martedì 16 ottobre 2012

Menopausa: consigliabile il trattamento ormonale sostitutivo?


Nonostante tutte le nuove acquisizioni mediche degli ultimi anni in fatto di farmaci e terapie, prevenzione e malattie, qualcuno crede ancora che la menopausa sia una patologia che come tale vada trattata. Non è così, la menopausa è una fisiologica condizione della donna che, semmai può aprire la strada alle malattie, considerato che a causa della diversa e minore concentrazione nel sangue di ormoni femminili, la donna perde il cosiddetto “ombrello protettivo” che fino a prima la preservava dalle malattie cardiache e dagli eventi cerebrovascolari.
Per la stessa ragione, collegata ad altri, nella menopausa la donna va maggiormente incontro a malattie quali l’osteoporosi e a tutti quei sintomi rappresentati da irrequietezza, vampate di calore, difficoltà di adattamento alla nuova situazione etc. Intanto occorrerebbe aggiungere che la perdita dell’ “ombrello protettivo” potrebbe essere anche dovuto, secondo alcune scuole di pensiero, alla fine del ciclo mestruale e relativa perdita ematica con conseguente anemizzazione della donna, visto che per alcuni studiosi la perdita di ferro periodica potrebbe essere a sua volta collegata alla protezione contro le malattie cerebrovascolari. Ma al di là di quello che è il pensiero scientifico in materia, occorre ricordare che oggi è possibile riprodurre il più possibile la
fisiologia della donna prima della menopausa se la donna si sottopone alla somministrazione di ormoni, con quello che si chiama trattamento ormonale sostitutivo o TOS. In pratica si tratta di somministrare alla donna quegli ormoni che le sue ovaie non possono più produrre, in questo caso la paziente non privata più di estrogeni e progestinici avverte meno i sintomi della menopausa.
 Ovvio che la decisione se assumere o meno ormoni sotto forma di farmaci spetta solo al medico e mai nessuna donna dovrà di testa propria caricarsi della responsabilità di una tale decisione, che se giustamente valutata però, consentirà alla donna di liberarsi dalle vampate di calore, dall’ansia e spesso da quelle forme simildepressive ed in parte potrebbe pure minimizzare gli effetti indotti dalla menopausa.
Resta tuttavia nella donna l’apprensione di fronte all’interrogativo se il ricorso ai TOS non sia peggiore delle eventuali malattie che questi farmaci potrebbero generare. Oggi si è in grado di stabilire che la possibilità di andare incontro a eventuali neoplasie endometriali è scongiurato, addirittura tali farmaci parrebbero addirittura detenere un’azione protettiva sia a livello della cervice che del colon retto. E che dire invece del tumore al seno seguito dall’utilizzo dei TOS? In questo caso occorre essere più cauti, perché gli studi in materia non sono del tutto ultimati al punto che ciò che si può affermare è che la neoplasia mammaria non si associa a tali farmaci se questi sono stati assunti per un periodo inferiore ai cinque anni, mentre dopo cinque anni di trattamento con i TOS il rischio di insorgenza di tale neoplasia è quantificato in 8 casi su diecimila. Solo il ginecologo dunque dovrà valutare, caso per caso, soprattutto dietro conoscenza della storia anamnestica della paziente la possibilità o meno di affidarla a terapia ormonale sostitutiva.
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