giovedì 13 dicembre 2012

Cistite: diagnosi. terapia, sintomatologia

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Quando si parla di cistite ci si riferisce a quelle infezioni delle vie urinarie che trovano nell’attacco di germi patogeni, per lo più batteri, la loro ragion d’essere. Solitamente con il termine di cistite si annoverano, per comodità, infezioni diverse del tratto urinario senza troppa distinzione del singolo distretto dell’apparato interessato, col risultato, a volte, che la stessa cura può risultare meno efficace se non si provvede a stabilire se l’infezione si sia determinata a carico delle basse, medie o alte vie urinarie con eventuale coinvolgimento o meno di organi vicini.

Premesso ciò, occorre anche ribadire che è sbagliato di fronte ad un’infezione delle vie urinarie tergiversare senza sottoporsi a visita medica evitando così le cure, così come è parimenti sbagliato adottare terapie più dettate dal “fai da te” che dalla necessità di ricorrere al medico. Il rischio è quello di cronicizzare la malattia, oppure, ancor peggio, aggravare l’infezione già in atto con una serie di nuove infezioni sovrapposte che vanno ad interessare anche organi vicini.

Perché ci si infetta

Se partissimo dal concetto che ci ammaliamo soltanto quando siamo attaccati da un qualsiasi agente patogeno, dovremmo pensare al contempo di star male ogni giorno della nostra esistenza. Per fortuna così non è, ci si ammala non soltanto, nello specifico, a seguito di un attacco di germi, ma quando l’organismo è predisposto ad ammalarsi. Ciò per dire che ogni giorno veniamo in contatto con agenti esterni anche patogeni, ma affinché subentri la malattia devono verificarsi tutta una serie di eventi che alla fine entrano in gioco nel determinarla.
La stessa urina è, al contempo, sede di agenti patogeni, ma da sola non basterebbe a giustificare una patologia urinaria. Lo potrebbe divenire quando, per tutta una serie di fattori, tende a creare veri e propri ristagni, condizioni questa utile per spiegare come molte persone più di altre vadano incontro a cistiti o altre infezioni delle vie urinarie, se consideriamo che diverse condizioni, non tutte soltanto anatomiche, determinano vere propri ristagni di urina all’interno degli organi uropoietici.

Quando nonostante le difese dell’organismo ci si ammala lo stesso

Un baluardo naturale contro le infezioni l’organismo lo attua mantenendo l’urina ad un Ph che va da 5 a 5.5, in condizioni di normalità, tanto potrebbe bastare per scongiurare le infezioni. La stessa minzione, quando preveda il corretto svuotamento della vescica, è un altro fattore importante per preservare l’intero apparato dalle aggressioni dei patogeni e, nel maschio, la secrezione prostatica si oppone efficacemente ai germi esterni. Eppure ciò non sempre è sufficiente per scongiurare la malattia. Temporanee condizioni di parziale inefficacia delle difese immunitarie possono essere la porta aperta ad uno stato patologico, la concomitanza di altre patologie anche di ordine e natura diverse sono fattori importanti che espongono l’individuo alla malattia, ma questo è ciò che capita in qualsiasi infezione. Se intendiamo affrontare l’argomento cistite, occorre ricordare fattori importanti che entrano in gioco nel determinare la malattia.

Così, quando si parla di ristagno urinario, quale eventuale causa della patologia, occorre menzionare i motivi che siano alla base di questa condizione patologica già di per sé. Ovvero, bisogna stabilire perché la vescica non si svuoti in maniera normale, cosa impedisce ciò? Di fronte a tale evidenza il medico chiamato al capezzale di un paziente che, soprattutto ricorra continuamente a infezioni delle vie urinarie, esaminerà la possibilità che il paziente sia affetto da quella che si definisce calcolosi urinaria, condizione già sufficiente per immaginare che l’urina durante la fuoriuscita incontri eventuali ostacoli che di fatto ne impediscono, sia pure parzialmente nella stragrande maggioranza dei casi, la totale emissione. La stessa cosa, sia pure in modo diverso, accade in presenza di malformazioni anatomiche degli organi chiamati in causa e, occorre ricordare, che non si parla delle sole malformazioni congenite, ma anche di eventuali situazioni subentrate nel corso degli anni. Così come, nel ricordare l’abbassamento delle difese immunitarie imputate di aprire la strada alla malattia, c’è anche da ricordare che sono capaci di determinare una minore capacità dell’organismo a difendersi dai patogeni anche laddove si sia fatto uso generoso di alcuni tipi di farmaci immunosoppressori, cortisone in testa, ma sappiamo bene che non è l’unico.

