domenica 26 luglio 2015

Epatite A: sbagliato sottovalutare i frutti di bosco!





Vi ricordate l’allarme dei frutti di bosco surgelati contaminati dal virus dell’Epatite A? Scoppiato a gennaio 2013, ha avuto diversi picchi (l’ultimo ad agosto scorso con un elevato numero di ricoveri) e in Italia ha colpito 1.787 persone. Si tratta di un caso eclatante, eppure il Ministero della Salute è riuscito a tenerlo sotto traccia, diffondendo poco e male i nomi dei prodotti ritirati e non informando in modo adeguato i consumatori. A denunciarlo è Il Fatto Alimentare.

Secondo un documento del Ministero della salute, “la situazione di crisi si deve considerare superata considerando la riduzione dei casi di malattia riconducibili al consumo di frutti di bosco”.


Nel corso dell’epidemia sono stati identificati 15 lotti contaminati e 45 lotti sono stati classificati come “sospetti” e le aziende coinvolte sono state 11. “La sensazione è che si sia fatto di tutto per soffocare le notizie e purtroppo il sistema ha funzionato” scrive il Fatto Alimentare che ha seguito sin dall’inizio questa storia e, più di una volta, ha dovuto superare silenzi e barriere burocratiche i per avere notizie.



Per rendersi conto della gravità l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha diffuso un dossier sui casi di epatite A in Europa dai frutti di bosco tra gennaio 2013 e giugno 2014: i casi italiani rappresentano oltre il 95% del totale. A Roma è stata allestita anche una task force.
 
“Riconosciamo le oggettive difficoltà che hanno impedito agli esperti di risalire all’origine del focolaio (mancanza di una tracciabilità dei lotti, complessità della filiera…) e non hanno permesso agli esperti in questi due anni di individuare un unico focolaio – continua il Fatto Alimentare – Le ipotesi più probabili dell’origine della contaminazione focalizzano l’attenzione su ribes rossi contaminati importati dalla Polonia e di more arrivate dalla Bulgaria. 
Il Ministero della salute dichiara di avere informato i cittadini rilasciando interviste a diverse riviste a costo zero e “in tempi ristretti considerando il carattere di urgenza che la questione richiedeva”. La realtà è leggermente diversa, l’epidemia è rimasta una vicenda sconosciuta per decine di milioni di italiani, che hanno continuato a mangiare tranquillamente frutti di bosco e dolci preparati con questi frutti ignare del pericolo. Non ci sono state conferenze stampa per informare la gente e i giornalisti e i dati sulle persone contaminate sono stati diffusi con il contagocce. Nessuno si è reso conto che era in corso un’epidemia? Il Ministro della salute che rilancia sempre in rete le imprese dei Nas, e parla sempre di sicurezza alimentare, non si è accorto che i frutti di bosco contaminati colpivano centinaia di persone ogni mese? Solo così si può spiegare il numero esagerato di persone colpir sin Italia. A fronte di poche decine di casi in Europa, nel nostro paese si sono registrati 1.787 casi di epatite A, che rappresentano oltre il 95% del totale (vedi grafico sopra).

Il  Ministero non ha saputo fare una corretta valutazione del rischio, e questo è gravissimo, visto che alla base  della normativa  sulla sicurezza alimentare in vigore sin dal 2002, c’è proprio questo concetto. C’è di più, la disastrosa comunicazione nei confronti dei cittadini è l’altro imperdonabile errore che  ha contribuito a diffondere l’epidemia in Italia. C’è un ultimo elemento che va registrato, otto mesi fa i funzionari che hanno seguito la crisi sono stati trasferiti ad altro servizio, anche se non sappiamo i motivi  di questa decisione. La tragica realtà è che la prossima epidemia alimentare potrebbe essere gestita con le stesse modalità.

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