giovedì 14 marzo 2013

Prolasso vaginale: serve solo il chirurgo?



Prolasso vaginale, un termine medico che moltissime donne in menopausa hanno imparato ad usare, indicando con ciò, la discesa patologica degli organi sessuali femminili e dunque, utero per primo e successivamente anche pareti vaginali. Laddove il retto e la vescica seguissero lo stesso iter, l’impegno diventa grave al punto che in questo caso assistere persino ad una fuoriuscita della vagina dalla sua sede non è del tutto infrequente. Ad avere dimestichezza con questa patologia sono un numero di donne elevatissimo, quasi la metà di tutte quelle entrate in menopausa.

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--> Eppure è altrettanto noto che su dieci donne affette dal problema, solo due ricorrono alle visite mediche per porre un limite alla patologia. Dunque un problema sentito ma in parte anche sottovalutato, nonostante proprio nelle donne che tengono in poca considerazione il problema vi sia una certa predisposizione familiare ad ammalarsi. Ma tale predisposizione non è l’unica causa del prolasso vaginale, altri fattori intervengono su questa che è considerata più che una patologia una sindrome, in quanto molto spesso espressione di una malattia o una serie di fattori predisponenti alle malattie. Una causa primaria è rappresentata dalle gravidanze pregresse, al punto che immaginiamo che la donna che non abbia partorito non incorra nel fenomeno. Il fatto stesso che il problema si concretizzi in menopausa ci fa ritenere che proprio questo periodo della vita della donna apra la strada al prolasso a causa della diminuzione di quegli ormoni che di fatto agiscono sulla tonicità delle pareti addominali, con la conseguenza che rilasciandole favoriscono la fuoriuscita degli organi genitali stessi. A questi primi fattori potrebbero aggiungersi, anche se non è una conditio sine qua non, eventuali patologie insorte nel tempo, a partire dalla stitichezza cronica anche in periodi pre menopausa, o anche un’attività lavorativa che abbia richiesto alla persona sforzi fisici prolungati ed eccessivi per le proprie possibilità.

La sintomatologia è ben delineata a partire dalla spiacevole sensazione della paziente di avvertire una sorta di abbassamento degli organi, sensazione questa che non viene meno sia durante il riposo che in movimento. Spesso il tutto può accompagnarsi, ma non sempre, al dolore intenso, vivo e perdurante accentuato durante la minzione. Non è infine escluso che la donna assista a perdite involontarie di urina, così come, laddove la paziente lamenti una stitichezza cronica, si potrà assistere all’esacerbazione di quest’ultimo sintomo. La terapia è chirurgica e prevede quasi sempre l’isterectomia in modo da far aderire i lembi dei tessuti fra di loro aumentando la consistenza ed evitando il peggiorare dell’eventuale prolasso. Solo nei casi più lievi è possibile intervenire farmacologicamente, somministrando alla paziente quei farmaci, ormoni soprattutto, che fisiologicamente agiscono sulla tonicità dei muscoli addominali, a questa terapia si affianca la cosiddetta riabilitazione perineale. Spesso tale soluzione è ritenuta provvisoria oppure attuata con la speranza di scongiurare il ricorso al chirurgo, ma aspettarsi “miracoli” dai farmaci, in siffatte condizioni è spesso solo una speranza che tale rischia di restare.

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