venerdì 22 marzo 2013

Gravidanza: quel raffreddore che non se ne va più



La gravidanza in alcuni soggetti predisposti apre la strada, sei volte su dieci, ad una patologia ascrivibile alle malattie da raffreddamento che pur non avendo una causa riconducibile a questo tipo di affezione ne replica molto i sintomi. Parliamo della rinite ed in particolare della rinite gravidica.

--> Si tratta di capire per quale ragione donne sane che per  nessun motivo dovrebbero accusare una patologia dell’apparato respiratorio finiscono invece per lamentarne i sintomi. La risposta sta tutta nell’esagerata risposta ormonale che le donne affette dal problema risentono, ovvero, dal ruolo rivestito da ormoni quali gli estrogeni ed il progesterone in questi individui. L’effetto di queste sostanze immesse abbondantemente in circolo sul tappeto nasale causano ipersecrezione e congestione accompagnata da gonfiore a carico dei turbinati, ovvero quel complesso sistema osseo-cartilagineo che è presente nella cavità nasale con sintomi sovrapponibili a quelli che si hanno a causa di un raffreddore. Il tutto viene meno subito dopo il parto, infatti tale evento determina la fine di tutti i sintomi. Potrebbe tuttavia accadere che una donna su cento continui ad avvertire i fastidi della rinite anche nel post parto ed in particolar modo durante l’allattamento. In questo caso siamo in presenza di un evento che ha assunto proporzioni importanti che devono essere affrontati con l’aiuto dello specialista otorinolaringoiatra e dello stesso ginecologo. Quando la rinite gravidica si presenta in forma leggera, il medico può decidere di affrontarla con la prescrizione di farmaci quali gli spray nasali, aggiunto agli antistaminici da assumersi per via sistemica, mentre l’intervento chirurgico è circoscritto all’interno di una casistica bassa laddove la patologia sia divenuta irreversibile.

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