domenica 16 settembre 2012

Ictus: riconoscerlo in tempo può salvare la vita


In Italia si verificano qualcosa come 200 mila nuovi casi di ictus, una condizione clinica grave in grado di evolvere infaustamente in breve tempo. Parlando di ictus ci riferiamo a quella manifestazione patologica conseguenza di un’ostruzione di un vaso con relativo mancato afflusso di sangue e ossigeno nel distretto interessato, per lo più cerebrale. Le conseguenze sono variabili perché dipendenti da diversi fattori, primo fra tutti, l’area ischemica che ha subito l’insulto, così come importante è anche l’eventuale impossibilità che il sangue abbia avuto di irrorare i tessuti dopo un primo fatto ischemico. Il risultato è che in Italia i decessi per ictus o per le conseguenze di esso, si collocano come terza causa di morte, dopo gli infarti, annoverando tutte le patologie cardiovascolari e i tumori. Ma c’è anche di più. Nel nostro Paese, a causa dell’ictus, un numero imponente di pazienti resta invalido in maniera permanente, al punto che gli ictus rappresentano la prima causa di invalidità

Chi colpisce l’ictus

Come abbiamo visto l’ictus può colpire chiunque e a tutte le età. Resta però il fatto che, generalmente, interessati al problema sono per lo più le persone di età superiore ai 65 anni, ciò potrebbe riguardare 75 anziani su cento, il restante 15% dei pazienti può essere colpito anche prima della soglia dei 65 anni. Gli uomini sono più esposti delle donne a tale condizione clinica, così’ come, intorno agli 85 anni d’età, il rischio di incorrere in un ictus si eleva in modo significativo.

I tipi di ictus

Siamo soliti considerare l’ictus in una sola forma ed invece, potendo verificarsi un’ostruzione che impedisce al sangue di veicolare, in distretti diversi dell’organismo, è più corretto classificare tale condizione in almeno tre tipologie che si differenziano per sintomatologia, età, sesso e prognosi.

L’ictus ischemico

E’ la forma più diffusa. In questo caso a seguito di un’ostruzione a carico di un vaso si è determinata una sofferenza dei tessuti andati incontro alla mancata irrorazione ematica e dunque un’ischemia, ovvero, una mancanza temporanea o definitiva di sangue e relativo ossigeno a danno di un tessuto. E’ la forma più diffusa che riguarda per lo più il sesso maschile, senza pensare assolutamente che quello femminile ne sia esente e, generalmente, è più frequente oltre i 70 anni d’età.

Ictus di tipo emorragico

Almeno due casi su dieci di ictus è ascrivibile a questa forma che privilegia ancora una volta gli uomini e si palesa in soggetti adulti. Tale forma generalmente è causata da una emorragia intraparenchimale, ovvero, nel tentativo effettuato dall’organismo di liberarsi dall’ostruzione, questa ha determinato una rottura di un vaso con relativa fuoriuscita di sangue. E’ più noto come emorragia cerebrale che è generalmente causata dall’ipertensione arteriosa.

Emorraggia subaracnoidea

Un’altra forma di ictus è rappresentata dalla cosiddetta emorragia sub aracnoidea, che tende a privilegiare le donne e, comunque non solo loro, intorno ai 50 anni d’età e dopo la menopausa. Tale condizioni patologica tuttavia è più complessa annoverando in essa anche situazioni patologiche afferenti ad aneurismi cerebrali ed in questo caso l’età di insorgenza per entrambi i sessi si abbassa anche di molto, potendovi ricorrere entrambi intorno ai 35 fino ai 65 anni d’età, ricordando che cinque pazienti su cento che siano andati incontro ad un’emorragia sub aracnoidea potrebbe essere affetto da un aneurisma.

