venerdì 15 marzo 2013

Dismenorrea: come evitare che la mestruazione diventi un supplizio



Non per tutte le donne l’appuntamento con il ciclo mestruale avviene allo stesso modo, per molte di loro infatti il ciclo mestruale è un fatto vissuto naturalmente, con qualche fastidio in più ma facilmente risolvibile, per altre invece l’evento è vissuto in maniera dolorosa, persino insopportabile, accompagnato da disturbi seri come fossero espressione di una malattia ed in questo caso si parla di dismenorrea. La dismenorrea può infatti presentarsi con dolori di tipo crampiforme, insensibile all’azione di eventuali blandi antidolorifici e che invece va trattata con farmaci che sedino il dolore alla stregua di quanto avverrebbe con delle vere e proprie coliche addominali e non solo, la persona soggetta alla dismenorrea si vede la qualità della vita seriamente compromessa nei giorni del ciclo mestruale a causa dei tanti disturbi associati all’evento.

Ne deriva che dovendo investigare sulla dismenorrea oggi si preferisce considerarla in due forme distinte, la prima, la dismenorrea primaria, quando l’evento non è associato ad alcuna malattia della sfera genitale, la seconda, ovvero la dismenorrea secondaria, quando i disturbi annessi ad essi traggono origine da stati patologici insorti nel corso della vita della donna, ad esempio quando ci riferiamo all’endometriosi, che può accompagnarsi alla dismenorrea, ma anche associarsi ai fibromi uterini, alle cisti ovariche, ad eventuali malformazioni congenite che si palesano nei sintomi una volta giunti al menarca, così come causa del fastidio, per usare un eufemismo, potrebbe essere anche la presenza di eventuali sistemi anticoncezionali come lo IUD. Si capisce bene che nel caso di una dismenorrea secondaria la cura è solo volta al reperimento delle cause che determinano il problema e nell’attesa di scoprirlo, il disturbo va trattato alla stregua di quanto si farebbe con una dismenorrea primaria.

Una cosa è comunque certa, il problema è molto sentito dalle donne, vista la larga diffusione che esso ha in questa popolazione, si contano infatti non meno di cinque ragazze su cento che dalla prima mestruazione presentano una qualche forma di dismenorrea al punto che il disturbo è considerato alla stregua di quanto si farebbe con una qualsivoglia malattia con ricadute importanti sulle performance della persona e relativi costi sociali a causa delle assenze lavorative e scolastiche di chi lamenta più o meno seriamente il problema. Per risalire alla cura di una qualsiasi forma di dismenorrea bisogna procedere ad un’anamnesi accurata che tenga conto della data in cui l’evento si è fatto strada nella donna, visto che se il fenomeno si è manifestato fin dalla prima mestruazione potrebbe voler significare un approccio diagnostico diverso rispetto al caso in cui la dismenorrea si sia fatta strada nel corso della vita.

La sintomatologia della dismenorrea

In primis abbiamo detto che è il dolore a farsi strada nella persona affetta da dismenorrea, un dolore che si alterna nel corso della giornata attraversando soglie quanto mai variegate, potendosi presentare inizialmente con un fastidio fino a poter giungere a forme tanto violente da paragonarsi al dolore da parto. Il fastidio ha inizio nella parte più bassa dell’addome ma in breve tempo di allarga interessando la parte interna delle gambe fino a localizzarsi alla schiena. Tale dolore di norma annuncia l’arrivo del ciclo mestruale, tocca il picco d’intensità il primo giorno della mestruazione e a volte anche il secondo, il terzo giorno solitamente tende a scemare per scomparire del tutto o quasi il quarto giorno. Ma le fitte non restano l’unico sintomo di una dismenorrea, sono quasi sempre associate ad altri importanti fastidi quali il mal di testa, il vomito o la nausea, l’astenia, l’inappetenza, a volte la diarrea e nei casi gravi si assiste a veri e propri svenimenti ed in qualche raro caso qualche donna è giunta persino al collasso. Diviene dunque importantissima la visita ginecologica non potendo la paziente discernere l’eziologia del disturbo la cui causa viene quasi sempre individuata dopo un’accurata anamnesi e nei casi più impegnativi, dopo una laparoscopia in grado di dirci se la dismenorrea può classificarsi come primaria o secondaria.

Tralasciando la forma secondaria che implica la conoscenza del disturbo o della malattia a monte e limitandoci ad investigare sulla forma primaria, non possiamo non tener conto di un fatto basilare, ovvero, quello che considera la dismenorrea primaria sempre associata all’ovulazione e che il dolore che ne deriva a null’altro è dovuto che alla contrazione dell’utero. Ma come mai in alcune donne ciò avviene in maniera del tutto normale e per altre invece le contrazioni finiscono per rappresentare un vero e proprio incubo? La risposta è tutta nel ruolo svolto dalle prostaglandine, delle sostanze chimiche prodotte dall’organismo e che nello specifico agiscono modulando la contrazione muscolare dell’utero. Quando vengono prodotte prostaglandine in quantità eccessiva o quando quelle presenti contraggono esageratamente le pareti dell’utero si va incontro al dolore violento e protratto nel corso della giornata. Si capisce bene che individuata nelle prostaglandine la causa, la risoluzione del problema diviene semplice, potendo essere sufficiente trattare il caso con quei farmaci antiprostaglandine, ovvero, che agiscono direttamente sulla quantità e sulle modalità d’azione di tali sostanze. E, dunque, alla stregua di quanto avviene in tutti i casi di infiammazione associata al dolore, oggi la moderna medicina dispone di farmaci, quali i fans (farmaci antinfiammatori non steroidei) ricordiamo l’Aspirina, anche se in presenza di flussi ematici eccessivamente abbondanti dovrebbe essere evitata in quanto per la sua azione antiaggregante aumenterebbe il flusso stesso della donna. Dunque si fa riferimento a tutte quella sequela di altri fans di cui oggi disponiamo e che di volta in volta vengono associati al disturbo controllando il dolore e lo stato generale della paziente. Sovente il medico associa ad un fans un antispastico che favorisce la distensione della parete uterina e anche solo per questa ragione controlla il dolore efficacemente. Dunque l’azione combinata di due farmaci di norma risolve il problema, così come la prevenzione della dismenorrea può essere efficacemente attuata se l’inizio della cura viene attuato prima ancora che il dolore culmini in forme sicuramente insopportabili. A giudizio dello specialista giovamenti si potrebbero avere con l’uso della pillola anticoncezionale che riduce il volume del sangue mestruale e sopprime l’ovulazione, cosicchè, quando non vi sono controindicazioni per la paziente, agisce bene in 9 casi su dieci. Oggi insomma si dispone di armi efficaci che agiscono contro il corollario di sintomi associati alla dismenorrea ed è del tutto inutile e dannoso che la donna che soffra di questi problemi non si consulti con il medico per curarsi adeguatamente, ciò alla luce anche di un comportamento anomalo che potrebbe alla fine manifestarsi nella paziente, ovvero quello di caricare di negatività la mestruazione rendendola più gravosa di quanto non sia già di per sé.

Da ricordare comunque che il ricorso allo specialista sarebbe sempre auspicabile al fine di fare piena luce sull’origine della dismenorrea senza dimenticare che nella forma secondaria potrebbe celarsi una qualche causa che se non risolta potrebbe avere nel tempo risvolti negativi importanti. 

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