La donna si ammala otto volte più dell’uomo

Un’altra condizione importante per spiegare la ricorrenza delle cistiti è la possibile migrazione di germi patogeni provenienti dall’intestino e capaci di giungere nell’apparato urinario a seguito di determinate condizioni, tant’è che alla donna, che è maggiormente affetta dal problema rispetto all’uomo, viene raccomandata un’attenzione particolare alla propria igiene intima. Il motivo che spiega la maggiore possibilità della donna di andare incontro ad infezioni urinarie rispetto all’uomo è data dalla minore lunghezza dell’uretra, condizione che la espone in maniera significativa alle infezioni. Inoltre nella donna i rapporti sessuali hanno la loro influenza a causa dei continui sconvolgimenti ricevuti dalla vescica durante l’amplesso. L’agente infettivo chiamato in causa nelle cistiti è nell’80% dei casi l’Escherichia Coli. Ma se parliamo di donne, occorre ricordare un baluardo importante contro le infezioni urinarie rappresentato dall’igiene intima. Il ricorso a detergenti che abbiano un Ph pari a 5 è sicuramente indicato per prevenire tali infezioni ma c’è di più, anche le modalità di lavaggio hanno un ruolo importante nello scongiurare l’eventuale malattia. Infatti, dovrà essere raccomandato alla donna di lavarsi agendo con la mano mai strofinandosi con una direzione che vada da dietro in avanti, semmai il contrario. Ciò per evitare di offrire un “passaggio” comodo ai batteri intestinali verso gli organi urinari e sessuali della donna. Per spiegare comunque la maggiore possibilità che il “sesso debole” presenta rispetto all’uomo è dato dalla minore lunghezza dell’uretra. Inoltre, parlando di donne, come non citare la gravidanza, soprattutto negli ultimi mesi, quale causa di infezioni urinarie, se si pensa alla pressione esercitata dal nascituro sugli organi urinari della donna e che dunque rappresenta già di per sé un ostacolo allo svuotamento di urina dalla vescica. In ultimo e non certo per importanza, causa di infezioni urinarie possono essere le infezioni ospedaliere e l’introduzione di cateteri o di tutti quei presidi utilizzati in medicina per compiere manovre al fine di indagare sulla possibilità di eventuali malattie in atto effettuate nella totale assenza di copertura antibiotica.
E’ chiaro che spetterà al medico, in corso di anamnesi, presumere l’eventuale causa che stia alla base di una qualsiasi infezione urinaria, fatto più che sufficiente per scongiurare, da parte del paziente, la cura di un’eventuale cistite senza ricorrere al proprio medico.

La cistite

Qualcuno crede che d’inverno, piuttosto che d’estate o viceversa ci si ammali maggiormente di cistite. Scientificamente parlando, a parte qualche caso soggettivo, non vi sono stagioni che espongono maggiormente l’individuo a rischio di infezioni urinarie. Semmai, come detto, v’è la predisposizione individuale o la presenza di eventuali focus infettivi in loco o anche distanti dalla vescica stessa che possono essere motivo sufficiente per scatenare l’infezione. Risulta utile quindi conoscere come si presenta nei sintomi una cistite.

I sintomi di una cistite

Chi abbia sofferto di cistite ricorda bene uno dei sintomi fondamentali di questa malattia rappresentati dall’esigenza di urinare spesso, spessissimo, a volte continuamente, al punto da rendere qualitativamente scadentissima la vita del paziente. Oltretutto, la minzione è sempre dolorosa, difficoltosa, accompagnata da bruciore e senso di pesantezza, per non parlare del fatto che il paziente, subito dopo aver urinato, si rende conto di non aver soddisfatto del tutto il bisogno che si ripresenterà, nei casi più impegnativi, a distanza anche di qualche minuto. Sarebbe inutile dirlo, ma c’è qualcuno che afferma che per migliorare il quadro clinico si dovrebbe resistere allo stimolo. E’ sbagliato farlo, a parte la sofferenza per il paziente, che a volte urina solo qualche goccia di pipì, si rischia di far contrarre ancor di più il muscolo detrusore, fatto che accentuerebbe il dolore e lo stesso insopportabile bruciore. Dunque, dolore, bruciore, necessità di urinare continuamente sono importanti indizi che indicano la malattia urinaria in atto. In alcuni casi, vi può anche essere presenza di sangue nelle urine che potrebbe spiegare anche l’eventuale presenza di calcoli urinari, ma non sempre è così!

