mercoledì 9 gennaio 2013

Rene policistico: ecco una nuova cura



La scoperta è casuale e deriva dall’osservazione di come un farmaco utilizzato per prevenire il rigetto nei trapianti del rene, al contempo agisca egregiamente anche nella cura di una malattia importante, sia pure non molto diffusa, quale di fatto è il rene policistico bilaterale dominante.


Il farmaco in questione è la Rapamicina, mentre l’evidenza come tale sostanza farmacologica possa agire nei confronti della patologia rappresentata dal rene policistico bilaterale dominante, si deve ad uno Studio medico pubblicato sulla rivista scientifica Journal of the American Society of Nephrology. A tale studio ha preso parte anche l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo con a capo Giuseppe Remuzzi.


L’importanza di tale inedita scoperta è data dalla constatazione di aver potuto finalmente inserire quell’anello mancante nella terapia di tale patologia renale, fino adesso trattata esclusivamente con la dialisi ed eventualmente con il trapianto di reni, a causa dell’insufficienza renale gravissima ed irreversibile cui vanno incontro i pazienti affetti dalla patologia. Tale complicanza è determinata dal fatto che la funzionalità dell’organo malato si riduce fino ad annullarsi del tutto a causa di particolari cisti di notevoli dimensioni che vanno a colpire l’organo comprimendolo al punto da renderlo in breve tempo del tutto inservibile. La Rapamicina invece parrebbe proteggere il rene evitando la formazione di dette cisti.


Prima di giungere al farmaco tuttavia si è passati da una precedente acquisizione scientifica che riguardava le particolarità di una specifica proteina che ha il nome di Mtor e che di fatto partecipa proprio alla formazione di quelle cisti in grado di distruggere nel tempo il rene. La manipolazione in laboratorio di tale proteina ha rappresentato il vero precursore del farmaco di cui adesso si tenta l’impiego terapeutico. I risultati ottenuti dall’Istituto Mario Negri di Milano sono sicuramente incoraggianti, in considerazione dell’evidenza di come 21 pazienti con rene policistico, hanno mostrato i primi successi terapeutici a breve tempo dalla prima assunzione. Tali buoni risultati sarebbero evidenziati dal fatto di aver potuto constatare in tali malati all’arresto della formazione delle cisti trasformate in  poco tempo in nuovo tessuto sano in luogo delle formazioni patologiche stesse. Ciò significa poter confidare nel tempo in un futuro più roseo di quei pazienti già ammalati ma che così trattati potrebbero evitare il ricorso alla dialisi, potendo in questo modo arrestare la grave insufficienza renale subentrata. Da ricordare infine che tale molecola farmacologica sarebbe quanto mai scevra da quegli effetti collaterali importanti che di norma farebbero propendere per un’interruzione delle terapie.




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