lunedì 22 luglio 2013

Tumore alla prostata: al Sud si muore di più, ma al Nord si presentano il doppio dei casi



Il tumore alla prostata, tutt’altro che raro, se solo si pensa che in Italia si verificano quasi 36.000 nuovi casi all’anno con una particolarità importante, al Nord ci si ammala di più, ma al Sud è maggiore la possibilità di morire. Infatti, dati alla mano, mentre al nord si assiste ad un’incidenza della patologia pari a 110,4 casi ogni centomila abitanti, al Centro si giunge a 82,6 ed al Sud a 59.



“La sopravvivenza a cinque anni dopo la diagnosi è già elevata, grazie presumibilmente alla diagnosi precoce di questa malattia legata alla larga diffusione del test del Psa, e al miglioramento delle tecniche di trattamento” dice Gaetano Crepaldi, responsabile scientifico della Sezione invecchiamento di In-Cnr di Padova. “Dati recenti provenienti dai Registri tumori italiani evidenziano che la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è passata dal 66% nel periodo 1990-94, all’80% nel 1995-99 e all’88% nel 2000-04. I dati più recenti dimostrano però alcune differenze geografiche nella sopravvivenza: 91% nelle regioni del Nord-ovest, 89% nel Nord-est, 85% nel Centro e 78% nel Sud. Specularmente, il tasso di mortalità è pari a 16,7 ogni 100.000 persone al Nord, al 17 nel Centro e al 18,3 nel Sud (fonte Airtum 2012)”.
Emerge quindi l’importanza di monitorare in chiave epidemiologica questa malattia, per comprendere meglio la variabilità dell’incidenza, gli effetti delle terapie e delle complicanze. “PROS-IT) la prima riunione del Comitato di direzione del progetto coordinato dalla Sezione invecchiamento dell’Istituto di neuroscienze (In-Cnr), che avrà l’obiettivo di monitorare la situazione del tumore della prostata nel nostro Paese, avrà come obiettivo la raccolta sistematica, presso i centri partecipanti, delle informazioni su tutti i maschi di maggiore età con diagnosi bioptica di tumore della prostata”, prosegue Crepaldi. “Verranno valutati caratteristiche cliniche e demografiche, protocolli di cura e risultati, per identificare i fattori su cui intervenire per migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti”.
Il progetto, con il contributo incondizionato di Takeda Italia e della durata di 48 mesi, sarà curato da un comitato costituito da urologi, oncologi, radioterapisti, anatomo-patologi, epidemiologi, rappresentanti dei Registri tumori.
Fonte: Sezione Invecchiamento dell’Istituto di Neuroscienze del Cnr

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