venerdì 27 luglio 2012

Autismo: e se la causa dipendesse da alcuni ormoni?




Una strada tutta da percorrere nel trattamento dell’autismo ci giunge dal Cnr che in un modello sperimentale animale avrebbe dimostrato come due importanti ormoni, quali la vasopressina e l’ossitocina, controllerebbero il comportamento sociale e cognitivo di un soggetto affetto, appunto, da autismo.

A giungere a tale conclusione, ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di Milano, in collaborazione con le università di Milano - Statale, Bicocca e Politecnico - dell’Insubria e quella giapponese di Tohoku, che hanno evidenziato come gli ormoni Ot e Avp mostrano un’elevata capacità di influire positivamente, su difetti sia di socialità sia di flessibilità cognitiva, in individui adulti, cioè termine dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso.

Gli scienziati hanno osservato come topi da laboratorio privati del recettore Ot nel sistema nervoso centrale ripropongono una sorta di autismo indotto con deficit delle interazioni sociali, anomalie della comunicazione, rigidità cognitiva e interessi ristretti. La particolarità è che tali topolini non familiarizzano con gli altri e non riconoscono un loro simile anche se già conosciuto. Oltretutto, come spiega Mariaelvina Sala dell’Università Statale di Milano. “gli animali presentano deficit molto caratteristici di flessibilità cognitiva: sono capaci di apprendere un compito in maniera molto efficiente, ma una volta appreso non sono in grado di abbandonarlo per acquisirne uno nuovo al cambiare delle condizioni ambientali, dimostrando una peculiare rigidità cognitiva. Abbiamo notato anche che gli animali sono più aggressivi e, se trattati con dosi normalmente inefficaci di agenti farmacologici convulsivanti, rispondono con crisi di tipo epilettico, manifestazioni queste frequentemente associate alla sintomatologia autistica, che indicano un aumento della loro eccitabilità cerebrale di base”. 

La possibile soluzione al problema potrebbe essere la somministrazione di ossitocina e vasopressina anche in quei soggetti animali adulti che presentano un autismo indotto. “Questa capacità è di grande rilevanza perché indica che il sistema Ot/Avp è altamente plastico e capace di modulare l’attività di processi cognitivi complessi anche dopo il completamento dello sviluppo del sistema nervoso”, prosegue Marco Parenti dell’università Bicocca di Milano. “I nostri dati indicano che tale capacità risiede nella proprietà dei due neuro peptidi di intervenire nei processi cellulari coinvolti nella definizione dello sviluppo in senso inibitorio o eccitatorio di determinate sinapsi e quindi nel determinare l’equilibrio eccitazione/inibizione neuronale,fondamentale per il corretto funzionamento del cervello”. Anche gli esami elettroencefalografici sugli animali avrebbero dimostrato il miglioramento della sintomatologia negli animali trattati.

 “I risultati del nostro studio”, conclude Bice Chini, “sono importanti perché, dimostrando che deficit comportamentali e cognitivi legati a un’alterazione dell’eccitabilità neuronale in età evolutiva possono essere modulati in età adulta dai due Ot ed Avp, preludono a potenziali nuovi approcci terapeutici basati sull’uso di queste molecole”.

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