L’aneurisma è una condizione clinica che denuncia un difetto congenito della parete arteriosa che in quel tratto appare più debole e che a lungo andare, soprattutto in presenza di continui rialzi pressori, può rompersi improvvisamente determinando la fuoriuscita di sangue che, a livello cerebrale finisce con l’invadere il cervello comprimendolo e determinandone la perdita della sua funzione fisiologica e, di conseguenza, determinando nel paziente la morte, spesso improvvisa, o il coma. Lo stesso effetto, ma per cause diverse, si può avere quando la mancata irrorazione del cervello avviene a causa di un’ emorragia che si sia verificata a carico di un vaso ma che abbia determinato per il cervello una mancata irrorazione sanguigna.

La prevenzione

Non esiste un’ “arma” in grado di prevenire in toto gli ictus. Esistono invece forme di prevenzione basate anche su stili di vita adeguati che possono da una parte prevenire l’evento, dall’altra limitarne gli effetti. Senza addentrarci troppo in questo argomento, ricordiamo che l’attenzione alla pressione arteriosa attivandosi affinchè non si alzi, è già un’ottima arma a disposizione per prevenire l’ictus. Stessa cosa vale per il controllo della glicemia, atteso che il diabete è causa indiretta di questo tipo di eventi patologici, considerato che le malattie metaboliche, diabete in testa, sono causa di accumuli nel tempo di colesterolo che va a depositarsi a livello cerebrale riducendo il lume di quei vasi che portano sangue al cervello. Stress, fumo, eccesso di alcol, sono fattori di rischio importanti di ictus e malattie correlate.

Riconoscere un ictus

In presenza di un ictus, o ancor meglio, al sopraggiungere di un tale evento, esistono segnali precisi che i medici conoscono bene tant’è che un errore diagnostico in questi casi è limitato al 5% dei casi. Ma ognuno di noi può essere in grado di interpretare su di sé o sugli altri il sopraggiungere di un ictus. Farlo per tempo è determinante ai fini delle terapie da adottare, stante l’importanza basilare della tempestività delle cure, considerato che un paziente in preda ad un ictus sul quale si sia intervenuto entro le tre/sei ore, ha più possibilità di riprendersi sia pure residuando reliquati, a seconda della gravità dell’ictus. Così come soltanto con una diagnosi quanto più immediata e relativo trattamento è possibile, pur con i limiti dettati dalla gravità della situazione, scongiurare l’eventualità di un decesso. Ciò per dire, che di fronte ad un sospetto anche remoto che si stia verificando un ictus, è necessario rivolgersi presso un centro medico, per lo più Pronto Soccorso, nel minor tempo possibile. Ciò vale anche in quei casi in cui i sintomi siano sfumati.

L’ictus si manifesta così

Occorre una precisazione. Nonostante vi sia una sequela si sintomi ben precisi che potrebbero ascriversi all’insorgenza di un ictus, sono presenti a volte sintomi più sfumati che pur non presentando in toto le caratteristiche dell’evento, potrebbero anticiparne l’esordio. Di norma, però, un paziente in preda ad un attacco ischemico si presenta con segni plateali che occorre conoscere. Non serve ritenere necessario ricordare cinque, sei sintomi insieme per pensare ad un ictus. A volte, uno o due sintomi sono sufficienti per poter immaginare il sopraggiungere dell’evento

Difficoltà a farsi capire

In medicina si definisce disartria la condizione che è anche dell’afasia e che si manifesta con disturbi del linguaggio del paziente. Tali disturbi sovente si presentano improvvisamente e constano nella difficoltà a pronunciare le parole, fatto questo che va peggiorando al trascorrere del tempo, tale difficoltà si accentua anche nell’articolazione di un periodo verbale e chi ascolta avverte le parole percepite come biascicate fino a divenire incomprensibili.


Difficoltà a comprendere

Il paziente in preda ad un ictus ha difficoltà sempre più marcate a comprendere ciò che gli state chiedendo. Oltretutto, durante la crisi, perde l’orientamento e la cognizione del tempo.

