mercoledì 25 settembre 2013

Google: la vecchiaia è una malattia che va debellata!





Google scende in campo, ma stavolta non lo fa per darci qualche dritta per meglio posizionarci sui suoi motori di ricerca, ma lo fa con fini persino etici, sicuramente non scevri da qualche interesse economico, ma se tanto mi da tanto, per lo meno lo fa nel nostro preciso interesse e ciò da quando, il colosso del web ha ritenuto che la vecchiaia è una malattia e per questo va sconfitta… in soldoni e sarebbe proprio il caso di dirlo, Google non vuol farci più invecchiare, al contrario invece vuol trovare l’elisir di lunga vita per farci vivere più a lungo e, chissà, persino in eterno!



Per giungere a tanto è sceso in campo Larry Page, co-fondatore di Google e Arthur Levinson ex-ceo di Genentech, società di biotecnologia specializzata in studi sul Dna ricombinante, e membro del Consiglio di amministrazione di Apple. Con Calico, ovvero la California Life Company, si studieranno i meandri della biologia molecolare, della fisiologia e della gerontologia e con questi si farà piena luce sul perché si invecchia, più di quanto si sappia fino adesso e come sarà possibile bloccare il processo dell’invecchiamento. A metterci i soldi per tale ricerca ovviamente pensa Google che, pare avrebbe sentenziato, fra dieci, venti anni dovrebbe essere in grado di aver trovato la pozione magica che annulli gli effetti più nefasti della vecchiaia. Un primo passo è stato fatto studiando le tartarughe e ci si è chiesti, come è possibile che una tartaruga femmina alla veneranda età di 80 anni depone ancora le uova? Sarebbe come sostenere che una donna a 80 anni suonati possa rimanere incinta. Stessa cosa accade ad alcuni pesci ed anfibi e lo stesso accade con le meduse, tipo la Tuttitopsis dohrnii che, dopo la fase riproduttiva, anziché morire, scivola in fondo al mare ritornando allo stadio iniziale di polipo (un po' come se una farfalla, prima di spiccare l'ultimo volo, si ritrasformasse in bruco).


In laboratorio i primi esperimenti effettuati sui topi hanno prodotto risultati stupefacenti. E’ stato possibile trovare il sistema per far aumentare la vita del 65%, come se un uomo vivesse oltre 130 anni. Come? Intervenendo su un solo gene. La conferma ci viene da Cynthia Kenyon, luminare della University of California di San Francisco; i Caenorhabditis elegans vivono in media due o tre settimane, ma alterando la loro genetica è possibile farli andare avanti per sei settimane. Non a caso la Kenyon è anche a capo della Elixir Pharmaceuticals, azienda che mira a «estendere durata e qualità della vita umana». Non mancano le critiche a questi studi da una parte del mondo scientifico, come testimonia la presa di posizione di Leonard Hayflick, gigante della gerontologia mondiale, secondo cui «nessun intervento rallenterà, arresterà, o invertirà il processo di invecchiamento negli esseri umani». Hayflick sostiene che gli studi della scienziata non spiegano la possibilità di annullare la vecchiaia, ma solo il rafforzamento fisico di determinate specie, prerogativa essenziale per difendersi dalle malattie e campare più a lungo. Google, evidentemente, non vuol farsi condizionare e va per la sua strada: «Con una speranza di vita più lunga, pensando in grande riguardo a salute e biotecnologia», dice Page, «credo che possiamo migliorare milioni di vite».



Speriamo che Google, dall’alto della sua lungimiranza e dei suoi poteri riesca anche a migliorare non solo la quantità di anni a disposizione,  ma anche e soprattutto la qualità della vita stessa, cosa che è forse più difficile che farci diventare immortali o quasi!

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