martedì 30 ottobre 2012

Aborto: in larga parte diffuso fra le donne immigrate


Per le donne immigrate in Italia, almeno per una alta percentuale di loro, non esiste altro metodo contraccettivo che non sia l’aborto. A dirlo una ricerca che si è svolta a Firenze a cura del Centro di riferimento regionale per la prevenzione e la cura delle complicazioni afferenti alle mutilazioni genitali femminili.

Il dato è allarmante, anche perché secondo un recente sondaggio, nove donne immigrate su dieci, sanno bene dell’esistenza della pillola anticoncezionale e dello stesso preservativo, che tuttavia, non vengono utilizzati. «Il risultato è che un terzo degli aborti praticati in Italia si registrano nel 3,5% della popolazione», spiega Nicola Surico, presidente della Sigo. «La nostra ricerca dimostra che non manca tanto la conoscenza, quanto la possibilità di accedere agli strumenti e ai servizi disponibili. Le difficoltà sono, infatti, dovute in gran parte ai mancati collegamenti con le strutture sanitarie, alla difficoltà di rapporto con gli operatori, a ostacoli burocratici, alla carenza di personale formato e di mediatori culturali».

La speranza è che almeno le seconde generazioni di donne extracomunitarie, metà di queste nate proprio nel nostro Paese, parliamo di circa un milione di ragazze, molte delle quali ancora minorenni, tramutino questa penosa abitudine che è delle loro madri ed è a loro che è necessario rivolgersi per avviare una vera contraccezione transculturale. Ed è questo l'impegno che si è prefissato la Sigo con la pubblicazione del progetto educazionale "Scegli tu": disponibili in cinque lingue (francese, cinese, arabo, rumeno e albanese) e scaricabili dal sito internet www.sceglitu.it, gli opuscoli in questione offrono informazioni dettagliate sulla contraccezione negli adolescenti.

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