venerdì 1 febbraio 2013

Melanoma: vicini al vaccino

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Potrebbe volerci ancora qualche anno prima di dare il via all’utilizzo su larga scala del vaccino contro il melanoma, una gravissima neoplasia della pelle ritenuta fra le più aggressive in quanto capace in breve tempo di originare metastasi estese e dunque condurre in breve tempo a morte il paziente che ne vada affetto. Secondo il Daily Telegrapf, che ha fatto riferimento ad un recente studio inglese, parrebbe profilarsi all’orizzonte la possibilità di una cura quanto mai efficace offerta da un farmaco capace di interagire efficacemente contro le cellule tumorali facendo regredire in maniera significativa la malattia. Oncovex, questo il nome del possibile vaccino, dovrebbe essere efficace contro tutti i tipi di melanoma conosciuti fino ad oggi.
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L’altra caratteristica che renderebbe ancora più promettente lo studio britannico è quella di aver constatato come tale vaccino sia in grado di agire solamente contro le cellule tumorali risparmiando quelle sane, insomma, sarebbe così superato il grosso limite della chemioterapia antiblastica che nel tentativo di distruggere le cellule malate finisce con il danneggiare fino ad uccidere anche quelle sane. Ma ci sarebbe un’ulteriore riprova che testimonierebbe l’efficacia di tale promettente farmaco, il fatto di poter sperare di  assistere al miglioramento della malattia anche nei casi in cui il tumore sia di stadio avanzato.

“Lo studio palesa la possibilità terapeutica offerta ad un gruppo di pazienti in cura affetti da melanoma in fase avanzata - ha affermato al quotidiano ‘Howard Kaufman’ del Chicago’s Rush University Medical Centre che partecipa alla sperimentazione -  e mostra bene come tale terapia potrebbe salvare migliaia di persone all’anno”. Secondo i risultati fin qui ottenuti in umana, sia pure in forma ancora sperimentale, trattando con Oncovex un certo numero di pazienti di età compresa entro i 50 anni, ammalatisi di melanoma in fase avanzata, si sarebbe assistito ad una regressione completa della neoplasia in 16 casi su cento, anche se occorre dire che non si è ancora in grado di stabilire la possibilità o meno che il tumore recidiva in un lasso di tempo che non è possibile preventivare.
--> Tuttavia, come accade con altre neoplasie, è importante ottenere un allungamento significativo della vita del paziente per metterlo in condizione nel tempo di poter beneficiare di un eventuale ultimo ritrovato della scienza.



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