mercoledì 13 febbraio 2013

Osteoporosi: perchè alcuni pazienti non traggono benefici dalle cure



La notizia è sicuramente utile per spiegare la mancata azione da parte di certi farmaci utilizzati da molti pazienti in menopausa, in particolar modo nella cura dell’osteoporosi e che nonostante la precisione dimostrata da questi malati nel seguire adeguatamente tutte le cure prescritte, questi non riescono ad ottenere nessuno dei risultati auspicati. A questo punto ci si è chiesti quale fossero i motivi dello scarso successo terapeutico di tali  farmaci utilizzati. La risposta è giunta da uno studio scientifico condotto da ricercatori del Laboratorio genoma umano dell’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano (Itb-Cnr), presso l’Istituto clinico Humanitas di Rozzano (Mi) e pubblicato su Nature Medicine.

“Siam partiti da uno studio sull’osteopetrosi, una grave patologia genetica che determina e la deformazione e l’ispessimento delle ossa, praticamente il contrario dell’osteoporosi, che provoca invece lo sfaldamento
osseo”, racconta Anna Villa , coautrice dell’articolo, coordinatrice italiana dello studio e dirigente di ricerca dell’Itb-Cnr. “Studiando questi
pazienti, abbiamo capito che il difetto da essi presentato della pompa protonica, un complesso enzimatico preposto all’acidificazione dell’ambiente esterno alla cellula ossea, svolge un ruolo anche nelle cellule dello stomaco, che acidificano l’ambiente consentendo la digestione del cibo”. “Abbiamo scoperto che il difetto di acidificazione da parte delle cellule dello stomaco causa un diminuito riassorbimento del calcio, che determina
rachitismo nel bambino, mentre nell’adulto potrebbe contribuire all’osteoporosi”, prosegue la ricercatrice del Cnr. 

Lo studio, che è durato tre anni, è finito sotto la lente d’ingrandimento dei medici stante l’alta incidenza della patologia nelle diverse fasce della popolazione, si pensi soltanto che negli over sessantacinquenni la percentuale della malattia è del 15%. Si è dunque visto che il calcio carbonato, che trova applicazione nella cura dell’osteoporosi e che dovrebbe limitare i danni che la patologia stessa è in grado di arrecare nel tempo, insieme alla vitamina D3, che serve a fissarlo nelle ossa, non viene assorbito, proprio per via della scarsa acidità dell’ambiente gastrico di un certo tipo di pazienti. Ma tale riscontro non ha scoraggiato i ricercatori che hanno proseguito i loro studi scientifici con un altro lavoro, stavolta finanziato dalla Fondazione Cariplo e da Telethon e che apre la strada a cure più mirate. I primi incoraggianti risultati sono già arrivati, parrebbe infatti sufficiente, nei pazienti che hanno problemi di assorbimento di calcio, sostituire il calcio carbonato con il calcio gluconato che agisce a livello gastrico senza essere influenzato dal PH dello stomaco.” Si tratta di una scoperta che comporterà certamente un cambiamento nella terapia dell’osteoporosi, e dimostra come da studi genetici spesso scaturiscano inaspettate ricadute per le patologie più comuni”, conclude Anna Villa .
Fonte: CNR

Nessun commento:

Posta un commento