Difficoltà sensoriali

Spesso il malato accompagna o meno ai sintomi di cui sopra anche evidenti difficoltà di tipo sensoriale caratterizzate dalla perdita di sensibilità al braccio, e/o alla mano e/o alla gamba e/o al piede sinistro o destro, aggravati sovente dalla intervenuta debolezza muscolare che gli impedisce di muovere l’arto.

Il mal di testa

Attenzione anche ad un mal di testa improvviso e di intensità elevata o, addirittura elevatissima. Anche questo può essere un sintomo, anche singolo, del sopraggiungere di un ictus.

Difficoltà della visione, perdita di equilibrio

Il paziente riferisce di non vedere bene oggetti di fronte a lui. Tale evenienza è per lo più improvvisa e tende ad aggravarsi di lì  a poco. Se è vero che la visione confusa di ciò che sta attorno al paziente e generalmente circoscritta ad un solo occhio, vero è anche che, stante l’evolversi della sintomatologia, non è escluso che la persona vittima di un ictus, soffra di un’alterazione della visione a carico di entrambi gli occhi.

Capogiri, vertigini, senso di nausea, perdita dell’equilibrio, svenimenti sono sintomi importanti che spesso si sovrappongono a quelli appena visti.

Il TIA

Fino ad un trentennio fa di fronte ad un TIA si tendeva a sottovalutare l’evento prevedendo per il paziente il riposo assoluto per qualche settimana e la somministrazione di farmaci dell’epoca che spesso aggravano la situazione. Oggi il TIA (Transient Ischemic Attack) è ritenuto un evento tutt’altro che secondario, anche se nella pratica spesso tende a risolversi senza lasciare particolari strascichi nel paziente.

Un TIA ha caratteristiche, in ambito ai sintomi, in qualche modo sovrapponibili all’ictus ed infatti viene definito piccolo ictus causato da un transitorio evento ischemico, ovvero, una momentanea mancanza di sangue al cervello causata da diversi fattori, come può essere una piccola ostruzione arteriosa a livello cerebrale. Ciò che differenzia il TIA dall’ictus è spesso l’individuazione di un numero di sintomi minori cui va incontro il paziente, così come sovente i sintomi sono meno marcati e dunque più sfumati e di difficile comprensione sia per il malato che per chi gli sta accanto. Ciò tuttavia non deve autorizzare nessuno ad assumere un comportamento più blando nei confronti di una tale evenienza. Ciò in quanto è ormai assodato che un TIA è quasi sempre l’anticamera di un ictus anche devastante e non solo. Recenti studi hanno ritenuto che le possibilità che un paziente in preda ad un TIA vada incontro ad un ictus entro le ventiquattr’ore o entro un anno dalla prima crisi, siano elevatissime.

Cosa fare

Le cose da fare sono pochissime ma imprescindibili, sia di fronte ad un ictus che di fronte ad un Tia, sia che ad essere colpiti sia lo stesso paziente che magari sia solo al sopraggiungere dell’evento, sia che si tratti di altre persone che gli stiano accanto. La prima cosa è non perdere tempo e chiamare il 118, senza però allarmare con comportamenti inconsulti o scomposti il paziente. Sarà l’equipaggio dell’ambulanza a decidere il reparto più idoneo dove trasferire il malato. Non perdere tempo significa anche non indugiare con provvedimenti empirici quale ad esempio, consigliare l’assunzione di bevande zuccherate, l’assunzione di posizioni del corpo ritenute più agevoli etc. E’ sempre indispensabile il ricovero anche in quei casi apparentemente meno gravi. Se invece il paziente è solo in casa e avverte il sopraggiungere di una di queste manifestazioni patologiche, dovrà rintracciare immediatamente i soccorsi ed al contempo, chiedere l’aiuto di un vicino, ad esempio, affinchè possa agevolare l’arrivo dei soccorsi. Da ricordare che il 118 va chiamato immediatamente senza augurarsi che i sintomi migliorino. Ciò perché, di fronte ad una sintomatologia che preluda l’arrivo di un ictus, il rischio è quello di perdere conoscenza e di non essere più in grado di allertare alcun soccorso!



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