giovedì 25 luglio 2013

Infarto: nelle donne è alta l'incidenza in presenza di calcoli renali






Stiano attente le donne che soffrono di calcolosi renale. Secondo recenti studi infatti sarebbe emerso che solo nel sesso debole l’incidenza di calcolosi renale è correlata con un aumento di malattie cardiovascolari anche gravi, ad esempio l’infarto del miocardio che quando preso in tempo richiede interventi di by pass aorto-coronarico.

A giungere a questa conclusione sono studiosi dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’università Cattolica di Roma con a capo Giovanni Gambero ed un team di ricercatori della Harvard University di Boston. La scoperta si deve al ricercatore italiano Pietro Manuel Ferraro. Gli studiosi hanno infatti attenzionato un gruppo nutrito di pazienti rappresentati da 45.748 uomini e 196.357 donne, osservate per tredici anni. Durante questo periodo, inizialmente, il gruppo di persone non presentava alcun  danno cardiologico, ma al manifestarsi del quale si è approfondita l’anamnesi di coloro che avevano accusato nell’ultimo periodo problemi al cuore e si è visto che del totale dei partecipanti, quasi 20.000 di loro avevano riferito disturbi vari e più o meno impegnativi ai reni, in particolare avevano lamentato una calcolosi renale. Alla fine dello studio si è registrato che a soffrire di coronaropatia erano solo quelle donne che avevano sofferto di calcolosi renale e nel computo complessivo mancavano i pazienti di sesso maschile.

Insomma, è risultata un'associazione significativa tra calcoli renali e malattia cardiaca: in presenza di calcoli la donna mostra un rischio di malattia coronarica più alto del 30%. «Tale associazione rimane anche dopo aggiustamento per tutti i fattori di rischio cardiovascolare (Cv) noti, quindi non dipende da questi» sottolinea Gambaro. «La nostra ipotesi è che la presenza di osteoporosi sia correlata allo sviluppo di calcolosi e che la decalcificazione ossea venga "catturata" dall'aorta causandone maggiore rigidità, aumento della pressione differenziale e del rischio Cv». La conclusione è dunque quella di non considerare più, come un tempo, la calcolosi renale una malattia di pertinenza solamente urologia, semmai è giunto il momento di considerarla un segno importante di rischio aterosclerotico con tutte le conseguenze che esso comporta.

«Sotto il profilo clinico» conclude Gambaro «proprio perché nono sono ancora chiarite le cause dell'associazione, è ancora più importante, in presenza di calcoli, agire su tutti i fattori di rischio cardiovascolare noti, quali fumo, dislipidemia, diabete, obesità e ipertensione, per contribuire a ridurre il rischio Cv».

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