giovedì 1 novembre 2012

Pavor notturno: nei bambini può essere frequente, ma non scambiamolo per incubi


Chi ha bambini piccoli conosce bene cosa sia il cosiddetto pavor notturno o se non conosce del tutto il significato del termine sa per lo meno che un episodio in cui il piccolo si sia svegliato dal sonno urlante, piangente ed in preda al panico, può essere accaduto al proprio figlio, mandando nell’angoscia più profonda i genitori.

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Distinguere il pavor notturno dagli incubi

E’ importante a questo punto sgombrare il campo da una certa confusione che generalmente si è portati a fare nella distinzione fra il pavor notturno e gli incubi. Infatti il genitore che si accosti al bambino in preda a questo malessere può riconoscere l’una manifestazione dall’altra in modo molto semplice, soltanto ascoltando il bambino che nel caso del pavor notturno non ricorda nulla dell’accaduto, al contrario di quanto avvenga con gli incubi che il bambino spesso riferisce immediatamente dopo l’accaduto, sia pure in lacrime. Ciò avviene perché le due manifestazioni, che a livello sintomatologico tendono a sovrapporsi, hanno una caratteristica importante che invece li differenzia, ovvero, il fatto che negli incubi il bambino che li vive sta dormendo nella fase più leggera del sonno e, dunque, quando urla e racconta l’accaduto ha un ricordo vivo di quanto vissuto sia pure in sonno, proprio perché quando lo fa è del tutto sveglio, nel pavor notturno tutto accade nelle fasi più profonde del sonno per cui assistiamo alla sofferenza del bambino che, tuttavia mentre si dimena non è del tutto sveglio, come se continuasse a sognare al punto che, al mattino, il piccolo ha scordato del tutto l’accaduto.

Poi ci sarebbe un’altra distinzione da farsi fra i due fenomeni e questa sarebbe da ricondursi  all’età del piccolo. Infatti, gli incubi sono spesso dipendenti da fattori esterni e particolari momenti della propria vita, tant’è che tali sogni angosciosi li facciamo qualche volta anche da adulti. Il pavor notturno, invece, è una caratteristica non del tutto comune, ma relativamente frequente del bambino tra il secondo ed il terzo anno di vita ed è riferita quasi sempre alla prima parte del sonno, ne deriva che spesso quando il piccolo si imbatte in queste manifestazioni, i genitori sono ancora svegli, posto che il bambino vada a letto in orari normali.  Secondo gli specialisti il pavor notturno deve intendersi come una latente forma di “attacco di panico” di breve durata e privo, apparentemente di legami con la realtà vissuta dal bambino da sveglio, una sorta di vero e proprio terrore notturno scollegato dalle attività del bambino quanto invece legato ad una sorta di sintomo di una possibile disfunzione cerebrale,  ma attenzione, non parliamo né di epilessia, né di convulsioni e dunque, in generale i genitori dovrebbero di norma stare tranquilli di fronte a sporadici pavor notturno da parte dei propri figli, soprattutto se questi  episodi si verificano raramente e, cosa importante, entro la fascia d’età descritta. Diverso è il caso in cui queste manifestazioni diventano frequenti e si ripetano soprattutto in un’età diversa, ovvero, intorno ai cinque anni ed oltre di età, in questo caso è necessario rivolgersi ad un neurologo in grado di stabilirne l’esatta natura.

Come comportarsi in caso di pavor notturno e, soprattutto, cosa non fare!
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Di fronte ad un terrore notturno da parte del bambino, soprattutto quando il fenomeno si sia presentato per la prima volta, i genitori tendono a farsi sopraffare dal panico, scuotendo il piccolo nel tentativo di farlo riavere da quello che loro attribuiscono ad un incubo. Tale procedura è del tutto sbagliata, il bambino non deve essere né strattonato, né sollecitato a svegliarsi, semmai dovrà essere controllato per evitare che i suoi movimenti arrechino al piccolo eventuali danni, considerato che in preda allo stato il bambino potrebbe dimenarsi rischiando di farsi male. Dunque se ciò accade al bambino mentre è nel lettino, magari arrampicato alle sponde del letto, accarezziamolo, trattiamolo con dolcezza, non alziamo mai la voce, rassicuriamolo e, soprattutto, facciamo attenzione che nel tentativo di arrampicarsi possa cadere sui margini del letto facendosi male, semmai, sempre con molta calma, cerchiamo di fargli assumere la posizione distesa sul letto, in modo che si riaddormenti, cercando nel possibile di assecondare i suoi movimenti senza opporre troppa resistenza.

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Evitiamo il giorno dopo di sottoporre il piccolo ad un interrogatorio pretendendo che il piccolo ci narri ciò che gli è accaduto, non può farlo, perché il bambino non ricorderà nulla di quanto avvenuto e, ricordiamo, che insistere invece cercando di ottenere motivazioni alla sua paura notturna genera il rischio di creare nel bambino l’idea che non sia in grado di ricordare fatti così importanti, vista l’insistenza degli adulti  e, dunque, rischiamo inconsapevolmente di compromettere l’autostima del bambino  stesso. 

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