martedì 16 ottobre 2012

Farmaci: in quelli pediatrici spesso non sono specificate al meglio le controindicazioni


Non sempre il rapporto esistente fra le mamme dei piccoli pazienti ed i pediatri è del tutto ottimale, lo dimostra un’indagine condotta dalla Regione Veneto, ma pensiamo che la stessa indagine condotta in ogni altra parte d’Italia sarebbe giunta alla stessa conclusione e cioè, che secondo quanto asserito da un campione di 276 pediatri, quasi il 63% delle madri dei loro piccoli pazienti richiede una terapia per il proprio figlio.

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I farmaci più richiesti sono gli antibiotici ed i Fans per la convinzione da parte di madri e nonne dell’esistenza di patologie spesso immaginate solo dagli adulti. Quando invece la domanda si pone alle mamme, queste rispondono che solo in un caso su dieci hanno sollecitato una cura faramacologica. Segno che non sempre medici e pazienti si intendono al meglio. Tuttavia  il carico di terapie richieste e prescritte spontaneamente è abbastanza cospicuo, si vede dal carico di Fans dispensati dalle farmacie, in primis e spesso magari abusati dalla mamme nei confronti dei piccoli. A questo punto l’auspicio è di addivenire ad un aggiornamento delle indicazioni da riportarsi nel foglietto illustrativo interno, con particolare riferimento agli effetti collaterali.

L’attenzione degli esperti è caduta ad esempio sull’acido niflumico, il Neflam, utilizzato come antinfiammatorio e antidolorifico per diversi sintomi e dolori a seguito, ad esempio, di malattie quali l’otite, le
infiammazioni del cavo orale e il mal di denti dimostrando una pronta efficacia; tuttavia un’indagine effettuata da Altroconsumo suggerisce al Ministero di apporre delle nuove linee guida da aggiungere nel foglietto illustrativo di questo farmaco imponendo al produttore di agire al riguardo. Ecco cosa chiede sia inserito all’interno della scatola del farmaco, l’Associazione Altroconusmo.

Si richiede che sia posta particolare attenzione a rendere ben visibile nelle avvertenze che non bisogna superare i 4-5 giorni di terapia; data la tossicità locale, la somministrazione per via rettale deve essere la più breve possibile; il farmaco può contribuire a scatenare una crisi d’asma; in particolare nei bambini, può aumentare il rischio di reazioni delle mucose o della pelle gravi (come eruzioni sulla pelle, prurito, orticaria…); può causare nei pazienti emorragie e ulcere; va usato con cautela in pazienti con infezioni in atto: può mascherarne i sintomi; non deve mai essere usato in caso di varicella; può causare insufficienza renale acuta in chi è a rischio; interagisce con molti altri farmaci; nel formato in capsule, questo farmaco contiene E122 (azorubicina), additivo che può scatenare reazioni allergiche. Insomma, i buoni motivi per limitare l’uso di acido niflumico ai casi in cui è indispensabile ci sono e sono tanti.

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