domenica 16 settembre 2012

Melanoma: altre speranze di cura del devastante tumore


Si aprono nuovi nella cura di uno dei più aggressivi tumori quale di fatto è il melanoma, la gravissima malattia ad esito infausto diffusa nella popolazione umana a tutte le età e soprattutto laddove ci si esponga per troppo tempo e senza difese all’azione diretta di raggi solari e lampade abbronzantiEpidemiologicamente parlando, il melanoma è meno frequente nelle donne rispetto agli uomini, mentre le età di incidenza massima vanno da 35 ai 65 anni (raro in adolescenza ed età infantile). E' 17 volte più frequente nei soggetti con pelle chiara e nel 5% dei casi si presenta con lesioni multiple. In occidente negli uomini colpisce prevalentemente il tronco mentre nella donna gli arti, il collo, il cuoio capelluto e il volto. Negli uomini di colore si riscontra perlopiù nella pianta dei piedi (eziologia traumatica).

A livello mondiale, si stima che nell’ultimo decennio il melanoma cutaneo abbia raggiunto i 100.000 nuovi casi l’anno: un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente. In Italia la stima dei melanomi e dei decessi ad essi attribuiti, è tuttora approssimativa: si aggira attorno a 7.000 casi l’anno. Si comprende bene di quanto grave sia la malattia, per questo ogni notizia relativa a qualche scoperta scientifica volta a migliorare la prognosi dei pazienti è quanto mai salutata con gioia!

La notizia ci viene dalla Svizzera, dove la Roche, una delle aziende farmaceutiche più importanti e note, ci fa sapere di essere giunta a dei primi risultati positivi raggiunti con una inedita terapia in grado di elargire ai malati di melanoma un allungamento significativo della vita, contestualmente ad analogo periodo in cui si arresta la progressione della malattia. Lo studio che ha portato a tale risultato si chiama Brim3 su Rg7204 (Plx4032) che, messo a confronto con l’attuale trattamento fino ad oggi risultato più aggiornato, ovvero, la somministrazione con dacarbazina, ha permesso di assistere ad una maggiore sopravvivenza dei pazienti i quali hanno anche giovato  di un periodo maggiore di assenza di progressione della patologia.

Il trattamento di cui allo Studio Brim3 su Rg7204 (Plx4032), deve il suo successo al fatto che agisce sulla mutazione della proteina Braf, risultata importante e attenzionata con cura dagli scienziati perché la sua mutazione si accompagna alle forme più aggressive di melanoma.  Il profilo di sicurezza del prodotto è apparso in linea con quello emerso da studi precedenti. "Per la prima volta - sottolinea Hal Barron, Chief Medical Officer e capo del Global Product Development di Roche - una terapia personalizzata sperimentale mostra un significativo beneficio in termini di sopravvivenza nel melanoma metastatico. Un importante passo avanti per i pazienti affetti dalla malattia con mutazione del Braf V600, che attualmente hanno opzioni terapeutiche veramente limitate".


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