sabato 3 novembre 2012

Diabete: i nuovi farmaci contro la malattia non convincono molto gli italiani



Sarà per una questione culturale tutta italiana, sarà perché gli abitanti del bel Paese non sono proprio del tutto aperti alle troppe innovazioni magari loro presentate in tutta fretta, limite questo che dimostriamo anche in altri campi, fatto sta che sul fronte delle terapie mediche in Italia si registra una sorta di arretramento nella scelta di nuovi farmaci, come rileva una ricerca di Cegedim Strategic Data (Csd), presentata a Milano durante un incontro promosso da Onda e Amd (Associazione medici diabetologi). Sembra infatti che nel nostro Paese se consideriamo una malattia diffusa come il diabete di tipo 2, i percorsi terapeutici sottoposti ai malati sono di gran lunga meno aggiornati rispetto a quanto si faccia nel resto d’Europa. Difatti, in Italia usufruiscono di molecole farmacologiche contro questo tipo di malattia appena l’1,5% della popolazione diabetica, contro il 15% della Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna.

Il gap emerso in Italia "è legato – segnala Pasquale Palladino, managing director di Csd - al persistere di regolamentazioni e restrizioni alla loro prescrivibilità, parzialmente in via di superamento". A pesare anche la paura dell'impatto economico della malattia, ma il costo del diabete, sottolineano gli specialisti, "è prevalentemente a carico delle complicanze, mentre quello direttamente legato al trattamento con farmaci antidiabetici incide per meno del 10%". Anche l'informazione scarseggia. In Italia gli investimenti delle aziende farmaceutiche in comunicazione e formazione ai medici in questa area terapeutica sono stati nel 2009 pari a poco più di 37 milioni di euro, meno del 50% di quanto investito in Francia e Spagna.

A peggiorare il tutto ci si mette anche una burocrazia tutta italiana che prevede regolamenti complicati e diversi da regione e regione con un cumulo di normative regionali senza uguali nel resto del mondo, "una giungla di 132 normative regionali, spesso diverse e insufficienti". Per assistere al meglio i pazienti diabetici, spiegano Sandro Gentile, presidente di Amd, e Franca Maria Mulas, consigliere nazionale dell'associazione, "il nostro auspicio è che si giunga presto a un'integrazione tra la rete di centri e la medicina del territorio, ma anche dei database esistenti per monitorare i risultati degli atti medici".

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