mercoledì 6 marzo 2013

Alimentazione: in casa tanti veleni, anche nei cibi e non sempre lo sappiamo



Ci badiamo poco, eppure abbiamo tanti veleni nelle nostre case e quel che è impressionante è che non parliamo di sostanze chimiche contenuti in detersivi e detergenti vari potenzialmente pericolosi. Parliamo di alimenti stipati in particolar modo nelle nostre cucine col risultato che quando a questi non si presta particolare attenzione il passo è breve per giungere all’avvelenamento, a volte persino mortale!

Uno dei veleni meno noti, forse, ma molto diffuso è racchiuso nelle comunissime patate. Secondo il CNR, infatti, le patate in particolari condizioni possono essere tanto tossiche da rivelarsi persino mortali. Quando avviene tutto ciò? Quando la patata comincia  guastarsi senza però essere del tutto andata a male. Diventa importante capire come evitare i rischi.  

“Le patate”, spiega Antonio Malorni, direttore dell’Istituto di scienza dell’alimentazione (Isa) del Cnr di Avellino, “contengono i glicoalcaloidi solanina e chaconina, inibitori della colinesterasi e teratogeni (in grado cioè di indurre malformazioni qualora una donna venga esposta a esse durante la gravidanza o prima), presenti mediamente in una proporzione di cinque milligrammi per cento grammi (ossia lo 0,005%), anche se la concentrazione cambia nei diversi cultivar del tubero (fino a 20 mg/100g siamo nella concentrazione di non tossicità). Le maggiori concentrazioni di solanina si trovano nella buccia delle patate inverdite per esposizione alla luce, nei germogli e zona circostante, negli steli e ‘genericamente’ nelle patate infestate o ammaccate, mal conservate, immature. In questi casi, i glicoalcaloidi possono raggiungere livelli letali per l’uomo. Fortunatamente i nostri sensi ci avvisano: al di sopra dei 14 mg/100g le patate assumono un sapore amarognolo e intorno a 20 mg/100g, limite di concentrazione oltre il quale diventano pericolose, generano una sensazione di bruciore nella bocca e nella gola”.

Ancor più oscuro è ciò che una normalissima e diffusissima pianta come il basilico è in grado di produrre in chi la assume. Infatti, sempre secondo i ricercatori, quando scegliamo le foglioline di basilico da aggiungere ad un primo o ad un secondo piatto, dovremmo avere l’avvertenza di privilegiare le foglie meno giovani, ciò in quanto, laddove propendessimo per le foglioline appena nate o quasi, rischieremmo di ingerire inconsapevolmente una potente sostanza cancerogena come il metileugenolo contenuto anche nello zenzero. Anche il prezzemolo, pur avendo doti curative, può interferire con la flora intestinale al pari di quanto farebbe un antibiotico causando diarrea e alla lunga persino afte orali. Parlando di prezzemolo da ricordare che tale vegetale andrebbe assunto con cautela dalle donne gravide.:  La possibilità che queste vadano incontro ad un aborto è alta se si assume il prezzemolo. Occorre comunque dire che il rischio che una donna vada incontro ad un aborto tuttavia è solo teorico, infatti perché ciò avvenga la donna che aspetta un bebè dovrebbe assumere almeno 100 grammi di questa pianta al giorno.

Nessun allarmismo comunque ricordano i ricercatori del CNR, perché una sostanza come quelle citate affinché possa davvero esercitare la sua azione tossica dovranno intervenire diversi fattori, la quantità, in primis, la distribuzione a livello dei tessuti, la possibilità che altri elementi si contrappongano all’azione della sostanza tossica, i diversi trattamenti termici che hanno azione diretta su queste sostanze e la capacità naturale dell’organismo di opporsi alle varie sostanze tossiche, ma ciò non toglie che l’attenzione davanti a ciò di cui ci si ciba non dovrà mai venire meno!

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