giovedì 20 agosto 2015

Come si spiega l'amaro in bocca durante una febbre alta?







Impossibile che non ci abbiate fatto caso, quando stiamo male, soprattutto quando si ha la febbre, tutto ciò che ingeriamo, dai cibi, fin’anche all’acqua, ha un sapore diverso, tutto sa di amaro e persino la pietanza che amiamo di più, ci disgusta una volta giunta in bocca, insomma, sembra proprio una schifezza! Ma come mai accade tutto ciò?


Secondo un gruppo di ricercatori di Filadelfia del Monell Chemical Senses Center che hanno pubblicato la scoperta scientifica sul Brain Behaviour and Immunity, imputata numero uno in questa situazione è una proteina che prende il nome di TNF-a (fattore di necrosi tumorale a). Tale proteina si libera nei processi infiammatori che seguono un’infezione o eventuali accessi febbrili.

Una scoperta fortuita


La scoperta di tale proteina, come sempre più spesso accade con altre scoperte medico scientifiche, è stata un puro e semplice caso che però ha fornito più spiegazioni insieme, tutte sicuramente utili. Ciò in quanto gli scienziati stavano in effetti testando la TNF-a in pazienti affetti da malattie autoimmuni, come ad esempio il lupus, l’artrite reumatoide, solo per citarne un paio, così come al contempo si stavano studiando alcuni casi di cancro in pazienti che soffrivano di questa malattia e si voleva capire come mai, soprattutto i pazienti neoplastici, all’aggravarsi della malattia perdevano l’appetito, fino a perderlo del tutto di fatto accelerando la loro fine e si è visto che responsabile di tale situazione era anche la proteina TFN-a, la stessa che altera il gusto delle persone affette da infiammazioni o infezioni soprattutto con febbre. 

Interessante è stato l’esperimento che ha portato ai risultati appena visti. Tale lavoro scientifico è stato condotto su una colonia di topolini che mediante ingegneria genetica venivano privati della proteina e agli stessi animali venivano sottoposte bevande di volta in volta più zuccherate, aromatizzate, amare e persino salate. Ebbene i topi, privati della proteina non facevano eccezione quando bevevano bevande il cui gusto tendeva al dolce e al salato o all’acido, stessa cosa accadeva con le bevande amare, per rifiutarle dovevano avere un grado di amarezza particolarmente elevato. 


Ma la proteina dove agisce? 


Sulla lingua esaurendo il suo effetto a livello topico, oppure nell’atteggiamento degli animali poteva vedersi un’azione del cervello con un’influenza di tipo cerebrale che finiva per l’influire sul loro comportamento? 

Le conclusioni cui si è giunti sono quelle secondo le quali, una volta sviluppatasi la proteina a seguito di fattori infiammatori, infezioni e febbre alta, questa guasterebbe il sapore dei cibi e delle bevande rendendole più amare di quanto di fatto siano. Se dunque, quando siamo costretti a letto dalla febbre, rifiutiamo il cibo perché lo ritroviamo più amaro del dovuto, non è un nostro capriccio o una nostra cattiva volontà nel non volerci alimentare quel tanto che basterebbe per cercare di stare un po’ meglio. La “colpa” del nostro amaro in bocca è solo della proteina TNF-a, così come nei malati terminali spesso il rifiuto totale del cibo che di fatto finisce col decretare la fine di questi pazienti, è proprio dovuto a questa proteina che se allontanata dall’organismo, soprattutto nei pazienti affetti da gravi patologie, potrebbe in qualche modo aiutarli a prolungare la propria esistenza con una qualità della vita per lo meno più accettabile.


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