venerdì 2 novembre 2012

Attacchi di panico: sappiamo sempre riconoscerli?


Lungi da noi l’idea di trattare un disturbo importante come l’attacco di panico, in poche righe. Tuttavia occorre ricordare che tale affezione, a dispetto di quanti ancora credono si tratti di un modo di atteggiarsi del singolo, ovvero, un modo per mettersi in mostra ed attirare verso di sé le attenzioni degli altri, colpisce nella sola Italia un numero davvero impressionante di persone, ben dodici milioni di individui all’anno e, per di più, parliamo di un numero destinato ad aumentare e anche in maniera importante. Innanzitutto bisogna distinguere la paura motivata da quella immotivata. Se ad esempio rischiamo di scontrarci frontalmente con un’auto, nel momento in cui abbiamo schivato l’ostacolo, è del tutto normale per qualche minuto restare impietriti, in preda all’ansia, al panico per la sciagura sfiorata. Ben altra cosa è invece se la stessa ansia, magari centuplicata, ci coglie in assenza di motivi validi che possano giustificarla e, addirittura, si giunga al vero e proprio terrore di non farcela, di non riuscire a superare il momento, perché certi di stare per morire.

In questo caso è ovvio che ci troviamo di fronte ad un’ansia apparentemente immotivata, ovvero, in quello che si definisce disturbo di panico o attacco di panico, soprattutto quando una prima crisi viene seguita da altre, così come, si parla dello stesso disturbo, quando si vive con l’ansia che un altro attacco possa ripresentarsi a breve. Come si diceva il numero di persone affette da questo disturbo in Italia è elevatissimo, le ultime statistiche parlano di tre italiani su 100, un uomo ogni due donne. Ma c’è dell’altro a complicare le cose. Ovvero, il numero sempre maggiore di pazienti che si presentano al proprio medico, solitamente in prima battuta, terrorizzati perché certi di essere ad un passo dal fine vita.

Troppi le contrarietà che affliggono gli italiani

A rendere più difficile tutto ci si mette la nostra quotidianità, teatro continuo di incertezze, timori per il futuro, si guardi alla crisi economica, alla consapevolezza di non poter dare un futuro decente ai propri figli, oppure a vivere nella certezza che tale futuro è nero anche da giovani. Inoltre, basta guardare un qualsiasi telegiornale per rendersi conto di come sia davvero divenuto arduo vivere al giorno d’oggi. Il terrorismo internazionale, la malavita organizzata, le stragi che qua e là si presentano all’occhio dello spettatore, la paura del diverso, cui l’immigrazione spesso clandestina espone l’individuo con la paura che ciò possa privarlo di quel poco o molto ha raggiunto, sono tutti fattori che oggi, rispetto al passato, si sono così tanto accentuati che la persona non ha avuto neanche il tempo di metabolizzare i cambiamenti e reagisce in maniera
inconsulta facendosi spesso sopraffare dall’ansia. 
Per non contare le ansie del singolo, spesso egli stesso funestato da situazioni di vita difficili, reduce da perdite economiche, oppure, afferenti la sfera affettiva, fin’anche le  stesse malattie organiche di cui soffre, possono scatenare gli attacchi di panico. Insomma, gli ingredienti ci sono tutti per capire perché il numero di pazienti affetti da uno o più attacchi di panico sia cresciuto e crescerà a dismisura, tanto che l’Eurodap, l’Associazione europea che indaga sul disturbo, ha stabilito che quest’anno di attacchi di panico hanno sofferto 12 milioni di persone, mentre lo scorso anno il numera non superava gli otto milioni.

Perché una reazione tanto esagerata da parte dell’organismo?

Purtroppo ancora adesso, la stessa scienza non è in grado di stabilire con precisione cosa si scatena nel nostro organismo al punto da farlo andare in tilt. Tuttavia si tende a pensare che una delle cause che stanno alla base dell’attacco di panico sia proprio lo stress, magari accumulato e, attenzione, non tutto lo stress è dannoso, anzi, a giuste dosi lo stress può persino considerarsi la molla che ci fa andare avanti. Lo stress diventa dannoso quando è continuo, spesso associato con l’ansia, insomma, uno stress cattivo che potrebbe essere  imputato numero uno degli attacchi di panico. La moderna psicologia poi ammette che negli attacchi di panico si celi una sofferenza lontana della persona, spesso riconducibile all’età infantile e anche per questo più difficilmente ravvisabile. Così come, se stress e ansia spesso camminano a braccetto, quest’ultima potrebbe alla lunga ritenersi responsabile del disturbo, come avviene con le fobie in generale, dalla claustrofobia all’agarofobia, rispettivamente la paura immotivata per gli spazi angusti e per quelli aperti. Senza considerare che anche l’attenzione eccessiva, quasi maniacale al proprio corpo, con la paura di essere prima o poi funestati da qualche malattia, alla lunga, soprattutto al sopraggiungere di una qualsiasi modificazione anche lieve dello stato di benessere, possono aprire la strada agli attacchi di panico.

