lunedì 23 luglio 2012

Artrite Reumatoide: parliamone ancora

Questo articolo è stato offerto da Gillette


Artrite reumatoide, una delle più temibili malattie autoimmuni ma che oggi fa sicuramente meno paura di un tempo quando tale patologia finiva con l’invalidare del tutto il paziente esponendolo, fra l’altro, a tutta una serie di rischi per la sua stessa vita, nella inconsapevolezza della medicina di un tempo riguardo quest’altro aspetto della malattia.

Prima arriva la diagnosi meglio è

Una delle prime tappe nell’approccio alla malattia è rappresentato dalla diagnosi precoce, visto che potersi accorgere della malattia per tempo, da la garanzia di poter fronteggiare la patologia. Ricordiamo che l’artrite reumatoide nella sola Italia riguarda qualcosa come 300 mila persone e nel mondo a soffrirne sono 21 milioni di pazienti. Si capisce bene che oggi la conoscenza di questa patologia è di gran lunga più ampia ed il rischio di non poterla diagnosticare in tempo è sempre minore. Bisogna ricordare che parliamo di una malattia che privilegia le donne, soprattutto nella fascia d’età compresa fra 40 e 60 anni, fermo però il fatto che la malattia può manifestarsi a tutte le età.

La necessità di diagnosticare precocemente l’Artrite Reumatoide è importante perché proprio all’esordio della patologia si palesano i danni peggiori a carico delle articolazioni. Resta però il fatto che ancora oggi un paziente su quattro riceve una diagnosi tardiva, anche dopo due anni dall’esordio della patologia con tutto ciò che ne consegue, basti solo pensare che secondo i reumatologi, diagnosticare dopo due anni tale malattia significa subire un grado di inabilità che può giungere anche al 30%.

Sintomatologia dell’artrite reumatoide


Per poter agevolare il compito del medico indirizzandolo verso la diagnosi di artrite reumatoide sottoponendo per tempo il paziente verso quella serie di controlli basilari in grado di fare prima possibile luce sulla patologia, bisogna tenere d’occhio questi sintomi. Per prima cosa il paziente avverte gonfiore alle articolazioni, a cominciare dalle mani associato al dolore con limitazione dei movimenti anche perché sovente le zone del corpo colpite migrano dalle mani ai polsi e spesso anche ai piedi. Un sintomo da non sottovalutare è quello rappresentato dal fatto che il problema coinvolge entrambe le mani, entrambi i polsi, entrambi i piedi con dolenzia soprattutto notturna e al risveglio, almeno nei primi periodi della malattia.

E, si badi bene, non parliamo di un fastidio sporadico visto che il paziente riferisce tali sintomi per lunghi periodi, che possono durare anche un mese di fila per poi assistere a lievi remissioni seguiti da ingravescenza dei sintomi in un altalenarsi di sofferenze che rende penosa la vita del paziente affetto da artrite reumatoide. Spesso a tutti questi sintomi si associano febbre, spossatezza e tutto un corollario di altri sintomi spesso soggettivi da paziente a paziente a seconda il grado raggiunto dalla malattia. La figura del medico reumatologo diviene centrale dunque nel contesto di una patologia tanto grave e insidiosa.

Cos’è l’artrite reumatoide

Semplificando la cosa, diciamo che l’artrite reumatoide, essendo una malattia autoimmune al pari delle altre, si basa su un errore del nostro sistema immunitario che finisce con l’autoattaccarsi e, dunque, sono le nostre stesse difese che attaccano le articolazioni infiammandole in modo cronico. A lungo andare tali processi infiammatori sono causa di vere e proprie distruzione delle strutture. Ciò giustifica il dolore, il gonfiore e l’impossibilità di movimento. Da ricordare che nei pazienti più anziani la malattia si associa a condizioni quali l’osteoporosi ed il declino del paziente si fa più veloce.

I metodi diagnostici

Oltre all’importanza rivestita dall’anamnesi con la raccolta dei dati del paziente, ricordando che la predisposizione familiare per questo tipo di malattie è importante, vista l’alta incidenza della patologia nell’ambito dello stesso gruppo familiare, il resto utile ad indirizzare verso la diagnosi è affidato alla radiologia, soprattutto indirizzando l’esame alle articolazioni superiori al fine di indirizzare il medico verso l’individuazione di quei danni che la malattia abbia o stia determinando. La ricerca di anticorpi ematici specifici, i cosidetti fattori reumatoidi, oltre al fatto di assistere a valori ematici più generici, quasi sempre alterati in maniera significativa.

