venerdì 1 febbraio 2013

Maternità: in Italia viene sottovalutata da tutti i Governi


Possiamo dire che oggi la maternità possa considerasi una priorità fra le esigenze di una coppia, possiamo ancora ritenere che in Italia fra le politiche per la famiglia che i vari Governi attuano, la maternità occupa quel posto che forse meriterebbe o dobbiamo invece considerare l’esigenza per una donna di diventare mamma troppo mediata con problematiche afferenti alla vita quotidiana, alle condizioni sociali della donna e all’ambiente in cui vive?


L’incontro tenutosi a Roma sul tema “La tutela della maternità nell’Italia del Terzo Millennio“ ci palesa una situazione ben diversa rispetto a quelle che dovrebbero essere le legittime istanze di una donna fertile e che invece collidono con le esigenze di una Società che rischia di mettere la maternità fra le ultime priorità della donna moderna, con tutte le conseguenze peggiori che tutto ciò determina.

Non è un caso infatti che su cento donne fertili, almeno 34 decide e riesce ad avere un figlio dopo i 35 anni, un dato questo ben lontano rispetto al passato e che per di più si aggrava o in parte si giustifica anche con un altro inquietante aspetto cui si imbatte la donna, l’aumento delle coppie infertili, ben 50 mila ogni anno con punte del 15% , al punto da considerare del tutto normale l’altro dato che emerge, ovvero, quello che indica come sei donne su 100, nonostante tutti i tentativi intrapresi, affrontano la prima gravidanza non prima dei 39 anni; nei primi anni del novecento la stessa età era ritenuta addirittura tarda ai fini di una gravidanza!

Se, indipendentemente da fattori economici e sociali all’interno della coppia, si palesa un dato del genere, i ginecologi e gli ostetrici romani riunitisi in congresso addebitano parte della responsabilità alla totale assenza della prevenzione in ordine alla salute dell’apparato riproduttivo, soprattutto femminile che ben si rapporta con l’elevatissimo numero di coppie infertili.

Ma a tutto ciò si aggiunge la constatazione dello spostamento in avanti dell’età della prima gravidanza a causa di problematiche annesse alle difficoltà economiche cui si imbattono oggi le nuove coppie aggravato dalla precarietà del lavoro e dalla difficoltà che incontrano oggi le donne non sempre nella possibilità di conciliare l’esigenza di mantenere il lavoro, quando c’è, con la famiglia e, spesso, con la carriera.

Il risultato di tale situazione è sotto gli occhi di tutti, una natalità in Italia che fino a qualche tempo fa aveva toccato i minimi storici e a poco serve sapere che si assiste ad un lieve aumento delle nascite in Italia, visto che i fiocchi azzurri e rosa sono più dipendenti dalla presenza delle donne extracomunitarie che dalle donne italiane, insomma, come dire che di fronte al problema della maternità nel nostro Paese, nulla si è fatto in passato e nulla si sta facendo  ancora adesso. La speranza resta sempre quella, ovvero il sostegno della donna, della famiglia, dei nuclei numerosi e di quelle fasce di popolazione che vivono nel disagio; «La donna deve essere sostenuta a 360 gradi - sintetizza Roberto Angioli, Ordinario di ginecologia e ostetricia - non solo nei mesi a ridosso del parto». Bisognerebbe puntare anche sulla prevenzione della sterilità attraverso l'educazione delle giovani generazioni. Non basta, infatti, «demandare alla scuola l'educazione sessuale - sottolinea Donatella Caserta, ordinario di Scienze ginecologiche, Perinatologia e Puericultura dell'Università La Sapienza - perchè in molti casi comportamenti corretti e diagnosi precoci di malattie come l'endometriosi permetterebbero di evitare l'infertilità da adulti».






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