iniziare a pensare che le cellule staminali mesenchimali non sono soltanto in grado di partecipare alla ricostruzione del tessuto quando perso. Pensiamo ad esempio al tessuto osseo andato perduto dopo un trauma o una neoplasia. L’altra caratteristica di queste cellule è quella di interagire con il sistema immunitario, modulandolo. Lo studio cui si fa riferimento aggiunge un’ulteriore conoscenza a questo sofisticato meccanismo di interazione fra le cellule staminali e il sistema immunitario.
Per comprendere cosa accade, dobbiamo guardare alla “posta in gioco” nello specifico, ovvero, alla presenza di due tipi di cellule immunitarie, le cellule dendritiche ed i linfociti T. Le cellule dendritiche hanno il compito di far maturare i linfociti T che si oppongono all’ingresso nell’organismo di corpi estranei mettendo in atto le note risposte immunitarie. La maturazione di tali cellule avviene dentro i linfonodi. A questo punto si entra nel vivo del lavoro scientifico genovese. Ovvero, i ricercatori, agendo sui topi, hanno iniettato cellule staminali mesenchimali. «Abbiamo scoperto che nei topi queste cellule bloccano il trasferimento delle cellule dendritiche nei linfonodi, impedendo di conseguenza la maturazione dei linfociti», racconta Uccelli. «Inoltre, abbiamo osservato che questo meccanismo è pressoche immediato e si compie nel giro di pochi secondi dall’iniezione».

Il primo impiego di un tale trattamento che ci viene in mente è nella lotta alle malattie autoimmuni, dove è proprio l’infiammazione a preoccupare il paziente ed è proprio l’infiammazione che con il ricorso a queste cellule staminali può mitigarsi, tant’è che una strada che si vuol intraprendere con queste cellule è volta alla cura  dell’artrite reumatoide, della  colite ulcerosa, del lupus eritematoso sistemico, note patologie autoimmuni. L’algro campo di interesse è, ovviamente, la sclerosi multipla, visto che il fine di questo lavoro scientifico era volto proprio alla cura di questa malattia che, ricordiamo, è anch’essa una malattia autoimmune che vede coinvolto il rivestimento che copre le cellule del sistema nervoso che viene distrutto proprio dalle cellule immunitarie dell’organismo.
«I dati raccolti finora per tutte queste condizioni ci dicono che le staminali mesenchimali esercitano una doppia funzione: immunomodulante e antinfiammatoria da una parte e di protezione del tessuto colpito, per esempio quello nervoso nel caso della sclerosi multipla, dall’altra», precisa Uccelli. In particolare, sembra che le staminali mesenchimali proteggano da fenomeni di morte cellulare e promuovano il rilascio di sostanze nutritive e il reclutamento di cellule staminali specifiche per il tessuto in questione. «Ovviamente parliamo del tessuto sano: per quello già distrutto c’è poco da fare».
Si diceva che la sperimentazione in umana con questo trattamento inizierà il prossimo anno e proprio allora, verranno arruolati 150 pazienti in tutta Europa e in America. Ci riferiamo a pazienti che fino adesso non hanno ottenuto alcun beneficio dall’attuale terapia loro praticata e, a detta di Uccelli…. «Nei primi sei mesi metà dei partecipanti riceverà un’infusione di staminali mesenchimali e l’altra metà un’infusione “finta”, del solo terreno di coltura delle cellule. Nei restanti sei mesi si invertiranno le parti. In questo modo tutti saranno trattati, ma disporremo comunque sempre di un controllo non trattato».

L’obiettivo finale è valutare se la terapia a base di cellule staminali mesenchimali può essere d’aiuto nel combattere la malattia, ciò senza alimentare però false speranze «Non ci aspettiamo miracoli: semplicemente, un’opzione in più per pazienti che non rispondono ad altri trattamenti». Per questo il neurologo consiglia vivamente di diffidare da chi promette risultati eclatanti, come fanno alcune cliniche all’estero, che offrono già terapie a base di staminali mesenchimali.

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