Riveste importanza fondamentale la visita reumatologica, considerato il ruolo centrale che lo specialista riveste nella diagnosi e nell’individuazione di quei danni funzionali che la patologia sta già arrecando al malato.

Come si cura l’artrite reumatoide


L’approccio terapeutico dell’artrite reumatoide considera quei farmaci che a titolo diverso intervengono sui sintomi, dolore in primis e sulla riduzione dell’infiammazione. Ovvio che per questa ragione si utilizzano i cosiddetti Fans (farmaci antinfiammatori non steroidei) utili nel controllo della sintomatologia dolorosa e nella riduzione del gonfiore annesso all’infiammazione stessa. Spesso la loro azione però dev’essere affiancata dai corticosteroidi, gli antinfiammatori per eccellenza che però andranno calibrati in base alle esigenze del paziente e con i limiti imposti a tali sostanze per via dei tanti effetti collaterali di cui sono capaci. In passato si utilizzavano altri farmaci, compresi i Sali d’oro che però si tende a confinare il più possibile per via degli effetti pesanti a livello dei reni. L’utilizzo di farmaci antimalarici (Plaquenil) è indicato, anche se il suo utilizzo è limitato dalla lentezza dell’azione e dai danni che il farmaco può determinare a livello degli occhi. Un altro farmaco ancora utilizzato è il metotrexato che in associazione o meno con alcuni farmaci di cui sopra presenta una buona tollerabilità per il paziente, una buona efficacia e, oltretutto, oggi è anche somministrabile sottocute anzicchè in muscolo come accadeva fino a qualche tempo fa.

I farmaci biologici, la risposta a volte definitiva

Ma è da circa dieci anni che si sono fatti strada i farmaci biologici, via, via, andatisi perfezionando nel tempo e che sembrano rappresentare la nuova frontiera per queste e altre malattie autoimmuni che, oltretutto, un  po’ a sorpresa si sono rivelati utili anche contro molte malattie neoplastiche, tumori. L’utilizzo di tali sostanze nelle malattie autoimmuni è indicato per periodi lunghissimi, spesso il paziente deve assumerli a vita a stretto controllo medico intervallando alle cure periodi di sospensione del trattamento. Il grosso limite di tali sostanze è dovuto al fatto che essendo farmaci “giovani”, non si è ancora in grado di ipotizzare gli effetti a distanza di tali sostanze, poiché non si dispone di una letteratura specifica nel merito. Fermo il fatto che la medicina moderna è molto ottimista sulla tollerabilità di tali sostanze anche nel tempo visti i perfezionamenti che si stanno operando. Restano i limiti dei costi, elevatissimi, che a volte limitano l’utilizzo dei biologici.

Ma cosa sono i farmaci biologici

A dispetto del nome, un farmaco biologico non è un farmaco naturale o estratto da sostanze naturali. Sono biologici quei farmaci che, di fatto, nascono in laboratorio. Ci si riferisce ai cosiddetti anticorpi monoclonali elaborati con la tecnica della biologia molecolare al punto che risultano sempre più simili agli anticorpi reali, oppure, parliamo di una proteina riprogrammata al bisogno in modo da veicolarla contro un bersaglio riconosciuto, alla stregua di quanto si fa con le cosiddette “bombe intelligenti”.  Tali sostanze agiscono sul fattore di crescita tumorale, una citochina coinvolta nella infiammazione sistemica ed è membro di un gruppo di citochine che stimolano la reazione della fase acuta. Attaccando le citochine si arresta in qualche modo l’infiammazione rendendo qualitativamente migliore la vita del paziente affrancandolo in parte dall’infiammazione alle articolazioni in special modo e, soprattutto, prevenendo la distruzione delle strutture nel tempo. Ecco perché è importante quanto mai la diagnosi precoce al pari della cura. Il futuro sarà rappresentato da quel farmaco biologico tanto perfezionato da essere costruito sulle caratteristiche del singolo paziente.

Purtroppo in Italia, a causa degli alti costi dei biologici, nonostante la ricerca made in Italy verso queste sostanze sia all’avanguardia e molti farmaci biologici si devono proprio a noi, su cento pazienti affetti da malattie autoimmuni, artrite reumatoide compresa, tali sostanze vengono somministrate a soli dieci pazienti a causa degli alti costi Nel resto d’Europa, per lo meno in quelle nazioni simili a noi, Francia, Regno Unito, Germania, su cento pazienti i biologici vengono utilizzati su trenta malati, ovvero in maniera tripla rispetto a noi. Un gap che ci si augura venga superato dalla consapevolezza che, sovente, solo i biologici possono risolvere in qualche modo la grave malattia autoimmune.

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