martedì 26 marzo 2013

Ipertensione arteriosa: la forma resistente alle cure è una malattia a tutti gli effetti



In un’epoca in cui la medicina sembra averci affrancato da moltissime malattie che un tempo potevano rivelarsi sicuramente mortali, uno spettro pare ugualmente aggirarsi nei timori degli italiani e nella stragrande maggioranza di tutti quelli che vivono nel mondo in generale, la pressione arteriosa alta. Una condizione clinica questa che già di per sé apre la strada a patologie gravissime ma che per fortuna di norma è tenuta entro livelli di guardia tali, da risultare innocua, ma non sempre. A giudicare da un recente studio scientifico che si è svolto a livello mondiale, sette ipertesi su dieci affetti da forme più resistenti alle cure  temono che la loro pressione elevata possa essere la causa di molte malattie fino alla morte e in 8 casi su dieci questi stessi pazienti ammettono di dover far ricorso a sempre nuovi farmaci per tentare di abbassare la loro pressione arteriosa, spesso inutilmente. A questo punto ci si chiede, è fondata la loro paura, oppure negli stessi pazienti si instaura una forma di timore continuo rispetto alla malattia al punto di aggravarla?

Purtroppo l’angoscia di questi malati è più che fondata, infatti in presenza di una ipertensione maligna resistente alle diverse terapie applicate, riferendoci a trattamenti che prevedono l’utilizzo di almeno tre diversi farmaci antipertensivi, spesso con scarsi risultati, il rischio di andare incontro ad un evento vascolare molto grave, infarto, ictus è fondato al punto che sono quasi cento milioni i pazienti che in tutto il mondo corrono seriamente tale pericolo. Dal sondaggio, realizzato con il sostegno di Medtronic, è emerso che in Italia i soggetti affetti da ipertensione resistente al trattamento nutrono serie preoccupazioni per la propria salute. Quasi quattro quinti (77%) degli intervistati ha descritto le proprie condizioni di salute come 'sufficienti o scadenti', nonostante la maggioranza dei pazienti italiani con ipertensione resistente al trattamento abbiano dichiarato di essere in cura dal medico di base (64%) o dal cardiologo (34%).

E proprio per questi pazienti che non riescono con le normali terapie mediche a tenere a bada la
--> pressione alta, si aprono scenari inquietanti di fronte alla possibilità di andare incontro a patologie diverse e tutte gravi. Secondo lo studio scientifico effettuato, il 14% di questi malati rischia di andare incontro al diabete di tipo 2, quasi la metà di loro ha alte possibilità di incorrere in un infarto cardiaco, e nel 33% dei casi per questi malati si apre la strada dell’obesità. Eppure sono pazienti attenti alla loro salute, lo dimostra il fatto che queste persone assumono almeno quattro pillole al giorno rappresentate da diversi antipertensivi da almeno dieci anni … Il risultato oltretutto, è una qualità della vita scadente di queste persone le quali vivono sovente con l’angoscia di incorrere in qualche gravissima conseguenza del loro stato clinico patologico, al punto che più di sei pazienti teme concretamente l’ictus come conseguenza finale e comunque, coralmente, visto che lo ammettono nove pazienti su dieci, gli stessi affermano che da quando è stata diagnosticata loro l’ipertensione arteriosa resistente alle cure, hanno perso la loro tranquillità. Infine, i pazienti con ipertensione resistente al trattamento chiedono più alternative per poter gestire il disturbo di cui soffrono. Quasi tre pazienti su quattro (73%) affetti da ipertensione resistente al trattamento hanno espresso preoccupazione per il numero di farmaci che assumono e oltre 4 su 5 (84%) vorrebbero che fosse più facile riuscire a tenere la pressione alta sotto controllo. Oltre 4 pazienti con ipertensione resistente al trattamento su 5 (82 %), inoltre, ritiene che la propria qualità di vita migliorerebbe in modo sostanziale se si potesse controllare la pressione con meno farmaci.

Cos’è l’ipertensione arteriosa resistente al trattamento
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In effetti, se l’ipertensione arteriosa in sé non è una malattia, ma una condizione clinica che può essere espressione di diverse malattie spesso croniche ed al contempo negli anni aprire la strada a diverse altre patologie, nel caso dell’ipertensione arteriosa resistente al trattamento, ci riferiamo ad una patologia cronica quasi del tutto assestante. Insomma, una malattia che apre la strada a gravissime ulteriori malattie, quali quelle viste prima, compreso lo scompenso cardiaco e
le malattie renali. Lo studio scientifico che ha portato alla rilevazione di tale realtà è stato effettuato in otto Paesi quali  Brasile, Francia, Germania, Italia, Giappone, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. In ciascun Paese, sono stati intervistati almeno 200 adulti con ipertensione resistente al trattamento, in terapia con tre o più farmaci ed almeno 200 adulti con ipertensione incontrollata in terapia con uno, due o nessun farmaco. Dal sondaggio realizzato online da Harris Interactive per conto di Medtronic si è osservato che  4.574 adulti maggiorenni hanno dichiarato di aver ricevuto la diagnosi di ipertensione incontrollata o resistente negli Stati Uniti, Regno Unito Francia, Germania Italia, Spagna, Brasile e Giappone. Insomma, una situazione molto grave che si cerca in qualche modo di arginare con lo studio di nuove molecole con la speranza che in queste si ravvedano le soluzioni atte a risolvere la pericolosa malattia, quando questa non è un sintomo, ma una vera e propria patologia assestante. 

Bibliografia

1. Persell S. D. Prevalence of Resistant Hypertension in the United States, 2003-2008. Hypertension. 2011;57(6):1076-1080.

2. "Hypertension and cardiovascular disease", World Heart Federation 2011

3. Egan B. M., et al. Uncontrolled and Apparent Treatment Resistant Hypertension in the United States, 1988-2008. Circulation. 2011;124(9):1046-1058.

4. Doumas M., et al. Benefits from Treatment and Control of Patients with Resistant Hypertension.
International Journal of Hypertension.

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