mercoledì 17 aprile 2013

Tumore alla prostata: diciamo basta con nuovo farmaco






Il carcinoma alla prostrata è una temibile neoplasia che ancora adesso falcidia un numero considerevole di uomini e per il quale l’unico indirizzo terapeutico è dato dalla classica chemioterapia antiblastica di cui dispone oggi la medicina. Ma delle novità reali si profilano all’orizzonte e riguardano un’innovativa cura che indirizza la propria azione a livello di un enzima, il CYP17, visto che è proprio da qui che partono le sorti del tumore nei pazienti.



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Perché è importante la cura contro tale tumore? Perché --> agendo su questo enzima che produce testosterone si “affama” di fatto il tumore stesso, cosa che la classica chemioterapia antiblastica non riesce a compiere. Il nuovo farmaco contro il tumore maligno alla prostata consiste nella molecola di abiraterone acetato che adesso verrà commercializzato anche in Italia grazie all’autorizzazione ricevuta dall’EMA per quei pazienti in cura per questa neoplasia e che non hanno ricevuto alcun  benefici dalla classica terapia antitumorale.

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"Ci sono voluti quasi 2  anni, ma ora anche nel nostro Paese  sarà disponibile un farmaco innovativo, derivato dalla nostra ricerca - spiega durante un incontro a Milano il presidente e ad di Janssen Italia, Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria - E subiremmo ulteriori ritardi nell'accesso  con il problema delle Regioni che  per inserirlo nei loro prontuari a volte fanno passare anche 340 giorni. Questa volta non potrà succedere. perché questo farmaco è stato  considerato 'innovativo' e il decreto salute firmato da Balduzzi prevede che le Regioni lo mettano automaticamente da subito a disposizione  dei pazienti. Mi auguro, per i malati, che stanno aspettando da tempo,  che sia davvero così. Anche se noi  abbiamo garantito finora l'accesso 'anticipato' per 1.500 pazienti". La molecola targata Janssen  agisce  direttamente sul processo di autoalimentazione del tumore e si è dimostrata capace di prolungare la  vita di questi pazienti e di migliorarne la qualità. I dati hanno dimostrato che "ha prodotto una riduzione di più del 25% del rischio di  morte rispetto al gruppo di control-lo; il vantaggio di sopravvivenza tra  abiraterone e controllo è stato del  40%, con una mediana di sopravvivenza globale  di 15,8 mesi vs. 11,2  mesi".


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