Insomma, una situazione che chi ne è affetto dovrebbe risolvere quanto prima possibile, anche perché, alla lunga, dopo continui attacchi di panico si corre davvero il rischio di danneggiare anche gli organi sani che, nonostante le manifestazioni apparentemente patologici, non presentavano malattia alcuna. Per non contare, infine, che la stessa qualità della vita di chi soffre di attacchi di panico è seriamente minata, non soltanto nella fase acuta del problema, ma anche nelle fasi intermedie, con la paura di poter ricadere nel disturbo al punto che, ciò che per una persona sana è ritenuto normale, per un paziente che soffra di attacchi di panico è inquietante, a volte persino terrificante. Una gita in auto, ad esempio, che potrebbe essere vissuta con gioia, per uno di questi pazienti è sempre vista come foriera di un incidente stradale, magari dalle conseguenze tragiche. Una strada con curve diventa per questi pazienti un incubo con la loro certezza di finire fuori strada, per non parlare di una galleria, dove si crede di non poter più uscire o un ponte, dove la paura di cadere nel vuoto è tale e tanta da far loro arrestare il veicolo in marcia magari mettendo  in atto comportamenti paradossali pur di scappare da quel pericolo infondato.

Mi sta arrivando l’attacco: come riconoscerlo, che fare?

Cominciamo col dire che la paura, in generale, è del tutto normale, perché fa parte dell’essere umano e di tutti i viventi. E’ stata la paura da sempre a preservarci dall’estinzione e se ben gestita ci da la possibilità di districarci meglio dal pericolo. Il problema è che nei soggetti a rischio attacco di panico, questa paura, spesso o quasi sempre immotivata, finisce per paralizzarli. La conseguenza è che già nella persona sana la normale paura è responsabile della secrezione di adrenalina, quella che ci da la forza nelle situazioni di emergenza di salvarci, ad esempio, liberando la strada prima che un’auto ci travolga con una forza improvvisa e inaspettata. Nell’individuo invece affetto da attacchi di panico, questa adrenalina è quasi sempre in circolo a fargli schivare paure che lo stesso individuo inconsciamente s’è costruito dentro. Il risultato è che di fronte ad una situazione spesso concreta, sia pure estremizzata, oppure, apparentemente del tutto inesistente, in questi pazienti la scarica di adrenalina è continua per almeno mezz’ora, con la conseguenza di andare incontro ad una violenta tachicardia, sudorazione fredda, senso di soffocamento, dispnea, cuore in gola, formicolio diffuso agli arti inferiori e superiori, vertigini, senso di smarrimento. A peggiorare il tutto ci si mette anche la certezza, per questi pazienti, di stare per morire, col risultato  di moltiplicare l’ansia fino allo sfinimento. Atteso poi che dopo un attacco la persona che l’abbia sofferto è davvero sfinita, questo quando non comincia a ritenere possibile un successivo attacco e poi un altro all’infinito.

Come si curano gli attacchi di panico

Curare un paziente affetto da attacchi di panico non è sempre agevole. Il primo motivo è dovuto al fatto che all’inizio la persona ritiene la sua una patologia organica e, dunque, la riferisce al medico senza affrontare la situazione nel suo complesso come dovrebbe avvenire. Successivamente il ricorso allo psicoterapia, per lo più cognitivo comportamentale che dovrebbe indurre l’individuo a frenare l’ansia, soprattutto nella consapevolezza di cominciare a conoscere i sintomi dell’arrivo dell’attacco, non è detto che funzioni sempre al meglio e, comunque, affinchè abbia successo, dovrebbe riuscire a scandagliare il vissuto dell’individuo, cosa che richiede parecchio tempo. Ne deriva che l’approccio migliore per questi pazienti sarebbe un trattamento medico in prima istanza, soprattutto al fine di indagare eventuali patologie di cui la persona non sa di soffrire e contestualmente affidarsi allo psicoterapeuta, anche perché, non è escluso che si debba ricorre ai farmaci, per lo più ansiolitici la cui prescrizione è solo di pertinenza medica.

Nell’immediato invece che fare?

Ci si rende conto che è molto più facile a dirsi che a mettere in atto una serie di comportamenti atti a far superare il prima possibile le crisi. Ma non possiamo neanche pensare che un attacco di panico per un individuo che ne soffra si tramuti in tragedia per lui e per gli altri, ad esempio, se la crisi si presenta al volante. In questo caso, è indispensabile fermarsi, ovviamente non dove capita, ad esempio, nel bel mezzo di una galleria in mezzo alla strada, magari cercando di scappare dall’auto. Bisogna invece avere la forza di fermarsi in condizioni di massima sicurezza, cercando di rilassarsi e convincendosi che passato l’attacco tutto tornerà alla normalità. Così come, bisogna anche imparare a riconoscere i sintomi. Ciò per due motivi. In primis, ritenendo che si stia presentando un attacco di panico senza per questo pensare di stare per morire, si risolve prima la crisi. Il secondo, solo riconoscendo i sintomi è possibile abbandonare in tutta sicurezza quelle attività che invece richiedono attenzione, concentrazione. Ritorniamo all’esempio dell’auto… se si riconoscono i sintomi ci si può fermare con largo anticipo evitando incidenti. Inoltre, durante il periodo di trattamento, a meno che non siate consigliati da chi vi sta curando, evitate tutte quelle situazioni che potrebbero scatenare un attacco e, soprattutto, basta reticenze… se soffrite di attacchi di panico, parlatene con chi vi sta accanto, ad esempio, in viaggio in auto, ciò eviterà che chi condivide i vostri stessi spazi, al primo attacco,  non sappia proprio come comportarsi!| 

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