giovedì 19 luglio 2012

Infarto: anche l'uomo ha il suo santo protettore!



Fino adesso quando ci si riferisce all’“ombrello protettivo” della donna nei confronti delle malattie cardiovascolari e non solo, si è fatto cenno a quegli ormoni secreti durante il periodo fertile dalla donna stessa mancati i quali con la menopausa, i rischi cui la donna si espone sono uguali se non addirittura maggiori a quelli corsi dall’uomo durante tutta la propria esistenza, con punte di rischio che si elevano nella fascia d’età che va dai 45 ai 55 anni. Ma se anche per l’uomo la natura avesse pensato ad un ombrello protettivo?

Secondo recenti studi portati avanti dalla Società Italiana di Andrologia, anche il maschio avrebbe il suo “Santo protettore”, grazie al ruolo detenuto da un ormone che si ritrova in maggior misura nell’uomo rispetto alla donna qual è il testosterone. Gli esperti andrologi non avrebbero più dubbi, se l’uomo, in particolar modo dopo i 50 anni, rivolgesse la propria attenzione ai valori di tale ormone, stando attento a che questi non vadano mai al di sotto dei livelli di guardia, potrebbe avere la speranza di invecchiare bene e di prevenire le temibilissime malattie cardiovascolari, infarti ma anche ictus, spesso con conseguenze infauste.

Tale inedita constatazione potrebbe aprire la strada a nuovi scenari preventivi, dove la ricerca dei valori dell’ormone potrebbe essere inserita nei normali screening di controllo consigliati al sesso maschile. Non hanno più dubbi, a proposito del ruolo protettivo del principale ormone sessuale maschile, studiosi del calibro di Bruno Giammusso, Responsabile dell’Unità Operativa di Andrologia dell’Università di Catania e Segretario della SIA - Società Italiana di Andrologia, il quale annette non solo importanza al testosterone nell’ambito del ruolo che la stessa sostanza esercita nella funzione sessuale e della riproduzione, un ruolo questo ampiamente dimostrato, ma, per quanto concerne le nuove acquisizioni, al ruolo che lo stesso ormone si sarebbe ritagliato quale scudo contro le gravi patologie cui il sesso “forte” è funestato dopo una certa età. Tanto è vero che la cosiddetta andropausa, che coincide con il calo del testosterone nell’uomo non più giovanissimo, è sovente accompagnata da quelle manifestazioni, alcune patologiche, quali possono essere l’obesità, il diabete, con tutto quanto annesso, a partire dagli infarti e culminando con l’ictus.

Grazie agli studi condotti ultimamente, il testosterone sarebbe capace di creare quella vasodilatazione a livello di arterie fondamentali come l’aorta e dunque prevenendo quelle malattie che possono confidare proprio sulla possibilità di poter contare su un’espansione delle arterie, come si evidenzierebbe in quei pazienti dove la sofferenza cardiaca potrebbe ricondursi proprio alla scarsa concentrazione del testosterone in questi malati. Ma c’è di più, atteso che si sarebbe stabilito che l’andropausa sia foriera di diverse patologie, quali di fatto il diabete e considerato che in questa fase della vita dell’uomo si assiste al calo dei valori di testosterone, potrebbe anche spiegarsi in questo modo il peggioramento della malattia diabetica in quei pazienti laddove si sia assistito ad un calo importante dei livelli dell’ormone nel sangue di queste persone capace di peggiorare il recupero della glicemia da parte dell’organismo e la secrezione di insulina da parte del pancreas, anche in funzione di un inedito ruolo svolto dal testosterone nei confronti della cellula pancreatica produttrice  di insulina, come dimostrerebbe uno studio messicano collaterale.

Ma la ricerca della Società Italiana di Andrologia avrebbe anche dimostrato che il principale ormone sessuale maschile svolge anche un’altra funzione di tipo antiossidativo. Ovvero, si oppone allo sviluppo di quei radicali liberi in grado di provocare invecchiamento precoce esponendo il soggetto alle malattie. Lo dimostra anche la constatazione di come, laddove tale sostanza sia inserita all’interno di un  programma terapeutico, le performance della persona che si sia sottoposta a cura con testosterone sono migliorate.


Eppure, il calo del testosterone nell’uomo oltre una certa soglia d’età è un fenomeno molto comune, visto che dopo i 45 anni si assiste ad una caduta di tale ormone in 40 uomini su cento. Uno studio effettuato dal Dipartimento di Fisiopatologia Clinica dell’Università di Firenze e condotto su 1.806 uomini punta proprio il dito sull’evidenza di come nel 20% degli uomini che manifestavano intorno ai 50 anni di età sintomi quali alterazioni del sonno, irritabilità, sudorazioni, riduzione della forza muscolare, umore depresso, si erano osservati cali di testosterone in forma di grado medio severo. Nei soggetti dove la carenza di tale ormone era ancora più severa, si assisteva nel 31% dei casi a calo della libido e nel 44,7% dei casi, al calo delle prestazioni sessuali. Ma attenzione, avvertono i ricercatori. Il testosterone va corretto quando sia acclarato che il soggetto sia carente dell’ormone e non laddove si vogliano migliorare le proprie prestazioni, indipendentemente dalla quota di testosterone detenuta nel sangue.

"Somministrare testosterone a un soggetto con normali valori ormonali –ha dichiarato  Giammusso - non produce alcun miglioramento del quadro metabolico e cardiovascolare, ma rappresenta al contrario un potenziale rischio di effetti collaterali”. Per non contare che la valutazione circa l’esigenza di introdurre l’ormone dall’esterno è solo affidata al medico che “  porrà anzitutto le indicazioni, sulla base di un semplice esame del sangue, ed effettuerà le valutazioni necessarie per escludere le principali controindicazioni: tumore della prostata, policitemia (eccessivo numero di globuli rossi nel sangue), apnea notturna”, ha concluso il ricercatore.


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