venerdì 12 giugno 2015

Immigrazione clandestina: altro che scabbia, esistono malattie più gravi!




Premetto che so bene di correre il rischio di essere additato come razzista, anche se non lo sono. Ciò che invece penso, è di essere soltanto realista e comincio soffermandomi sul pensiero di quel gattino che al seguito della sua proprietaria, a bordo di uno degli innumerevoli barconi della speranza, come ci tengono a farci credere e sbarcato a Lampedusa,  non è stato affidato immediatamente alle cure della sua proprietaria in quanto i veterinari dell’isola hanno ritenuto di doverlo sottoporre ad un periodo di quarantena per monitorare l’eventuale presenza di malattie trasmissibili agli altri animali, uomini compresi, in Italia. Il fatto mi fa sorridere, perché tale atto avrebbe senso se anche i clandestini o profughi chiamiamoli come ci pare, subissero la stessa sorte del gatto, ma così come sappiamo non è, dopo una veloce visita e non potrebbe che essere così, visto l’ingente numero di sbarcati, i migranti vengono smistati in tutt’Italia. il risultato è molto più grave dei 500 casi di scabbia riscontrati a Milano, perchè davvero pensiamo che sia solo la scabbia il problema? 

Come mai quando si visitano paesi tropicali ci viene consigliata e a volte imposta una profilassi? Perché il nostro organismo rischia di imbattersi in malattie nei confronti delle quali non è preparato e perché certe malattie di quelle parti sono endemiche e trasmissibili col contagio interumano e allora, è davvero solo la scabbia a doverci fare paura?


Vogliamo pensare alla Febbre di Lassa?

In Italia secondo i dati dell’OMS nel 2009 non era stato segnalato nessun caso, siamo sicuri che sarà così anche nei mesi a venire? A provocare la malattia è un virus, la viremia, ovvero la presenza di particelle del virus nel sangue nell’ospite ammalato è mediamente di 20 giorni, ma la presenza del virus nel sangue anche di chi ha superato la malattia è ignota. La malattia è diffusa in questi paesi: zone rurali dell'Africa occidentale sub - sahariana, con aree iperendemiche in Sierra Leone, Liberia, Guinea e Nigeria, dove avvengono qualcosa come 300 mila casi all’anno, la mortalità è pari all’1% della popolazione colpita, significa che i restanti casi relativi a pazienti guariti, ricordando la viremia, possono contagiare in un tempo oscuro anche altri soggetti. Il contagio interumano può avvenire anche mediante la via aerea.

Lebbra o malattia di Hansen

Attualmente gli studi non riconoscono tutte le possibili cause di trasmissione, quella più acclarata riferisce di una possibile o quasi certa trasmissione da persona a persona per esposizione a goccioline (droplets) emesse con tosse, starnuti, saliva o lepromi ulcerati. Guardiamo adesso lo spaventoso periodo di incubazione: in genere 3-5 anni, ma può estendersi da 6 mesi sino a diversi decenni. In tutto il mondo sono affetti dalla malattia qualcosa come 20 milioni di persone. In Italia, secondo l’OMS non s’è riscontrato nessun caso, ma attenzione, il dato si riferisce anche questa volta, al 2009. Nelle popolazioni a rischio si registrano almeno 300 mila nuovi casi all’anno. Ma quali sono le zone a rischio? Sempre secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si sono identificati 91 paesi (caldo-umidi, tropicali e sub-tropicali) in cui la lebbra è endemica. Nepal, Tanzania, Mozambico, Madagascar e Brasile comprendono il 90 per cento dei casi. Nei luoghi di endemia la distribuzione della lebbra è irregolare, con aree a elevata prevalenza confinanti con aree con pochi casi o completamente prive di malattia.


Tifo esantematico

A provocarlo è un batterio, Rickettsiaprowazeckii, il vettore è un pidocchio che alberga benissimo anche nell’uomo, Il pidocchio si infetta succhiando il sangue di individui infetti, e trasmette la malattia depositando le feci sulla cute o le mucose di individui sani. Possibile anche la trasmissione per inalazione. L’incubazione avviene entro un mese circa. Ma l’infezione può persistere per diversi anni nell’organismo prima che questi manifesti la malattia. In assenza di trattamento la mortalità può giungere fino al 40%, ovviamente bisogna considerare le condizioni generali del soggetto infettato. Nel caso in cui la malattia venga diagnosticata e curata, la mortalità è pur sempre presente almeno nel 4% dei casi.

Tracoma

A provocarla dei batteri, Clamidia trachomatis, serovars A, B, Ba e C Il contagio, almeno in una delle due forme, avviene attraverso secrezioni congiuntiveli e/o respiratorie. L’incubazione è entro i 15 giorni. Diversi i sintomi che vanno da una cronica e progressiva congiuntivite fino nei casi estremi alla cecità. La malattia è endemica in Africa, Asia, Centro e Sud America, Australia, Medio Oriente. Circa la metà dei casi è concentrata in 5 paesi: Etiopia, India, Nigeria, Uganda e Sudan. Anche in questo caso, secondo l’OMS, fino al 2009 in Italia non si riscontrava nessun caso, ma nei prossimi anni, potremo dire la stessa cosa?

Questa è una breve sintesi dei rischi che un’immigrazione incontrollata, come sta avvenendo da noi in Italia, potrebbe rappresentare, nelle malattie non è stato inserito il virus dell’Ebola, né l’influenza aviaria e la S.A.R.S. Probabilmente qualcuno mi taccerà di insano allarmismo, forse, chissà, ma forse basterebbe leggere solo la storia per capire come le pandemie esplodono quando masse di persone sanitariamente non controllate, hanno invaso popolazioni non pronte a fronteggiare malattie delle quali non v’era conoscenza o del tutto sconosciute, persino ai medici che poche volte o mai nella loro vita professionale si siano imbattuti in queste patologie. E se la storia insegna, cosa sta insegnando ai nostri politici al Governo? Nulla!

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