giovedì 4 ottobre 2012

Statine: e se esponessero a gravi malattie?



Da tempo ormai le statine sono entrate nella cura non soltanto della ipercolesterolemia ma anche nel trattamento delle malattie cardiovascolari per il ruolo detenuto da queste molecole nel migliorare il trofismo dei vasi. Resta da capire però se tali farmaci alla lunga detengano quegli effetti collaterali tali da richiedere in qualche caso la sospensione del trattamento. Gli studi nel merito sono stati fatti in epoca non recente, ma un recente lavoro scientifico sembra più di altri indicativo nel mettere in chiaro la reale efficacia di queste molecole insieme alle eventuali reazioni avverse delle statine stesse. Ci riferiamo al lavoro effettuato da Ricercatori dell’University Park a Nottingham in Gran Bretagna, che hanno eseguito uno studio basato su un’ampia popolazione, al fine di stabilire se importanti patologie quali la miopatia moderata-grave, la malattia di Parkinson, la demenza, la disfunzione epatica, il tromboembolismo venoso, l’artrite reumatoide, la cataratta, i tumori e le fratture osteoporotiche, potessero o meno essere associate all’utilizzo di queste molecole farmacologiche. Nel novero delle malattie è stata anche inserita l’insufficienza renale acuta dopo i dati emersi da uno studio pubblicato su The Lancet ( 2004 ), assieme a segnalazioni di proteinuria nei pazienti a cui era stata prescritta la Rosuvastatina ( Crestor ).

Il lavoro è stato svolto su pazienti di medicina generale, parliamo di qualcosa come 2.121.786 ammalati che avevano un’età compresa fra 30 e 84 anni. Da ricordare che quasi 84 persone su cento non erano utilizzatori di statine, come avvenuto a 5 pazienti su dieci che avevano da poco cominciato le cure. Le statine più utilizzate erano la Simvastatina ( Sivastin, Zocor ), al 22.3% l’Atorvastatina ( Lipitor, Torvast ), al 3.6% la Pravastatina ( Pravachol, Sanaprav ), all’1.9% la Rosuvastatina, e all’1.4% la Fluvastatina ( Lescol ). Da segnalare che gli utilizzatori delle statine erano per lo più anziani e sofferenti di malattie quali fibrillazione atriale, malattia cardiovascolare, malattia vascolare periferica, ipertensione, diabete, e malattia renale cronica. Parliamo di pazienti per lo più di sesso maschile dove l’associazione tra statine e le malattie sopra ricordate non era molto significativa, così come si sarebbe anche osservato che il tumore al colon associato all’uso di statine è poco significativo nelle donne e più negli uomini. Poiché non tutte le statine sono uguali, si è anche visto che la Pravastatina è maggiormente causa di tale neoplasia rispetto alla Rosuvastatina. Anche in questo caso però c’è da segnalare che il rischio di andare incontro a questo tumore è risultato aumentato dopo tre anni di trattamento, rischio tornato nella norma dopo che si è sospesa la terapia.

L’uso delle statine sarebbe invece associato ad altre patologie, quali, miopatia, cataratta, insufficienza renale acuta, tumore esofageo e disfunzione epatica moderata-grave, quest’ultima allo stesso modo fra uomini e donne e nei pazienti di sesso femminile, parrebbe che effetti collaterali più importanti si siano osservati con la Fluvastatina piuttosto che con la Simvastatina.

Negli uomini, le differenze tra gli effetti delle singole statine sono risultati significativi. Il più alto rischio era associato alla Fluvastatina e il più basso alla Pravastatina Ma lo stesso rischio di disfunzione epatica si avrebbe entro il primo anno di trattamento e che la sospensione del farmaco riporta tutto alla normalità in un periodo compreso da uno a tre anni nelle donne e tre anni nell’uomo.



Miopatia moderata-grave

La miopatia è un evento associabile all’utilizzo delle statine sia negli uomini che nelle donne. Il primo anno di trattamento con tali farmaci per le donne sarebbe più a rischio rispetto agli uomini. Il rischio resta anche dopo sospensione del trattamento, anche se trascorsi tre anni dalla totale sospensione il rischio si abbatte in maniera significativa. 


Cataratta


Ogni statina è associata ad un aumentato rischio di cataratta sia negli uomini che nelle donne. Non sono state evidenziate significative differenze tra gli effetti di singole statine negli uomini e nelle donne. Tale rischio risulta maggiore il primo anno e tutto torna alla norma dopo un anno di sospensione del trattamento.


Basso è invece il rischio di tumore esofageo, mentre l’eventuale insufficienza renale è un rischio in quale caso annesso all’utilizzo di Simvastatina, Atorvastatina e Pravastatina e nelle donne a cui era stata prescritta la Fluvastatina. Tale evenienza era maggiore il primo anno di trattamento ed è persistito per i primi 5 anni di trattamento.Il rischio è rimasto aumentato durante il primo anno dopo l’interruzione dell’assunzione di statine e poi è ritornato normale nell’arco di 1-3 anni.

Dunque uno studio accurato quello britannico che non mette assolutamente in dubbio l’efficacia delle statine ma che invece vuole attentamente valutare la possibilità, per medico e paziente, di essere sempre a conoscenza  della reale necessità di ricorrere a questi farmaci e sull’uso che di essi si dovrà fare anche alla luce di effetti collaterali che sia pure gravi non rappresentano certo la norma e che, come accade con tutti i farmaci, anche per le statine dovrà valere il rapporto costi benefici che dovrà valere come guida per il prescrittore  di una terapia.

 ( Xagena2010 )

Fonte: British Medical Journal, 2010


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