domenica 23 settembre 2012

Osteoporosi: c'è molto da fare prima che invalidi la persona


Cominciamo col dire che quattro donne su dieci alla fine dell’età fertile rischiano una frattura a causa della menopausa e conseguente maggiore fragilità delle ossa. Conti alla mano, tale percentuale deve leggersi nella sola Europa, con un numero impressionante di donne che subiscono una frattura, in totale sono quasi 4 milioni, di cui meno di un milione subisce la frattura del femore. Se poi il dato lo riferiamo alla sola Italia, contiamo 270 mila fratture di cui 90 mila del femore, la restante parte patisce fratture ad altri distretti ossei. Se quantitifichiamo il dato economico di una tale situazione, scopriamo che tali fratture ossee costano alla collettività italiana oltre un miliardo di euro per spese di ricovero, riabilitazione e altro.

Chi riteneva che si fratturava più facilmente la donna grassa rispetto a quella magra, in età menopausale, si sbagliava. A finire dall’ortopedico è più la donna esile che oppone meno resistenza agli urti, così come ha più possibilità di incorrere in fratture ossee la persona sedentaria che fuma, peggio ancora se beve, che soffre di ipertensione, di ipertiroidismo e che spesso è pure depressa. A proposito di quest’ultima condizione patologica, ovvero la depressione, non si può non annettere importanza a quei farmaci assunti durante la malattia che possono causare capogiri e mancamenti e dunque cadute e conseguenti fratture ossee.

I primi rimedi contro l’osteoporosi

Secondo la «Carta di rischio» elaborata dal Congresso mondiale sull'Osteoporosi, con l'indicazione dei comportamenti utili per contrastare questo rischio, si raccomanda alle donne di assumere calcio e vitamina D, regolando in questo modo l’alimentazione a favore di cibi come latte, salmone, alici, ricotta di mucca, frutta secca e verdura a cappuccio, qualora non vi siano eventuali controindicazioni nei confronti di questi alimenti.

Alle stesse donne particolarmente a rischio è raccomandato di controllare se nella stessa famiglia vi sia una particolare positività alla fragilità ossea in età menopausale, così come particolare attenzione si raccomanda a quelle donne che assumono farmaci che possono avere la loro azione negativa sul metabolismo dell’osso, ad esempio, come non ricordare i corticosteroidi. Poi c’è tutto il capitolo della prevenzione affidato a quegli accertamenti diagnostici che ogni donna, all’approssimarsi dei 65 anni d’età dovrebbe eseguire. Stiamo parlando, in primis, della MOC in grado di determinare la densità ossea del paziente, cui si aggiungono tutti gli eventuali altri esami disposti dal medico.

Ed ecco la buona notizia

La buona novella è data dal fatto che è approdato anche da noi un inedito farmaco biologico che da solo è già in grado di opporsi efficacemente alla fragilità ossea nel solo modo possibile, ovvero, rafforzando, appunto, le ossa. Stiamo parlando del Denosumab, già approvato per l’utilizzo da parte dell’Emea, l’Agenzia Europea dei Farmaci e già previsto in ben 12 Paesi europei ed almeno tre extraeuropei, Austrralia, Canada ed USA.

Negli ultimi cinque anni di studi condotti nei confronti di questo farmaco biologico, il Denosumab si è dimostrato molto efficace, abbastanza sicuro e maneggevole e quasi scevro da importanti effetti collaterali, tant’è, che appena due anni fa, il Time, l’ha insignito a pieno titolo quale farmaco fra i più importanti scoperti negli ultimi anni, insieme ad altre dieci altrettanto importanti molecole farmacologiche utilizzate per altri scopi.

La molecola, già sperimentata efficacemente su una popolazione femminile rappresentata da 7.800 donne in postmenopausa con osteoporosi conclamata, avrebbe determinato in queste pazienti un aumento della densità ossea, ne è conseguito che stante tale evidenza, si sono abbondantemente prevenute in queste pazienti fratture fratture osteoporotiche vertebrali, non vertebrali e del femore. Si sta ora valutando su 4.550 donne l'efficacia e la sicurezza di Denosumab a lungo termine, fino a 10 anni. I risultati di un altro studio biennale, Daaps, hanno dimostrato che il 92,4 per cento delle pazienti preferisce questo farmaco, somministrato ogni sei mesi con iniezione sottocutanea, all'assunzione settimanale di compresse per via orale di alendronato, il bisfosfonato utilizzato comunemente.Il Denosumab è stato scelto per un trattamento a lungo termine dal 91,2 per cento della 250 donne in menopausa arruolate.

«Il problema dell'aderenza alla cura - spiega il professor Umberto Tarantino, ordinario di Malattie dell'apparato locomotore dell'Università di Roma Tor Vergata- è uno dei più importanti nella cura dell'osteoporosi. Troppo spesso non si raggiunge l'efficacia terapeutoca perchè i trattamenti sono troppo brevi e saltuari per essere efficaci. Ecco perchè questo nuovo farmaco ha ottime prospettive: oltre ad avere una buona azione e meno effetti collaterali rispetto al trattamento classico, la somministrazione semestrale rende più facile la prosecuzione della cura per tutto il tempo necessario».Tarantino, direttore del Dipartimento Chirurgia e U.O.C. Ortopedia e Traumatologia del Policlinico di Tor Vergata, spiega che questo nuovo farmaco dovrebbe essere passato dal servizio sanitario e «potrebbe essere usato in molte altre patologie, soprattutto tumorali, che incidono sulla struttura ossea».

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