sabato 24 agosto 2013

Vaccini: presto quello contro le malattie psichiatriche e non solo...






Un convegno, quello svoltosi a Milano, dai tratti in qualche modo persino fantascientifici, eppure, almeno seguendo la notizia Ansa, l’incontro di medici e scienziati provenienti da tutto il mondo è stato sicuramente foriero di speranze concrete secondo le quali in un prossimo futuro a determinarlo saranno sempre di più i vaccini. Ciò in quanto a questi presidi medici sarà affidata la prevenzione nei confronti delle malattie che sempre di più attentano alla nostra stessa vita o al nostro benessere. Un esempio? Fra non molto avremo il vaccino ritarda-cancro”, un vaccino unico contro l’influenza, intendendo per unico un vaccino da inocularsi una sola volta nella vita e, dulcis in fundo, persino un vaccino contro le maggiori e più gravi patologie psichiatriche.


“I vaccini hanno l’abilità di curare o prevenire la maggior parte delle patologie infettive dell’infanzia, ma ci sono ancora malattie che non si possono combattere in questo modo. Solo da pochissimo è stato elaborato un vaccino per il meningococco B, uno dei ceppi che ancora non era coperto. Ma la sfida per il futuro è quella di estendere l’uso dei vaccini, per arrivare a utilizzarli come arma per mantenere la gente in salute. Ad esempio per ritardare l’avvento del cancro, donando grandi vantaggi alle generazioni future. Un’altra sfida è quella di trovare il vaccino contro l’HIV: non stiamo facendo molti progressi, o ne stiamo facendo di troppo piccoli. Ma continuiamo a provare, ed è possibile che si raggiunga qualcosa di concreto entro i prossimi dieci anni”, sottolinea Rino Rappuoli, responsabile globale della Ricerca Vaccini di Novartis.


Interessante osservare che ciò che oggi ci sembra fantascienza, domani potrebbe divenire normale realtà, se solo facciamo un passo indietro nella storia dell’uomo osserviamo che tante malattie del passato oggi non esistono più proprio grazie ai vaccini che all’epoca erano essi stessi considerati pura fantascienza. Pensiamo al vaiolo, alla temibile difterite, alla poliomielite e via dicendo. Stessa cosa potrebbe accadere fra non molto con molte malattie, tanto da far dire al premio Nobel per la medicina Rolf Zinkernagel , che “è tutta questione di evoluzione. Prendiamo ad esempio il virus dell’influenza: muta ogni anno, e la ricerca e la scienza inseguono queste mutazioni elaborando cure e vaccini sempre nuovi, che di nuovo vengono superati dall’evoluzione del virus. E’ frustrante. Ciò che però possiamo fare è usare ciò che la natura e l’evoluzione non hanno mai usato: molecole create in laboratorio che funzionino da antibiotici, o da antivirali, o usare gli stessi virus per portare i farmaci e le cure all’interno delle cellule. Dobbiamo insomma accelerare l’evoluzione in laboratorio su queste molecole: è la via giusta per riuscire a battere le malattie”. 


Si rivela molto fiducioso, Gianvito Martino, direttore Neuroscienze al San Raffaele di Milano, per il quale le armi immunologiche rivestirebbero sempre più importanza nella medicina: “Oggi le utilizziamo contro malattie come la sclerosi multipla, per la quale siamo vicini a concepire una terapia efficace. Anche nell’ictus queste armi hanno la loro importanza. In futuro il ruolo dell’immunologia sarà sempre più importante, arrivando ad esempio a coinvolgere anche le malattie psichiatriche”. Per Martino, alcuni studi avrebbero infatti evidenziato “il legame tra sistema immunitario e patologia psichiatrica, come avviene ad esempio per la schizofrenia. Ad oggi, però – sottolinea il direttore- non siamo ancora pronti per confrontarci con cure per malattie come Alzheimer e Parkinson; ma abbiamo gettato le basi, compreso i meccanismi di base, e ci siamo incamminati nella direzione giusta”.
Fonte: Diretta News.it

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