 La diagnosi della cistite

Sulla base di questi sintomi è possibile diagnosticare una cistite o una qualsiasi altra infezione delle vie urinarie. Ancora più eclatante, ai fini della diagnosi, assistere in concomitanza con i precedenti sintomi, ad uno stato di malessere generale del paziente, accompagnato da episodi febbrili, veri e propri dolori accentuatisi con la minzione e prolungati nel tempo, fino a situazioni in cui si assiste ad un tremore convulso da parte del paziente, il tutto spesso accompagnato da nausea e a volte persino vomito.
Insomma, senza neanche giungere alla presenza di una sintomatologia così ricca, l’imperativo categorico diviene la visita medica e relativa cura tempestiva della malattia e relativi sintomi. Spesso la diagnosi oltre che sull’esame obiettivo del paziente si fa anche sulla scorta di esami medici più volti ad identificare l’eventuale agente patogeno coinvolto nella malattia.Per giungere a ciò quanto mai utile risulta l’urinocultura con antibiogramma. Tale semplice esame eseguibile sulle urine ci da la possibilità di scoprire la famiglia di agenti patogeni coinvolti nell’infezione e l’eventuale antibiotico che risulta più utile per debellarla. Una volta stabilito ciò è agevole per il medico rivolgersi alle cure più indicate capaci di risolvere il tutto nel volgere di qualche giorno. Per completezza facciamo solo riferimento ad altre cistiti su basi diverse, ad esempio innescate da agenti virali, o da determinate sostanze chimiche fino alle più impegnative cistiti interstiziali che si presentano senza un vero e proprio agente capace di innescarle. Ma di questo parleremo un’altra volta.

Terapia della cistite

Una volta stabilita l’esatta causa della cistite, risulta agevole, con l’impiego degli antibiotici, provvedere ad una terapia che affranchi il paziente dalla malattia, purchè si abbia al contempo cura di seguire le indicazioni del medico, per quanto concerne l’esatta posologia prescritta e la durata della stessa terapia. Al contempo è necessario che il paziente si attenga a degli accorgimenti che prevedano la necessità di reintegrare i liquidi dall’esterno, ciò per due ragioni. Innanzitutto perché ci si trova di fronte ad un paziente che a causa della malattia si potrà essere in parte disidratato, si pensi alla febbre, al sudore, al vomito ed inoltre l’introduzione di liquidi serve a rendere più fluide le urine provvedendo anche alla rimozione forzata di eventuali ostacoli che si frappongono partecipando al ristagno di urina. Tale situazione è tanto importante al punto che a volte si prescrive, soprattutto se il paziente non collabora, l’introduzione di liquidi, fino a tre litri al giorno mediante soluzioni elettrolitiche somministrate per fleboclisi.
Inoltre, ricordando il corollario di penosi sintomi cui sia andato incontro il paziente, sarà cura del medico prevedere la possibilità si somministrare farmaci antispastici per lenire il dolore determinatosi a seguito della malattia, in associazione o no ad eventuali farmaci antinfiammatori (FANS) che agiscono anche su altre manifestazioni dolorose ed al contempo svolgono attività antipiretica, ovvero, abbassano la febbre. Ne deriva che la cura di una cistite, soprattutto quando abbia raggiunto un certo grado di severità, diviene indispensabile, anche allo scopo di scongiurare la possibilità che dalla cistite, in certi casi, si giunga fino alla vera e propria colica renale o che dalla cistite si dipartano germi capaci di colonizzare altri organi uropoietici e non solo.

Prognosi della cistite

Di norma una cistite che sia stata adeguatamente curata si risolve nel giro di una settimana circa, anche se il paziente è già in terza giornata capace di riprendere la normale attività lavorativa avendo assistito alla scomparsa dei sintomi principali, senza per questo sentirsi autorizzato ad abbandonare i farmaci che sta assumendo. Quando invece siamo di fronte a soggetti che ricorrentemente vadano incontro a fenomeni infettivi di questo tipo, diviene importante indagare, ricorrendo anche a particolari esami medici, l’eventuale presenza di condizioni patologiche che stiano alla base della malattia, curandole, al fine di prevenire eventuali future infezioni urinarie.


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